Data: 29/11/2017

Problemi della sanità orvietana discussi in Consiglio Comunale "aperto"

Ampio dibattito su: attuali criticità, mission del presidio ospedaliero di Orvieto, liste d'attesa, investimenti per strumentazioni e personale, valorizzazione immobili   

 
COMUNICATO STAMPA n. 907/17 C.C. del 29.11.17 
Sanità orvietana: verifiche periodiche della 3^ commissione regionale ad Orvieto per controllare l’attuazione degli impegni assunti da Regione Umbria e Direzione USL Umbria 2 su liste di attesa, investimenti per strumentazioni, personale e servizi territoriali
• Ospedale di Orvieto è a tutti gli effetti presidio di emergenza-urgenza e di territorio
• Gli esiti del Consiglio Comunale “aperto” sui temi della sanità locale
(ON/AF) – ORVIETO – Su richiesta dei Consiglieri Roberta Tardani e Roberto Meffi (Forza Italia), Andrea Sacripanti (Gruppo Misto), Stefano Olimpieri e Gianluca Luciani (Identità e Territorio), si svolta ieri in Comune la seduta “aperta” del Consiglio Comunale interamente dedicata alle problematiche della sanità locale. 
Hanno partecipato l’Assessore Regionale alla Sanità, Luca Barberini, il Direttore Generale dell’USL Umbria2 Imolo Fiaschini, Attilio Solinas, Presidente della “Commissione Sanità e servizi sociali” della Regione Umbria”, Sergio De Vincenzi e Maria Grazia Carbonari componenti della stessa Commissione Regionale, Rita Valecchi, Responsabile della direzione medico ospedaliera dell’Ospedale di Orvieto, Manuela Teresa Urbani, Direttore del Distretto di Orvieto / Usl Umbria2, Stefano Biagioli rappresentante dei medici di base del territorio orvietano, oltre al Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, i componenti dell’Esecutivo, i Sindaci del territorio, gli operatori sanitari dell’area medica ed infermieristica del presidio ospedaliero e i rappresentanti delle associazioni territoriali.
Ad illustrare l’insieme delle problematiche sanitarie del presidio ospedaliero di Orvieto è stata la Cons.ra Roberta Tardani che ha ringraziato gli ospiti “per aver accolto l’invito proposto alla luce delle crescenti e costanti segnalazioni che pervengono dalla cittadinanza”. “Nel maggio 2016 – ha detto - come Consiglio Comunale abbiamo istituito la Commissione speciale di studio sulle liste di attesa che ha lavorato in assoluta condivisione. La relazione finale ormai è datata, qualcosa è stato fatto qualcosa no. Serve quindi un confronto approfondito e franco con la Regione e la Direzione dell’USL. Le criticità che ancora oggi si avvertono nell’Ospedale di Orvieto e nei servizi sanitari del territorio richiamano una maggiore attenzione sul nostro territorio. Innanzitutto occorre chiarire se il Santa Maria della Stella è ospedale dell’emergenza-urgenza o non lo è. I sindacati del comparto sanità lanciano allarmi sulle criticità e la mancanza di risorse umane. I cittadini difficilmente comprendono cosa c’è dietro le lungaggini che ci sono nelle prestazioni sanitarie. Sicuramente c’è un problema di carattere organizzativo dei reparti.   
Anche la Commissione regionale si è finalmente occupata della sanità orvietana. La Regione è intervenuta più volte con un aggiornamento del piano delle liste di attesa prima nel 2014 poi nel 2016, ma l’obiettivo non è stato ancora raggiunto. E’ evidente che da parte degli organi di direzione sanitaria c’è la consapevolezza che esiste un problema del nostro ospedale. Il fatto che ci sono investimenti su alcune aree di questa regione e molto meno su questo territorio è una cosa salta agli occhi. Dobbiamo quindi capire e affrontare i bisogni di salute di questo territorio. Parleremo dei beni immobili della regione destinati al soddisfacimento dei bisogni sanitari del territorio”. 
