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In Conferenza capigruppo l'audizione del presidente della Fondazione per il Museo Claudio Faina

L'avvocato Andrea Solini Colalè ha relazionato sull'attività degli ultimi due anni e sui progetti futuri

Categorie:
Comune
Cultura

Data :

11 marzo 2026

In Conferenza capigruppo l'audizione del presidente della Fondazione per il Museo Claudio Faina
Municipium

Descrizione

ORVIETO – Nel pomeriggio di martedì 10 marzo la Conferenza dei capigruppo, presieduta dal presidente del consiglio comunale Stefano Olimpieri, ha ospitato in audizione il presidente della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, avvocato Andrea Solini Colalè.

«Sin dall’inizio del mio mandato nel gennaio 2024-  ha affermato il presidente nel suo intervento - avevo evidenziato la necessità di accelerare alcune scelte riguardanti l’impostazione e il futuro della Fondazione, soprattutto per valorizzare il museo e i suoi contenuti. Devo dire che il lavoro fatto in precedenza era stato importante, anche grazie alla vendita della tenuta di Montiolo, ma la situazione finanziaria rimaneva comunque delicata, con un livello di indebitamento che richiedeva attenzione. Il primo atto compiuto è stato l’approvazione del bilancio consuntivo 2023, redatto dalla precedente amministrazione, che presentava una perdita di circa 57mila euro. Analizzando quel bilancio si vedeva che tra il 2022 e il 2023 era stato fatto un importante lavoro di riduzione dei costi. In particolare, la perdita dell’attività istituzionale era passata da circa 300mila euro nel 2022 a circa 200mila euro nel 2023. Una riduzione significativa dovuta soprattutto al contenimento delle spese  tra cui il pensionamento del precedente segretario, la rinuncia al direttore scientifico e ad altre misure di razionalizzazione. Fin da subito avevo ritenuto necessario individuare nuove forme di collaborazione e di sostegno. In particolare avevo ipotizzato una sinergia con il Comune o con l’Opera del Duomo perché ritenevo difficile che il museo potesse reggersi solo con le proprie forze senza un’integrazione con altre realtà culturali della città. Questo è stato uno dei primi punti su cui ho insistito e su cui abbiamo lavorato insieme alla commissione amministratrice. All’inizio c’era anche qualche scetticismo, ma con il tempo, approfondendo il progetto e confrontandoci con l’Opera del Duomo, siamo riusciti a costruire un accordo che considero molto importante».

«Il 2024 è stato un anno particolare – ha proseguito - perché la commissione amministratrice con i nuovi membri nominati dal consiglio comunale ha iniziato a lavorare a regime da metà anno. Abbiamo comunque continuato a lavorare sul contenimento dei costi. Nel 2024 siamo riusciti a ridurre ulteriormente le spese per circa 70mila euro grazie a una revisione di alcuni contratti e alla riduzione di varie voci gestionali. Nonostante l’assenza ancora di un accordo con l’Opera del Duomo, nel 2024 abbiamo registrato anche un piccolo incremento dei visitatori, circa 1.100 in più rispetto all’anno precedente. Grazie a queste azioni il bilancio 2024 ha registrato una perdita molto più contenuta con un miglioramento complessivo rispetto agli anni precedenti. Successivamente siamo riusciti a perfezionare l’accordo con l’Opera del Duomo. Tengo a sottolineare che questo progetto era stato immaginato prima delle difficoltà che hanno riguardato il museo dell’Opera del Duomo. Nasce quindi da una visione di collaborazione strutturale e non da una situazione contingente. L’accordo ha una durata di quattro anni, rinnovabile, e prevede una collaborazione stabile anche sul piano espositivo. Le opere messe a disposizione dall’Opera del Duomo potranno ruotare nel tempo, permettendo così di arricchire e rinnovare l’offerta del museo. Dal punto di vista economico è stato introdotto un biglietto integrato di 11 euro. L’Opera del Duomo mantiene il proprio biglietto a 8 euro, mentre la parte destinata al Museo Faina è di 3 euro. Era evidente che questo avrebbe ridotto in parte la vendita diretta dei nostri biglietti che sono stati portati da 6 a 7 euro, ma la strategia era quella di compensare con un aumento dei visitatori e quindi degli introiti complessivi. I risultati si sono visti: siamo passati da circa 22.000 visitatori del 2023 a circa 44mila visitatori nel 2024, con un aumento degli introiti di circa 80mila euro. Questo ha permesso di ridurre progressivamente la perdita dell’attività istituzionale: da circa 200 mila euro nel 2023 a circa 160 mila euro nel 2024 e, secondo le previsioni del consuntivo 2025 che stiamo per approvare, a circa 105 mila euro».

