Porta Maggiore

Porta Maggiore.

La porta rappresenta il più antico accesso alla città ed è oggi, ineluttabilmente, interessata sia da traffico pedonale ma, soprattutto, veicolare. Quest’ultimo ne inficia la lettura e la godibilità anche se si tratta di un manufatto, integrato con la rupe tufacea, di grande interesse. Nelle porzioni basali del monumento sono necessarie operazioni di integrazione delle murature e di ripulitura della parete tufacea, la parte alta deve essere protetta dall’assalto dei piccioni che nidificano nelle numerose piccole cavità presenti in numero consistente. La rete metallica attualmente messa in opera non è d’effetto ed in alcuni casi fornisce anzi un supporto artificiale ai volatili. Risolto il problema dei piccioni sarebbe di grande effetto l’impianto di un sistema di illuminazione in grado di valorizzare il monumento in tutta la sua imponenza, oggi mortificata dallo status quo.


 

Descrizione: Nel VI sec.d.C. lo storico Procopio da Cesarea nella sua Guerra gotica, trattando dell’assedio e della liberazione di Orvieto dai Goti ad opera del generale bizantino Belisario, parla della città come di un “colle solitario”, privo di mura, raggiungibile “per una sola strada fra le rupi” e dotato di “un’unica via d’accesso fortificata”, probabilmente via della Cava. Quest’unico accesso, rimanendo l’ingresso principale della città, in epoca medievale fu chiuso a valle da Porta Maggiore, eretta probabilmente su precedenti strutture d’epoca etrusca.

 L’aspetto attuale dell’accesso, con un’unica apertura ad arco a tutto sesto, risale al XVII secolo. La porta medievale infatti aveva due fornici, come testimonia anche una nicchia ricavata nel tufo e disassata rispetto all’arco superstite, nella quale si trova una statua del 1297 che ritrae papa Bonifacio VIII (oggi una copia dell’originale conservato presso il Museo Civico in Palazzo Faina). 

La direttrice si sviluppa poi nel territorio con una serie di diramazioni che puntano verso l’altopiano dell’Alfina; una delle più significative è costituita dal tracciato della “selciata del Tamburino”, antico ramo della via Cassia che congiungeva Orvieto a Bolsena.



Spesa prevista: € 60.000,00



 Bibliografia: Renzo Chiovelli, Le fortificazioni seicentesche di Porta Maggiore ad Orvieto tra l'«Instruttione» di Giulio Buratti e il «Ragguaglio» di Antonio Maria Torelli
pag. 555, in BollISAO, L-LVII 1994-2001 (2002)


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