“Ringrazio chi ha richiesto e organizzato questo consiglio comunale aperto, perché si deve tornare a parlare di sanità – ha dichiarato Ciro Zeno (PCI Umbria) – e ringrazio tutti i rappresentanti istituzionali che sono presenti e che sono consapevoli delle critiche che riceveranno. La qualità della sanità si misura: abbiamo liste attesa lunghissime e in questo il CUP unico regionale è il primo problema; ci sono 1,6 milioni di euro gestiti prevalentemente tra Perugia, Terni, Foligno, Spoleto che potrebbe essere, quest’ultimo al livello di Orvieto, ma che invece è molto avanti come copertura dei livelli professionali. Orvieto è in grande sofferenza e ci sono servizi che non decollano. Sull’asse delle emergenze quindi il nostro territorio deve rispondere da solo, e per questo territorio in Regione non risponde nessuno. Ho apprezzato la conferenza stampa del direttore generale Fiaschini che ha parlato di molte misure per gli ospedali della Usl Umbria 2 ma nessuno ha riguardato Orvieto quando invece siamo il primo ospedale per i parti extraregionali in Umbria. Gli ospedali di emergenza-urgenza si tengono in piedi anche con i punti nascita. Il pronto soccorso e la cardiologia dovrebbero avere più personale. Vorremmo un’opera di grande sostegno da parte della Regione per il nostro ospedale. Ci sono le liste di attesa lunghe per mammografie, colonscopie, visite cardiologiche. Questo territorio è stato dimenticato per troppo tempo. Dovremmo parlare anche di sanità di territorio. La città sta dimostrando grande responsabilità speriamo che entro febbraio ci siano risposte chiare perché siamo pronti a manifestare”.
“Queste criticità hanno una responsabilità a monte che è politica ed è quello che sta scontando questo territorio - ha detto Stefano Olimpieri (Identità e Territorio) – che si sta sempre più destrutturando, sempre più lontano e marginalizzato. All’interno della struttura di terapia intensiva abbiamo solo tre posti quanto questo presidio doveva essere l’ospedale dell’emergenza-urgenza! Dobbiamo dare risposte ad una realtà che va al di là dei confini amministrativi di Umbria, Lazio e Toscana. C’è poi la questione dei beni immobili di proprietà regionale a cominciare dal ‘Lascito De Solis’ con l’immobile di Roma di proprietà della USL dai cui affitti la Regione incassa circa 1 mln euro/anno. Quell’immobile venne donato a favore dei cittadini in difficoltà di questo territorio. Vorrei sapere se quei soldi vanno nel bilancio generale della Regione o vengono destinati alla difesa e supporto della sanità della nostra realtà territoriale. L’ex mensa dell’ex caserma Piave è stata venduta dal Comune alla Regione ma dopo dieci anni la situazione è disastrosa, ma quella doveva essere la Casa della Salute tanto sbandierata. Il terzo cespite è l’ex Ospedale collocato in piazza Duomo, andato a base d’asta a 3,5 mln di euro stimato quindi con il valore di un capannone in zona industriale. Invito la Regione a riflettere bene prima di mettere questo immobile alla mercé delle speculazioni immobiliari. L’immobile sta in piazza Duomo e fa parte della storia di questa città. La questione immobiliare è quindi dirimente per la sanità orvietana. Chiedo risposte anche su questo aspetto”. 
“Avremmo potuto portare a questa riunione le lamentele, ma vogliamo portare un altro punto di vista” ha affermato Gianni Pietro Mencarelli coordinatore di Cittadinanzattiva e rappresentante del Tribunale per i diritti del malato di Orvieto. “40 anni dopo la riforma sanitaria, gradualmente sono cominciati i problemi, nati con l’aziendalizzazione perché, da subito, sono entrati elementi negativi, a partire dalla messa in discussione del sistema solidaristico. Se oggi in tanti siamo qui è perché sappiamo che c’è un problema. Finché non si crea un nuovo rapporto fra cittadini, operatori e istituzioni, non sotto forma di controllo ma di partecipazione, le cose non cambieranno. 
