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«In un tempo di rumore il silenzio di Camorena ci ricorda i valori che contano»

Questa mattina il tradizionale corteo cittadino che ha ricordato l’ottantaduesimo anniversario dell’eccidio dei Sette Martiri

Categorie:
Comune

Data :

29 marzo 2026

«In un tempo di rumore il silenzio di Camorena ci ricorda i valori che contano»
Municipium

Descrizione

ORVIETO - La città di Orvieto ha ricordato questa mattina i Sette Martiri di Camorena, i giovani orvietani Alberto Poggiani, Amore Rufini, Ulderico Stornelli, Federico Cialfi, Raimondo Gugliotta, Raimondo Lanari e Dilio Rossi, uccisi dai nazifascisti il 29 marzo 1944.

A ottantadue anni dall’eccidio, il tradizionale corteo composto dalle autorità istituzionali e militari, dai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma e dai cittadini ha raggiunto il cippo di Camorena dove è stata deposta una corona sulla pietra che riporta incisi i nomi dei sette giovani.

Presenti il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, il vicesindaco Stefano Spagnoli, il presidente del consiglio comunale, Stefano Olimpieri, consiglieri comunali, i sindaci di Porano, Marco Conticelli, l’assessore del Comune di Castiglione in Teverina, Gianluca Costantini, i sindaci di Baschi, Damiano Bernardini, e Parrano, Valentino Filippetti, Ines Poggiani, nipote di Alberto, Amore Rufini, nipote di Amore Rufini, il presidente dell’Anpi, Fabrizio Cortoni.

La commemorazione è poi proseguita con una breve cerimonia al vicino Cimitero del Commonwealth mentre in mattinata sono stati deposti dei fiori sulla lapide che ricorda i Sette Martiri in Piazza XXIX Marzo.

«Viviamo in un tempo pieno di rumore - ha detto il sindaco Tardani - rumore di parole, di opinioni, di notizie che scorrono veloci e si sovrappongono continuamente fino a confonderci. Ma anche rumore che semplifica tutto e ci costringe a scegliere da che parte stare senza ascoltare davvero e che spesso trasforma il confronto in scontro. Poi ci sono luoghi in cui il rumore si ferma. Camorena è uno di questi. Ma qui il silenzio non è vuoto. È un silenzio che parla, perché custodisce una pagina dolorosa della nostra storia e i nomi di sette orvietani, poco più che ragazzi, a cui è stata tolta la vita in uno dei momenti più bui della storia del nostro paese. Qui il silenzio avvicina e ci costringe a pensare che parole come libertà, giustizia e democrazia non sono conquiste facile e non sono mai scontate. Sono nate da scelte, responsabilità e sacrifici. E ci riguardano ancora. Perché oggi vediamo quanto queste conquiste non siano definitive. Le tensioni internazionali e i conflitti che minacciano la vita di milioni di persone - ha proseguito - ci ricordano quanto sia fragile la pace e quanto sia facile smarrire il senso del rispetto e della convivenza civile. Ogni anno la comunità di Orvieto torna qui, non solo per un gesto di memoria ma per scelta. È scegliere di uscire dal rumore del nostro tempo e di rimettere al centro i valori che contano. È scegliere di non considerare normale un linguaggio che ferisce e che divide. È scegliere di ricordare che la democrazia vive ogni giorno nella qualità dei gesti, nelle parole che usiamo e nel modo in cui riconosciamo anche chi non la pensa esattamente come noi. Non illudiamoci - ha concluso - il mondo continuerà a fare rumore. Ma luoghi come Camorena ci insegnano che una comunità in quel rumore può distinguersi ed essere all'altezza dei valori che qui ricordiamo. Può scegliere il rispetto invece dell’odio, il dialogo invece dello scontro, la responsabilità invece della superficialità. E finché Orvieto continuerà a tornare qui, finché continuerà a pronunciare quei nomi, il silenzio di questo luogo testimonierà che quei valori non appartengono al passato ma alla responsabilità del presente».

Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2026, 14:32

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