Data: 29/09/2016

Al Teatro Mancinelli protagonista la lirica con "Un ballo in maschera" di G. Verdi

Sabato 1 ottobre h. 20:30 nel nuovo allestimento del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

 
COMUNICATO STAMPA n. 757/16 G.M. del 29.09.16 
Al Mancinelli l’opera lirica Un ballo in maschera nuovo allestimento del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto 
• Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi va in scena Sabato 1 ottobre alle ore 20.30
(ON/AF) - ORVIETO – Ha debuttato venerdì 23 settembre al Teatro Nuovo di Spoleto con grande successo di pubblico e Sabato 1 ottobre alle ore 20.30 giunge al Teatro Mancinelli di Orvieto, l’opera lirica Un ballo in maschera musica di Giuseppe Verdi, libretto di Antonio Somma ispirato al romanzo di Eugène Scribe Gustave III ou Le bal masqué. Direttore Marco Angius ormai direttore di riferimento per il repertorio musicale contemporaneo; regia, scene e costumi Stefano Monti; Solisti, Orchestra e Coro del Teatro Lirico Sperimentale. 

Il melodramma in tre atti rappresentato per la prima volta al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859 è il nuovo allestimento del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto nell’ambito della 70^ Stagione Lirica Regionale 2016 ed apre la proposta culturale del Mancinelli per la stagione 2016/17 (spettacolo fuori abbonamento).  
Protagonista della serata un cast di giovani artisti formato dai vincitori dei Concorsi Europei di canto dello Sperimentale di Spoleto: Sebastian Ferrada (Riccardo), Paolo Ciavarelli (Renato), Samantha Sapienza (Amelia), Rachele Raggiotti (Ulrica), Giulia Mazzola (Oscar), Daniele Antonangeli (Silvano), Massimiliano Mandozzi (Samuel), Davide Procaccini (Tom), Antonio Trippetti (Un giudice), Ivano Granci (Un servo). 
“Considero Verdi un autore estremamente attuale, un nostro contemporaneo, sia per la ricchezza della drammaturgia che per le invenzioni musicali - sostiene il M° Angius - generalmente si attribuiscono ai registi le letture più innovative e spericolate dell’opera lirica mentre su cantanti e direttori grava la cosiddetta tradizione, quasi che l’esistenza di registrazioni del passato costituisca una fonte di autorevolezza indiscussa o comunque ineludibile. Di qui la curiosa schizofrenia interpretativa tipica dei giorni nostri. Dunque, di fronte alle opere del passato vi è da un lato la libertà di scelte dell’interprete, dall’altro un’autenticità solo presunta di intenzioni compositive affidate alla conoscenza della prassi esecutiva dell’epoca”. “Per fortuna al Lirico di Spoleto - continua – si lavora con grande libertà e una speciale complicità delle masse artistiche: ciò conduce a risultati innovativi anche nei titoli che sembrerebbero più legati alla cosiddetta tradizione. Per me costituisce dunque una grande occasione il potermi confrontare con un compositore come Verdi e con un titolo come questo, perché ‘Un ballo in maschera’ offre una quantità inesauribile di spunti e implicazioni tutt’altro che scontate o archiviate dalla storia delle sue interpretazioni”. 
“Al di là delle innumerevoli definizioni del Ballo in maschera - afferma il regista Stefano Monti che nella sua carriera teatrale, televisiva e cinematografica ha affiancato registi quali Virginio Puecher, Luca Ronconi e Mauro Bolognini - l’architettura dell’opera è molto bella nella sua semplicità. Assumendo il concetto dello Spazio Scenico come tramite della messa in scena, mi sono accostato a quest’opera verdiana pensando a una struttura dinamica e modulare che si trasformasse, fra un atto e l’altro, in forme e modi diversi ma con una volumetria costante e si completasse, in rapporto alle scene, con altri due elementi, in particolare, le sedie di teatro e alcuni fondali della tradizione pittorica italiana ottocentesca”.