Oggi proponiamo che vengano difesi i sacrosanti diritti dei cittadini e i livelli di umanizzazione dei servizi, così come i diritti degli operatori. Quando si fanno ragionamenti solo ragionieristici inevitabilmente viene meno la qualità della cura e della salute dei cittadini. I cittadini devono essere chiamati a svolgere un ruolo attivo all’interno dei servizi perché va recuperato il rapporto con il personale che spesso lavora non solo per uno stipendio ma ci mette anche il cuore. Il clima che attualmente si respira non fa bene a nessuno. 
Perché vendere un immobile come l’ex ospedale che è già di proprietà che ha già una sua vocazione e ruolo nella città? Perché lasciarlo nel totale abbandono per arrivare alla vendita e poi recuperare i soldi per un altro immobile fatiscente come la mensa dell’ex caserma? L’immobile c’è già, ha una destinazione a struttura sanitaria e tutti gli operatori sanno quanto quella struttura sarebbe importante per la prevenzione primaria, la psichiatria, rimettendo il cittadino al centro con tutti i suoi diritti, in primis la salute. Al Sindaco dico che se Orvieto è città del buon vivere allora vogliamo avere risposte dalla Regione e dalla Usl perché siamo stufi di subire”.
“Penso che abbiamo le tasche piede di queste loquacità che ad oggi la nostra città deve riscontrare. Sembra di parlare ad un canneto. La nostra città e il nostro comprensorio esigono di investimenti” ha detto Mario Tiberi. “Il denaro se non un fine è senz’altro uno strumento essenziale. In vista di questo consiglio comunale ‘aperto’ sono andato a vedere quali risultanze percentuali ci fossero in termini di ricaduta di risorse. A fronte di una spesa sanitaria regionale che assorbe il 75% di tutte le risorse a cui anche gli orvietani contribuiscono, risulta che il rapporto in percentuale tra quanto gli orvietani versano alla regione e quanto hanno di ritorno sul piano delle risorse destinate alla socio-sanità oscilla tra il 25-30%, quindi un ritorno minimo. Il che è scandaloso. Spostando semplicemente un reparto da un punto all’altro del presidio ospedaliero per una mera propaganda di facciata, alla fine i contenuti sono sempre gli stessi. E’ chiaro che come orvietani chiediamo una perequazione. Se le istituzioni sono ancora sorde rispetto a questo pluriennale profluvio di chiacchiere al vento, allora saremo noi a mobilitare il popolo. Io non mi fido più della Pubblica Amministrazione: voglio vedere di persona”.
“Venerdì scorso, al Consiglio delle Autonomie Locali a Perugia, l’Assessore Barberini si è soffermato molto sui numeri della sanità umbra, con una crescita del rating di soddisfazione da parte dei pazienti e scalando posizioni - ha affermato Andrea Sacripanti (Gruppo Misto) – ma probabilmente non faceva riferimento alla nostra realtà. Da profano penso che servano maggiori investimenti per disporre di maggiori attrezzature e personale che oggi lamenta condizioni di lavoro impossibile e turni massacranti. Quindi 1,6 mln di euro di spesa corrente messi dalla Regione o sono pochi e sono mal distribuiti. Noi orvietani siamo piuttosto stufi di vedere che la regione spende soldi per un ospedale a venti chilometri da Terni e perché ne ha fatti nascere di nuovi (vedi Pantalla). L’indignazione riguarda anche lo scandalo dell’intramoenia che sta diventando una ingiustizia sociale rispetto al fronteggiamento delle liste di attesa. E’ possibile aprire un capitolo per incentivare i medici ad adire il regime pubblico e non privato? Nel 2000 quando l’Ospedale venne aperto vennero fatte grandi promesse, ma nulla di tutto questo è stato attuato: non siamo né ospedale dell’emergenza-urgenza né ospedale di comunità. Con la chiusura di alcuni ospedali dell’Alto Lazio ci siamo ritrovati a fronteggiare una mobilità attiva di utenti, ma senza che le altre regioni pagassero quanto dovuto. La ‘Casa della Salute’ che dovrebbe sorgere sul centro storico è un presidio sanitario indispensabile per la nostra realtà. Inoltre, non è pensabile che ad Orvieto ci sia un solo mezzo operativo del Servizio 118 peraltro necessariamente a servizio dell’autostrada, e nel centro storico? Questi problemi li viviamo nella concretezza quotidiana”.
