Data: 17/06/2015

Orto medievale di San Giovenale. Comune attiva procedura di intervento del FAI

Le caratteristiche del progetto di orto/giardino come modello di intervento ambientale e socio-culturale

 

COMUNICATO STAMPA n. 484/2015 G.M. del 17.06.15

 

Sistemazione dell’Orto Medievale sulle rupi di San Giovenale

  • L’Amministrazione Comunale ha attivato la procedura di intervento del FAI “I luoghi del cuore”

 

(ON/AF) – ORVIETO –Secondo la classifica ufficiale pubblicata dal FAI relativa al 7° Censimento dei “Luoghi del Cuore”, aveva avuto 3.123 segnalazioni.

E’ il giardino di San Giovenale di proprietà del Comune di Orvieto, posto sul ciglio della rupe, per il quale, in questi giorni, l’Amministrazione Comunale ha attivato la procedura di richiesta di contributo del FAI nella misura di 30 mila euro (in aggiunta al cofinanziamento di 3 mila euro a carico del Comune), al fine di realizzare il progetto di “Orto Medievale” attraverso un intervento di recupero, restauro e riqualificazione del verde con impianto di colture orticole e arboree, ispirato alla tradizione monastica dell’Hortus conclusus.

 

Si tratta dell’area antistante la Chiesa di San Giovenale situata all’estremo lembo del pianoro che poggia sulla Rupe. E’ caratterizzata da un ampio e panoramico terrazzamento scavato nella roccia di tufo, che attraverso tale progetto potrà riprendere vita come un orto/giardino sul modello della tradizione benedettina. Proprio la Chiesa di San Giovenale vanta una fondazione benedettina ed ha un alto valore storico-artistico: è tra le più antiche Chiese di Orvieto e conserva originali forme romaniche e splendidi affreschi, vero compendio della pittura medievale orvietana.

L’area verde esposta a nord/nordest è di circa 4.000 mq è attualmente in disuso né è valorizzata, e i soli interventi sono quelli dell’ordinaria manutenzione (taglio dell’erba, rimozione di residui urbani). Essa presenta, tuttavia, un flora e vegetazione interessante dal punto di vista paesaggistico-ambientale per la presenza di specie, sia spontanee che coltivate, che ne determinano la fisionomia naturalistica e le emergenze di vecchie coltivazioni.

Di fatto, l’area costituisce l’unico spazio verde pubblico della zona, che per mancanza di risorse non può essere pienamente consegnato alla cittadinanza, la quale al contrario, anche per effetto di un’alta densità di popolazione anziana e di immigrati, ha manifestato una forte istanza collettiva che riconosce a quella zona una importante valenza aggregativa, sociale e di attività per anziani e giovani oggi riuniti nel Comitato di Quartiere che sostiene con tenacia il progetto in quanto il luogo assume un particolare valore identitario.

Di qui l’istanza di riaprire tale bene preservandolo e presidiandolo come patrimonio prezioso per la sostenibilità della città; un bene da riqualificare con interventi di tipo agronomico per la valorizzazione delle peculiarità naturalistiche e paesaggistiche che lo contraddistinguono; ciò anche al fine di fornire un modello di intervento ambientale e socio-culturale per stimolare partecipazione e aggregazione a scopo sociale, didattico e terapeutico nonché di integrazione etnico-culturale con nuovi “ponti di cultura” tra generazioni (scuola e anziani), abilità diverse ed etnie conviventi.

Tra gli obiettivi anche la promozione della orticoltura urbana come occasione di confronto e scambio in relazione alle diverse tipicità territoriali e tradizioni agricole rappresentate dalle diverse componenti etniche e generazionali, nonché la diffusione della “cultura del verde” per migliorare gli stili di vita, valorizzare il paesaggio come bene culturale con importanti ricadute in termini di sviluppo turistico (il collegamento culturale con la Chiesa di San Giovenale renderà questo spazio verde attivo e creativo con funzione didattica ad ampio raggio con particolare attenzione ai temi dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, dell’alimentazione e del salutismo, della tracciabilità delle produzioni agricole).