«Parallelamente – ha aggiunto il presidente Solini - abbiamo continuato a intervenire anche su altre attività della Fondazione, quella agraria e quella immobiliare. Nel 2024 l’attività agricola ha avuto un utile molto ridotto, circa 700 euro, rispetto ai circa 27mila euro del 2023. Questo perché abbiamo deciso di non effettuare il taglio del bosco annuale: i prezzi di mercato erano troppo bassi e avremmo venduto in perdita. È stata quindi una scelta prudenziale. Nonostante ciò, nel complesso il bilancio 2025 si presenta molto positivo, passando dai -47.000 euro del 2024 a un utile di circa 92mila euro. Il dato va però letto con attenzione. Non si tratta di un “miracolo”, ma del risultato di un lavoro di equilibrio tra le tre linee della Fondazione, attività istituzionale, attività agraria e patrimonio immobiliare, che devono funzionare in modo autonomo e sostenersi reciprocamente senza squilibri. Grazie a questo miglioramento abbiamo potuto iniziare anche alcuni interventi di manutenzione e investimento nel museo, come la sistemazione delle uscite di sicurezza, la sostituzione di alcune porte deteriorate e l’allestimento di nuove vetrine espositive. È stato inoltre portato avanti il progetto del bando Agrisolare per la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del centro aziendale agricolo di Castel Giorgio. Il progetto iniziale prevedeva lavori per circa 67mila euro, ma attraverso una nuova indagine di mercato siamo riusciti a ridurre il costo a circa 40mila euro, con un risparmio di 27mila euro. Per finanziare l’intervento è stato acceso un prestito di circa 90mila euro, con una rata di circa 1.700 euro fino al 2030. Una volta ricevuto il contributo pubblico previsto dal bando, si valuterà se utilizzare quelle risorse per ridurre il finanziamento o mantenerle nelle casse della Fondazione. Guardando al futuro, il prossimo passo riguarda la valorizzazione del patrimonio immobiliare. Gli immobili, tra cui il complesso del museo, sono di proprietà del Comune di Orvieto, mentre la gestione è affidata alla Fondazione. Abbiamo iniziato a lavorare a un progetto di riqualificazione dell’area dell’ex cinema Supercinema per realizzare qui un centro espositivo. È stato predisposto un progetto preliminare, presentato anche al Ministero della Cultura, che ha mostrato interesse chiedendo ulteriori approfondimenti.  Il costo stimato dell’intervento è di circa 3 milioni e mezzo di euro».

Il presidente Solini ha così illustrato brevemente ai capigruppo il progetto preliminare della nuova struttura. «L’idea è quella di collegare il museo all’ex Supercinema creando un nuovo spazio espositivo. L’accesso non avverrebbe dall’ingresso storico del cinema, ma dal museo, in modo da valorizzare ulteriormente Piazza Duomo. È prevista una struttura vetrata che collegherebbe il giardino interno al nuovo edificio. All’interno verrebbe realizzata una grande sala espositiva su due livelli: un piano superiore con percorso illuminato e un piano inferiore collegato da una scala elicoidale. Oggi l’edificio è in condizioni molto precarie ma il progetto consentirebbe di recuperarlo e trasformarlo in uno spazio culturale importante. Nella prima metà di aprile avrò un incontro con il referente nominato dal Ministro per valutare se ci siano possibilità di finanziamento. Non sarà un intervento immediato, ma è importante iniziare a costruire il percorso».

Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare «otre agli immobili in buone condizioni che garantiscono comunque una certa capacità economica alla Fondazione – ha proseguito il presidente - ce ne sono altri che purtroppo sono in condizioni molto deteriorate e necessitano di interventi di ristrutturazione. Proprio in questi giorni stiamo valutando dei bandi regionali che potrebbero consentire, anche nel breve o medio termine, di intervenire su alcune proprietà. Esistono infatti bandi rivolti a soggetti del Terzo settore che possono ottenere finanziamenti per ristrutturare immobili destinandoli per un certo periodo a finalità sociali o culturali. Dopo un periodo di gestione, generalmente quinquennale, l’immobile tornerebbe nella piena disponibilità della Fondazione, ma già ristrutturato. Se riuscissimo ad attivare un meccanismo di questo tipo sarebbe un risultato molto importante: significherebbe riqualificare immobili che oggi sono inutilizzati o in condizioni precarie».

Il presidente Solini ha poi aggiornato i commissari sulla situazione del bar Hescanas. «Negli ultimi due anni – ha detto - la situazione è stata molto complessa dal punto di vista giudiziario. Quando abbiamo avviato la procedura per il rilascio dell’immobile, si sono susseguite diverse opposizioni e ricorsi che hanno rallentato molto il procedimento. Tuttavia, circa una settimana fa, è stato respinto anche l’ultimo ricorso con richiesta di sospensiva. Questo significa che, finalmente, potremo riprendere l’iter per il rilascio dell’immobile. Ovviamente i tempi non sono immediati e anche nel caso di un provvedimento esecutivo servirà comunque il tempo necessario per rientrare materialmente in possesso dei locali. Nel frattempo abbiamo iniziato a ragionare su quale possa essere il futuro del bar. La mia idea, che dovrà naturalmente essere condivisa con il consiglio di amministrazione, è quella di predisporre un bando pubblico. Nel bando si chiederà ai partecipanti di presentare un progetto di ristrutturazione e gestione dell’attività. Il criterio sarà quello di valutare sia la qualità del progetto sia l’investimento previsto. È importante che il bar non sia un’attività fine a sé stessa, ma che abbia una sinergia con il museo e con l’attività culturale. Il canone sarà adeguato al valore di mercato, non più le circa mille euro che la Fondazione percepisce da anni, ma si potrà prevedere una forma di compensazione: una parte del canone potrà essere utilizzata per recuperare nel tempo l’investimento fatto per i lavori. L’obiettivo è avere un locale rinnovato in una delle piazze più belle d’Italia».