“Sono stati toccati molti temi della realtà orvietana e del territorio che hanno scontato in maniera insufficiente e non come volevamo rispetto a quanto questa zona conferisce alla regione. La percezione che abbiamo non è di soddisfazione. Più volte ci è stato detto che il nostro ospedale era dell’emergenza-urgenza, ma questa è una etichetta non sempre percepita in questo modo dagli utenti – ha sostenuto Andrea Taddei (PD) - come Istituzione ci stiamo attrezzando per velocizzare l’attuazione di quei programmi dichiarati per Orvieto, e dobbiamo invertire assolutamente la percezione negativa che si ha dei nostri servizi sanitari, dando al nostro Ospedale la sua esatta connotazione”. 
“Grazie per avermi dato la possibilità di ascoltare e dare delle risposte – ha esordito Imolo Fiaschini Direttore generale della USL Umbria2 – per cui procederò per punti:
1. Immobili: sul lascito De Solis sono oltre 15 anni che facciamo cause e l’ultimo grado di giudizio ci ha visto vincere per recuperare dal Comune di Roma le somme dovute; lo stesso abbiamo fatto per due casi di abusivismo ancora presenti in quel palazzo che per il resto è vuoto. L’affitto annuale che in questo momento prendiamo dal ristorante sono 140,822 euro/anno. Stiamo per uscire con un bando per la valorizzazione del bene. Il lascito ha un mandato chiaro che va rispettato. Ex Mensa/Palazzo Sanità a fine 2008 fu acquistato ne seguì uno studio di fattibilità per il palazzo della salute. Il 1° marzo 2016 ho assunto l’incarico di Direttore quindi abbiamo rivisto gli accordi di programma ed abbiamo rifatto un bando per lo studio di fattibilità che è stato affidato. Il lavoro sul palazzo della salute da avanti come dimostrano atti e delibere consultabili sul sito. Ex Ospedale, nel 2009 c’era un accordo di programma per la realizzazione della vendita, al momento attuale siamo con l’autorizzazione della Regione all’alienazione. Il valore è stato contestato dai nostri tecnici e rivalutato, segno di attenzione a non svendere. 
2. La mission dell’Ospedale di Orvieto - DEA di primo livello insieme ad altri in regione - è stabilita chiaramente da una delibera di Giunta Regionale 212/2016 e c’è un piano aziendale del direttore generale. Si trattava di risistemare alcuni servizi e di implementarne l’effettiva funzionalità. Ho sentito parlare di mobilizzazione e scambio e spostamenti di reparti, in realtà da quando ci sono io non si sposta più niente. 
3. Rispetto al personale, dal confronto con la dotazione del 2013 abbiamo messo non tolto, in un momento in cui, dopo 11 anni la riapertura delle assunzioni nelle regioni Lazio e Campania ci ha portato via una grossa parte di dirigenza medica e personale infermieristico. Nonostante ciò non abbiamo chiuso i reparti, anzi abbiamo cercato di ridurre al minimo i disagi; sono arrivate a lavorare persone provenienti da Narni ed altri presidi sanitari della AUSL. Abbiamo fatto l’avviso per 24 procedure selettive e assuntive per cercare di sanare questo tipo di gap che non ci aspettavano. E’ questa la motivazione. Da 108 medici al momento siamo passati a 119 e dovremmo metterne altri 4. Per chiudere il piano ne servirebbero altri 14. Ci sono poi i tecnici e gli Oss. Sono stati nominati 2 primari e 3 sono in fase di nomina (pronto soccorso, oculista). Orvieto inoltre, ha il servizio di neonatologia H24. L’impegno è di onorare la promessa che ci eravamo fatti completando il piano di riordino entro il 2017. Il piano di riordino sarà terminato una volta che riusciamo a fare tutte le assunzioni programmate. 