Ma anche, un’area con funzione di percorso didattico per trasmettere indirizzi e stimoli alternativi al consumo che ha alterato profondamente l’equilibrio uomo/ambiente dei secoli recenti. In collaborazione con la scuola sono previste attività che, fin dalla prima infanzia educhino a un nuovo stile di vita attraverso la conoscenza del mondo vegetale e delle colture.

  

L’orto/giardino medievalefruibile dalla comunità locale e da inserire nei percorsi turistici come nuova attrattiva del quartiere medievale – espliciterà attraverso forme e immagini simboliche il concetto medievale di natura come tramite di conoscenza: un luogo dello sguardo e dello spirito, un’atmosfera unica dove natura, devozione, lavoro e arte dell’uomo convivono.

Il progetto non prevede opere murarie, bensì la suddivisione armonica degli spazi in base a forme geometriche simboliche del legame uomo-natura-universo che conterranno: collezioni di specie orticole de aromatiche del tempo (orti delle delizie) suddivise per utilizzo degli organi della pianta (foglie, radici, bulbi, frutti, ecc.); alberi da frutto (pomario , cioè un frutteto di essenze antiche); giardini con alberi (viridario) e numerose aiuole minori per la collezione di specie medicinali (giardino dei semplici) e di piante utilizzate in epoca medievale, come le piante tintorie.

Le aiuole realizzate saranno collegate da un sistema viario semplice, economico e sostenibile a basso input manutentivo, portatore di specifici supporti didattici. 

Per assicurare la sostenibilità all’intervento, la manutenzione ordinaria sarà direttamente garantita dal Comune. Sono programmate inoltre, azioni continuative e assidue per la gestione supportate dall’interesse e dal coinvolgimento di associazioni, realtà locali e istituti scolastici di tipo professionale e agrario (iniziative di tipo culturale e gastronomico, raccolta diretta “pick your own” estesa ai visitatori e turisti anche come forma di autofinanziamento).

L’intervento verrà realizzato con la direzione lavori dell’Ufficio Tecnico del Comune e attraverso tecniche di ingegneria ambientale e sistemi che non prevedono opere di tipo edilizio tradizionale. Anche il sistema di approvvigionamento idrico e di irrigazione sarà improntato alla massima sostenibilità con riutilizzo delle acque meteoriche e drenaggio delle dispersioni per evitare infiltrazioni nel masso tufaceo.

 

“Negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso – spiega il Sindaco, Giuseppe GermaniOrvieto è stata al centro di un importante intervento di bonifica ambientale che, con l’emanazione della Legge 545/87, aveva come obiettivo principale il consolidamento idrogeologico della rupe. Complesse opere di ingegneria hanno scongiurato frane e cedimenti e recuperato il contesto naturale della città come anche buona parte del suo patrimonio monumentale e artistico. Dopo oltre vent’anni, esaurita la capacità di intervento finanziario delle leggi speciali e rivolto il massimo impegno possibile al risanamento del territorio gravemente colpito da reiterate calamità (alluvioni ed esondazioni del 2012), la città si trova oggi di fronte a una nuova emergenza, quella di valorizzare la straordinaria consistenza naturalistica e paesaggistica della rupe allo scopo di preservarne l’integrità, tramandarne l’identità e gestire le sue potenzialità in modo rispettoso, sostenibile e innovativo”.

“L’intervento che l’Amministrazione Comunale ha presentato al FAI attraverso il progetto dell’Orto Medievale di San Giovenale – aggiunge - vuole essere un modello nuovo di azione che accoglie le istanze della comunità locale e del terzo settore coinvolgendo queste importanti risorse. Le aree verdi della città sono uno dei tanti segni della storia dell’uomo, e uno dei più rappresentativi esempi del suo interagire con la natura, anche in ambito urbano. Il Comune si è fatto promotore del progetto, curato dall’Ing. Mario Mazzi, grazie al successo ottenuto da questa proposta nell’ambito del concorso ‘Luoghi del Cuore’ istituito dal FAI. L’obiettivo è quello per far conoscere e conservare il più possibile la memoria degli orti urbani, la cui fruizione va recuperata e riconsegnata socialmente e culturalmente alla collettività per radicare la coscienza della necessità di vivere quotidianamente il verde, di mantenerlo e presidiarlo”.