«Nel 2026 stiamo concentrando molto il lavoro sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare – ha aggiunto - tuttavia questo non deve farci perdere di vista la necessità di aumentare i ricavi dell’attività istituzionale del museo. Se si abbassa l’attenzione su questo fronte si rischia di tornare al circolo vizioso in cui le altre attività, come quella agricola, devono compensare le perdite. Per questo motivo chiedo anche a tutti voi di contribuire con idee e proposte. Io sono disponibile al confronto con tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche: la Fondazione è un patrimonio della città e il mio ruolo è lavorare nell’interesse della comunità».

Nel corso delle domande dei commissari la discussione è tornata sul biglietto integrato con l’Opera del Duomo che – ha spiegato il presidente - ha prodotto nel 2025 un incasso complessivo di 154mila euro, contro i 91mila euro dell’anno precedente.

«Stiamo valutando una soluzione migliore rispetto a quella già definita con l’Opera del Duomo – ha sottolineato - poiché non consideriamo definitivo il sistema attuale del biglietto integrato. Questo è stato un primo passo necessario per costruire la collaborazione tra i due enti, ma sono già in corso valutazioni per modificarne la struttura economica. Al di là dei numeri, che naturalmente restano fondamentali perché sono la base per sostenere le attività, credo che l’accordo costruito in questi mesi sia l’aspetto più significativo. E mi auguro che possa evolversi ulteriormente».

Il presidente Solini ha quindi anticipato che è prossima la sottoscrizione di una nuova collaborazione con un importante Fondazione di Milano, specializzata nell’organizzazione di mostre- «Credo - ha evidenziato - che sia fondamentale aprirsi sempre di più: prima alla città e agli enti che operano sul territorio e ora anche a realtà nazionali importanti. Se riusciremo a concentrare molte attività su Piazza Duomo, con il progetto in corso, con un bar adeguato collegato alle attività museali e con l’integrazione tra Museo Faina e Opera del Duomo, potremo creare un centro culturale ancora più attrattivo. Questo potrebbe contribuire anche a trattenere i visitatori più giorni in città, con benefici per tutto il sistema turistico ed economico».

Infine il presidente ha risposto una sollecitazione sulla polemica nata nei mesi scorsi con gli organizzatori del Cammino di Larth. «E’ una questione piuttosto delicata. Quando siamo arrivati – ha detto - non esisteva alcuna convenzione formalmente stipulata. Abbiamo quindi avviato un confronto con i tre rappresentanti del progetto per capire come poter arrivare a un accordo. In una prima riunione sembrava che avessimo raggiunto un punto di equilibrio, soprattutto sul piano economico. Successivamente però i rappresentanti del Cammino di Larth hanno comunicato di non voler più rispettare quell’accordo. Quindi mi è stato indicato il dottor Stefano Cimicchi come rappresentante incaricato di trattare per conto loro. Con lui avevamo ripreso il dialogo su basi molto simili a quelle già concordate, ma anche in questo caso, quando sembravamo vicini alla conclusione, il mandato è stato revocato e il confronto si è interrotto. Abbiamo incontrato nuovamente i tre rappresentanti del Cammino e ora stiamo valutando le loro nuove proposte. La questione sarà esaminata dal comitato esecutivo della commissione amministratrice. Attualmente gli organizzatori del Cammino di Larth percepiscono circa 5 euro per ogni credenziale venduta. Come possibile accordo con la precedente gestione della Fondazione si parlava di prendere una percentuale su questo introito, ma non ho trovato nulla di scritto e quindi ho ritenuto necessario rivedere completamente l’impostazione. Altri benefici per la Fondazione dovevano arrivare dal merchandising ma ho trovato che il Cammino fatturava a nome di una casa editrice e ho dovuto bloccare tutto. La nostra proposta era di portare la credenziale a 6 euro, divisa 3 euro per parte. In un primo momento sembrava condivisa, poi però è stata rifiutata. Va anche considerato che esisteva l’abitudine per chi possedeva la credenziale di entrare gratuitamente al museo per fare la foto con la testa del Guerriero, cosa che la commissione ha ritenuto non corretta. Oggi chi entra per fare solo la foto paga il biglietto ridotto a 5 euro ma rispetto a prima entrano in pochi. Inoltre abbiamo dovuto affrontare alcune questioni organizzative e di responsabilità, ad esempio l’abitudine di lasciare zaini e bagagli all’interno del museo o di utilizzare gli spazi in modo non sempre appropriato. Il Cammino di Larth è sicuramente un’iniziativa interessante, ma deve essere gestita con regole chiare e nel rispetto del museo e del decoro di Piazza Duomo».

 

Ultimo aggiornamento: 11 marzo 2026, 15:43

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