4. Acquisizioni strumentali e tecnologiche: sono tate fatte, inoltre la commissione sta valutando la nuova risonanza magnetica nucleare, sta partendo anche la sostituzione della TAC. 
5. Liste d’attesa è una problematica nazionale, il 96% delle verifiche viene evasa attraverso il sistema dei RAO (Raggruppamenti di attesa omogenea) in tempi brevissimi. Siamo convinti della necessità di mettere a RAO tutte le prestazioni che ci consentirà la presa in carico della richiesta, ricorrendo anche alle sedute aggiuntive. La libera professione intramoenia in media sta al 2% ed è regolata dalle norme, se supera determinate percentuali va fermata. I cosiddetti ‘controlli’ devono essere richiesti nella modalità prevista dalla procedura inviata nel 2014 a tutti i prescrittori, devono contenere il periodo in cui si desidera venga fatto il controllo. Se questo avviene il paziente viene prendiamo in carico per iniziare un diverso percorso. Anche sul sistema CUP va perfezionato qualcosa. 
Circa la casistica delle liste di attesa dell’Ospedale di Orvieto nel 2017 viene mantenuta tendenzialmente la quota del 36% di attrazione extraterritoriale. Il numero dei ricoveri sta risalendo rispetto al 2016 per tornare ai livelli 2014. L’Ospedale tiene nonostante ci sia la continua fuoriuscita di personale per i motivi che ho spiegato. In oculistica, pediatria, ginecologia e pronto soccorso mancano le figure dirigenziali ma si stanno concludendo le procedure concorsuali. 
La neuropsichiatria infantile su tutta la AUSL n. 2 viene da una situazione molto difficile e richiede l’ingresso di varie figure specialistiche di supporto a problematicità psicologiche, neuro comportamentali, autistiche, del linguaggio e della comunicazione che è difficile trovare. Ne abbiamo individuati 4 che saranno assunti. Da due mesi è stato individuato il nuovo coordinatore che sta elaborando una proposta, proprio questa mattina ci sono state le selezioni per gli psicologi. Il nuovo orientamento è quello di stratificare la richiesta, in questo momento di passaggio, è difficile trovare gli specialisti, comunque in questo il campo abbiamo le risorse”.  
“Proprio nel settore della neuropsichiatria infantile e dei bambini autistici orvietani siamo carenti, ma bisogna fare - ha detto Lucia Vergaglia (M5S) - ad oggi sul territorio il ruolo della diagnostica non è mai partito e la logopedia non è stata attivata. L’argomento è delicato perché l’utenza tende ad avere una sorta di pudore e l’attesa per la diagnosi è lunga, quindi anche il sostegno scolastico che fa una differenza enorme, arriva in ritardo. Il Centro Diurno con il coordinatore della Cooperativa ‘Quadrifoglio’ e gli operatori della scuola ci sono e si alleano nel portare avanti questa problematica ma, ripeto, nella diagnostica quindi ci sono situazioni al limite”. 
“Ho avuto modo di ascoltare gli interventi e di affrontare le tematiche in terza commissione, non trovando elementi nuovi vorrei aggiungere qualche spunto di riflessione - ha dichiarato Sergio De Vincenzi della ‘Commissione Sanità e servizi sociali’ della Regione Umbria” – bisogna pensare il servizio della sanità come un momento centrale per lo sviluppo del territorio come nello spirito della strategia per l’Area Interna; ho dato un’occhiata alle strategie per il territorio ed ho visto progetti di piccolo spessore. Quindi la prospettiva per la crescita della popolazione e del territorio è correlata alla risposta che si da anche grazie alla sanità. Concordo con tanti interventi che sono stati fatti. Ho invitato l’Assessore a chiarire i rapporti con la regione Lazio perché è impensabile che questo territorio paghi lo scotto di questa situazione caricandolo sulla struttura. Occorre rivalutare l’interazione con i medici di base per i ‘codici bianchi’ e trovare le soluzioni alternative. Molte delle inefficienze che viviamo sulla pelle dipendono dal sistema organizzativo. Gli sviluppi tecnologici sono tali che la sanità regionale deve fare molto di più. Come 3^ Commissione avevamo chiesto un sopralluogo che sarà rimandato, ma invito il Direttore generale, l’Assessore regionale e il Sindaco ad affrontare il tema degli immobili nell’ottica dello sviluppo della città e del territorio”. 
