Porto di Pagliano

Porto di Pagliano.

L’area archeologica è stata fortemente danneggiata dall’alluvione 2012, che ne ha parzialmente ricoperto le strutture murarie con uno spesso strato limoso. Il medesimo evento ha distrutto la baracca/container funzionale al cantiere archeologico, disperdendone i resti in uno dei campi a valle del sito. Le strade di accesso, una a monte ed una a valle dell’area, sono state obliterate da detrito e, ad oggi, non agibili. I pannelli didattici, le panchine per i visitatori e la recinzione non esistono più. Si propone quindi il recupero dell’area e delle strade di accesso, la redazione di nuovi pannelli, la creazione di una nuova recinzione e l’eliminazione dei resti della baracca metallica che impattano fortemente. 

Descrizione: lungo la sponda destra del Tevere, nel punto in cui confluisce il fiume Paglia, nel 1889 e nel 1890 vennero effettuate le prime indagini sulle strutture romane poi identificate plausibilmente quale scalo portuale. La superficie indagata si estendeva per almeno 8.000 metri quadrati ed il numero dei vani identificati ammontava a 28, realizzati in opus incertum ed opus reticulatum. I materiali recuperati, piuttosto cospicui come numero, non sono oggi più rintracciabili, ad eccezione di una dedica a Venere Vincitrice conservata nel Museo dell’Opera del Duomo in Orvieto. Erano comunque costituiti da numerosissime monete che coprivano un amplissimo arco cronologico - da età augustea a quella costantiniana - , ceramica aretina, laterizi bollati, macine, pesi, ami, chiavi, statuette bronzee, lucerne. L’indagine successiva, compiuta dal Morelli negli anni ’50, portò alla redazione di una nuova planimetria che aumentava il numero dei vani a 70. Le strutture ancora oggi visibili sono quindi pertinenti ad un insediamento di vaste dimensioni per il quale è ragionevole presupporre sia un’origine più antica di quanto attualmente documentato - molto probabilmente risalente ad epoca arcaica in stretta relazione con le vicende storiche che interessano il vicino centro di Orvieto - sia la multifunzionalità delle strutture: depositi, mulini, attracchi, luoghi di culto, vani residenziali e produttivi. Anche la rete viaria di terra dovrebbe essere stata piuttosto estesa, in modo da raccordare lo snodo fluviale con i territori circostanti. 

Spesa prevista: € 90.000,00
 

Cronologia: epoca romana (età augustea - età costantiniana)
 

Bibliografia:  Mancini 1889, pp. 4-5; Mancini 1890, pp. 6-7, 72-64, 110-112, 144-147; Mancini 1891, pp. 23-26; Becatti 1934, p. 31s., n. 20; Morelli  1957 pp. 3-60; Klakowicz 1977, pp. 3-37 e 41; CIL XI, 7275; CIL XI, 4644; CIL XI, 8109; Colonna 1986, pp. 90-97;Della Fina 1988, scheda 14; Itinerari Irres, p. 96, n. 51



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