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"Michelangelo Onigi un servitore dello Stato, simbolo di coraggio, memoria e dedizione"

Nella Sala consiliare del Comune la festa per i 105 anni dell'agente di Polizia in pensione deportato a Buchenwald durante la Seconda Guerra Mondiale. A lui le chiavi della città realizzata in legno dagli studenti del Liceo Artistico

Data :

16 gennaio 2026

"Michelangelo Onigi un servitore dello Stato, simbolo di coraggio, memoria e dedizione"
Municipium

Descrizione

ORVIETO – Festa in Comune per i 105 anni di Michelangelo Onigi, l’agente di Polizia in pensione residente a Orvieto, sopravvissuto ai campi di concentramento di Buchenwald durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nella cerimonia organizzata nella Sala consiliare del Palazzo comunale, il sindaco di Orvieto Roberta Tardani e il vicesindaco Stefano Spagnoli hanno consegnato a Michelangelo Onigi le chiavi della città, realizzate in legno dagli studenti del Liceo Artistico di Orvieto, quale “servitore dello Stato e simbolo di coraggio, memoria e dedizione”. Presenti il prefetto di Terni, Antonietta Orlando, il questore di Terni, Michele Abenante, i rappresentanti delle autorità militari cittadine, i familiari, amici ed ex colleghi di Michelangelo Onigi. Tra gli ospiti anche Idilio Della Ciana, cittadino orvietano di 102 anni. 

Abbiamo voluto organizzare fortemente questo momento – ha detto il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Stefano Spagnoli – per celebrare un traguardo eccezionale e rendere omaggio a Michelangelo Onigi, uomo dello Stato prima nell'Esercito, durante la Seconda Guerra Mondiale, e poi come poliziotto che ha terminato la sua carriera al commissariato di Orvieto. A 105 anni Michelangelo Onigi è portatore di valori importanti quali il coraggio, la dedizione e la resilienza cui tutti dovremmo trarne insegnamento. Un doveroso ringraziamento va sicuramente a Sua Eccellenza il prefetto, Antonietta Orlando, al signor questore, Michele Abenante, a tutte le altre autorità militari e civili presenti che con la loro presenza hanno impreziosito questo emozionante momento, e a tutte le persone che hanno voluto partecipare con affetto a questo appuntamento. Ma un ringraziamento speciale va al festeggiato e alla sua famiglia per averci concesso di condividere con loro questa importante giornata”.

Oggi la nostra comunità rende omaggio a Michelangelo – afferma il sindaco Roberta Tardani – che con la sua vita incarna una parte essenziale della storia del nostro Paese. È stato poliziotto, servitore dello Stato in anni complessi, animato da un profondo senso del dovere. È stato anche deportato, vittima di un regime che negò la libertà, diritti e dignità umana, calpestando quei principi fondamentali che oggi sono alla base della nostra convivenza civile. A 105 anni la sua vita è insieme monito ed esempio. Ci ricorda che la democrazia non è mai scontata, che deve essere difesa quotidianamente con responsabilità, rispetto e umanità, che dobbiamo sempre guardare avanti con fiducia e speranza e che il nostro impegno quotidiano conta di più di ogni altra cosa. Pur essendo stato vittima di una delle tragedie più sconvolgenti della nostra storia, dopo aver conosciuto la deportazione, la privazione della libertà e la negazione della dignità umana, Michelangelo ha scelto di non cedere né all’odio né alla rassegnazione ma si è messo al servizio dello Stato per difendere quei valori che aveva visto in prima persona calpestati”.

Nato a Ceccano il 16 gennaio 1921, da una famiglia di modeste condizioni, Michelangelo Onigi a 15 anni perse il padre in guerra in Etiopia. A quasi 19 anni, il 6 gennaio 1940, partì militare da Alì attraverso l’Adriatico fino a Trieste. Da Trieste, passando per la Jugoslavia, arrivò a Salonicco, in Grecia. Successivamente venne trasferito a Rodi, nel Dodecaneso, nel campo di lavoro di Larissa. L’11 settembre 1943, nella baia di Kalithea che era un’importante base navale strategica, fu catturato e successivamente deportato in Germania, a Buchenwald. Sulla giacca portava una X verniciata in rosso. Gli era proibito scrivere e ricevere lettere. A Buchenwald fu impiegato nello scavare le fosse anticarro per rallentare l’avanzata dei carri armati russi nel gennaio del 1945. 

Con i giornalisti presenti alla cerimonia di oggi ha condiviso con commozione un dolce ricordo di quella dura esperienza: aver salvato un bambino tedesco di pochi mesi, i cui genitori erano stati entrambi uccisi da una granata. Era il maggio del 1945, erano su uno dei carri di contadini che fuggivano verso ovest. La guerra era terminata e sia i prigionieri di guerra che i civili tedeschi si spostavano, questi ultimi temendo ritorsioni da parte dell’Armata russa. La fortuna volle che il bambino si mise a piangere proprio nel momento in cui il soldato Onigi passava davanti a lui. Lo prese, lo abbracciò e il bambino si calmò. Lo dette quindi ai soldati tedeschi che, a loro volta, lo dettero ad uno dei carri. Rientrato in Italia, riuscì a realizzare il suo sogno di ragazzo: entrare nella Polizia di Stato il 27 novembre del ’46 dove ha prestato servizio fino al 17 giugno 1978.

Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2026, 15:31

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