“Il fatto che per alcuni esami si vada dai 6 mesi ai 12 mesi di attesa significa che è necessario un forte approfondimento su questo tema - ha precisato - Maria Grazia Carbonari componente della ‘Commissione Sanità e servizi sociali’ della Regione - il 17 marzo 2016 come M5S avevamo proposto un emendamento che aveva l’obiettivo di capire i tempi e il funzionamento delle liste d’attesa. Ribadisco l’urgenza di attivare questa verifica. Sulla dotazione tecnologica e l’acquisto di un ecocardiografo ed altre strumentazioni vorrei sapere se la situazione è sanata. Vorrei anche sapere se i cittadini di Orvieto si curano nel loro ospedale o vanno altrove. Propongo inoltre che venga monitorato come in altre regioni il cosiddetto ‘clima aziendale’ al fine di avere conoscenza di una serie di problemi della sanità che, in questo caso, viene valutata da parte di chi sta sul campo a contatto con l’utenza”.  
“Ringrazio la comunità di Orvieto per aver attivato un confronto che è sempre una condizione positiva – ha detto l’Assessore regionale, Luca Barberini - gli elementi introdotti nel dibattito di oggi attengono il contesto italiano, un paese dove la sanità rappresenta tutt’ora un fattore di sviluppo della qualità del servizio. Destinare oggi solo il 6,5% del PIL nazionale alla sanità è un elemento di criticità e per le regioni, quando si supera questa soglia significa non garantire i servizi essenziali. L’Italia il 2° paese al mondo per gli over 65. La nostra regione sta in questo trend. Quindi dobbiamo vedere quanto della spesa sanitaria delle regioni viene assorbita dalla cronicità; il piano nazionale certifica che da qui a 15 anni il 70% della spesa sanitaria di tutte le regioni riguarderà la cronicità. 
Il problema non è l’aziendalizzazione: tra impresa e azienda c’è una profonda differenza in un quadro di sostenibilità. Il sistema sanitario pensato negli anni ’70 usciva da un sistema frammentato che non garantiva universalità e diritto di accesso e che non enfatizzava: ospedale, prevenzione e territorio. E’ sbagliato concentrare tutto sull’ospedale che funziona se accanto ad esso funzionano prevenzione e territorio. I diritti, anche in sanità, sono dei doveri con un impegno civico personale. 
La qualità e l’efficacia del sistema sanitario umbro è confermata dai dati nazionali – i dati nazionali certificano che siamo la 3^ regione per i livelli di sanità raggiunti e l’unica sotto il milione di abitanti che sistematicamente riesce ad entrare in questa graduatoria, e che non è andata ai piani di rientro - ma dobbiamo andare avanti per trovare soluzioni ancor più innovative per continuare a crescere dando risposte sempre più efficaci ai bisogni di salute dei cittadini. 
Come regione investiamo molto negli screening ma, quando chiamiamo, talvolta, i cittadini danno una risposta negativa e saltano lo screening. 
Il saldo differenziale della mobilità è fra quello che noi incassiamo da chi viene fuori regione (oltre 105 mln di euro) e la mobilità passiva (circa 93 mln di euro) che paghiamo ad altre regioni per altre casistiche (come i trapianti). I soldi sono erogati dallo Stato che va a compensazione, ogni anno alla chiusura dei conti a marzo/aprile questa differenza fa da stanza di compensazione. 
Pensare a un sistema regionale che sia eccessivamente regionalizzato non ha più senso. Si devono trovare forme e accordi di collaborazione che sono importantissimi e questo potrebbe essere il ruolo per gli ospedali di frontiera quali Orvieto, Gubbio, Narni.
Orvieto è e sarà ospedale della emergenza-urgenza ed ospedale di territorio. Se ci sono stati momenti di difficoltà ci sono numeri e elementi per riconoscere che la qualità del presidio di Orvieto è confermata. Nessuno nega che è un territorio disagiato ma con una capacità attrattiva (vedi il punto nascita che è confermato). Il numero e la qualità dell’attività in tutti i reparti è allineata agli anni precedenti. Sul pronto soccorso arrivano tra il 7-10% dei codici bianchi, quindi abbiamo pensato di potenziare quel tipo di servizio.
Certo, le liste d’attesa sono una sconfitta della sanità e della buona salute. Sappiamo di dover migliorare, per questo abbiamo già fatto delle cose. 
L’Umbria è stata la prima ad applicare in maniera diffusa il progetto Rao e oggi è un modello di riferimento nel garantire ai pazienti tempi di attesa differenziati in base all’effettivo bisogno di cura, con il coinvolgimento di medici di medicina generale e degli specialisti. L’Umbria, inoltre, partecipa al progetto nazionale coordinato da Angenas per poter applicare in maniera omogenea, nelle varie regioni italiane, questo modello di gestione delle liste di attesa, come esempio di riferimento essendo la più avanti di tutte.
Se le liste di attesa per le prestazioni sanitarie, non si possono abbattere, si possono però differenziare i tempi di attesa, garantendo ai cittadini un’attesa adeguata rispetto ai reali bisogni. Ne consegue una forte responsabilizzazione degli utenti tenuti ad osservare le scadenze degli screening programmati e quella dei medici che fanno le richieste.
Continua l’impegno della Regione per la riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, con particolare attenzione ai cittadini più fragili: anziani, malati oncologici, bambini, disabili, per assicurare il servizio richiesto entro i limiti temporali stabiliti, senza uno spostamento eccessivo rispetto al territorio di residenza, applicando una sorta di modello ‘Rao a chilometri zero’.
Proprio oggi abbiamo incontrato il Dr. Giuliano Mariotti inventore del progetto RAO per la gestione delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie di specialistica ambulatoriale e membro dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari nazionali (Agenas).
Sulla effettiva presa in carico nel senso detto dal direttore generale, Fiaschini, attraverso la ricetta dematerializzata stiamo pensando a velocizzare alcuni esami prescritti. 
Teniamo presenti i temi delle risorse e del ricambio generazionale dei medici ed operatori sanitari: per molti anni altre regioni non assumevano e gli operatori sono venuti in Umbria, oggi però stanno comprensibilmente tornando nelle proprie zone di origine, in questo senso sta a noi accelerare le procedure per le selezioni di personale”. 
“Noi abbiamo un termometro che ci viene dai cittadini e dagli operatori sanitari – ha replicato Tardani - dire che sono aumentati gli accessi al pronto soccorso ma non rendersi conto delle difficoltà in cui lavorano gli operatori, significa che c’è un corto circuito fra il territorio e la sanità regionale. Abbiamo ascoltato la lista della spesa. Se Orvieto è ospedale dell’emergenza urgenza lo ha stabilito l’intesa Stato-Regioni più che una delibera regionale. Sulle liste di attesa se c’è un problema di procedure risolvetelo a monte e date la soluzione ai cittadini. Se Ospedale – Prevenzione - Territorio sono la soluzione allora si dia corso con atto concreti a queste tre linee di intervento. Va aperto un tavolo di confronto permanente sulla sanità locale. Rivediamoci su questi temi”.
“L’Assessore Barberini, che ringrazio – ha concluso il Sindaco, Giuseppe Germani - ha fornito dati e una idea di quello che è la nostra sanità. Si diceva che il lascito De Solis ci dava 1 mln di euro l’anno, in realtà sono 140 mila euro l’anno. La sanità non può e non deve essere una battaglia politica, su questi dati dobbiamo ragionare. La responsabilità che ci siamo presi è che periodicamente tutta la 3^ commissione regionale deve venire ad Orvieto per verificare l’attuazione degli impegni e stare vicino agli operatori e agli utenti. In alcuni momenti tutto è stato sopperito dal senso del dovere del personale. Abbiamo acquisito elementi e dati per mettere in piedi un sistema di verifica tutto l’anno”.