La giornata del 7° premio per i Diritti Umani "Città di Orvieto".
COMUNICATO STAMPA n. 275/07 G.M. del 12.05.07Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto 2007” sul tema: “Il Diritto universale all’Istruzione – La Coscienza della Conoscenza”.
· Umberto Eco: “Oggi occorre dare agli educatori gli strumenti per educare alle diversità. La scuola deve dare educatori in grado di fare filtraggio critico per la conoscenza dei processi sociali interculturali in atto. Oltre al Family Day proporrò che al più presto si faccia uno School Day”.
Il premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto”, organizzato dal Comune di Orvieto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano ha sviluppato, quest’anno il tema de “Il Diritto universale all’Istruzione – La Coscienza della Conoscenza”.
La cerimonia di consegna è stata preceduta dagli intervenuti di alcuni componenti della Giuria. Al Sindaco di Orvieto, Stefano Mocio che ha spiegato come il premio si è ormai radicato nella città di Orvieto, grazie anche al ruolo delle scuole che tutti gli anni partecipano con i loro lavori, è seguito quello del Prof. Giovanni Conso che ha illustrato il senso del Premio per i Diritti Umani in una società, come quella contemporanea che, più che nel passato e nel quotidiano, pone l’urgenza della conoscenza. Di qui l’importanza della figura dell’educatore. Conso, infine, verificando ancora una volta il raccordo fra il premio e le scuole della città, si è detto “rassicurato sul fatto che ci siano situazioni di grande coinvolgimento” e si è chiamato “giovane in mezzo a tanti ragazzi”.
Stefano Cimicchi ha parlato invece del “conoscere per crescere” tratteggiando la nuova esperienza della Scuola Librai Italiani che ha sede in Orvieto presso il Centro Studi, e che presto potrà contare nel rapporto con il Master dell’Editoria di Bologna curato proprio da Umberto Eco.
Clelia Piperno dal canto suo ha affermato che “la cultura e la conoscenza sono solo allegria e gioia trasmesse in maniera indelebile in una persona, in questo senso però è determinate il ruolo degli educatori, il mestiere più prezioso del mondo diviso fra famiglia e scuola, i quali debbono saper trasmettere il valore della conoscenza, con entusiasmo, prestando ascoltando ai giovani, dando il tempo che serve, con motivazione. Attraverso la conoscenza, i giovani hanno diritto a sognare, anche un loro ruolo di responsabilità per se stessi nella società e in questo devono essere sostenuti dagli educatori. Non è sufficiente proclamare l’amore per il valore della dignità umana ma affinché questa diventi un valore permanente, radicato, alimentato e diffuso al di là di internet in un sistema condiviso di valori culturali, occorre riuscire a trasformare l’educazione in coscienza, anche e soprattutto, dei valori della cittadinanza. E’ questo il vero problema di oggi”. Piperno, ringraziando gli studenti orvietani per il loro impegno, ha poi concluso che sarebbe interessante promuovere per l’edizione 2008 del Premio per i Diritti Umani, la partecipazione di scuole provenienti anche da altre città.
All’atto della premiazione, Umberto Eco ha ringraziato Orvieto per il riconoscimento ed ha scherzato sul fatto di essere molto imbarazzato e di non capire cosa mai potesse aver fatto per meritare un premio per i Diritti Umani ma che poi, dopo aver riflettuto su una successione innumerevole di crimini vecchi e nuovi perpetrati contro l’umanità e le persone, ha capito che il Premio andava alla conoscenza.
E allora, piacevolmente e magistralmente, Umberto Eco ha tratteggiato come nel corso dei secoli e per 2.500 anni sia andata avanti tra i filosofi, gli storici, gli accademici la discussione sui diritti degli animali piuttosto che quella sui diritti dell’uomo e che al massimo, nella storia, ogni battaglia per i diritti degli esseri umani sia stata spiegata per categorie di uomini.
Fino ad arrivare intorno al XX secolo con i primi segni di sensibilità verso i diritti degli esseri umani che Eco ha collegato con i primi segnali del progresso e dello sviluppo delle comunicazioni che hanno aumentato gradatamente le sensibilità, laddove l’odio di tipo razziale si era sviluppato perché non era conosciuto oggetto del proprio odio. “Si odiava senza conoscere – ha detto – gli spostamenti, le emigrazioni e i contatti fra i diversi hanno alimentato allo stesso modo comprensioni e incomprensioni, conoscenza e reazioni della percezione dell’altro. Oggi il problema è quello di educare alla comprensione delle diversità e dare agli educatori gli strumenti per educare alla diversità. Siamo tutti diversi, il problema è saper conoscere, spiegare ed accettare mutuamente la diversità, di ogni tipo essa sia. Bisogna lavorare sui figli, educandoli. Non basta la semplice convivenza, ma un processo lentissimo di conoscenza. Si deve passare dalle nozioni che un tempo l’insegnante trasmetteva, ad una scuola dove non serve più che l’insegnante dica dove sta questo o quel paese in guerra, a questo ci pensa la televisione o internet, che invece non potranno mai sostituirsi ad un insegnante. La scuola deve dare educatori in grado di fare filtraggio critico per la conoscenza dei processi sociali interculturali in atto. Oltre al Family Day penso proprio che proporrò che si faccia, al più presto, uno School Day”.
Sono stati infine gli studenti del Liceo Scientifico Majorana e dell’Istituto d’Arte di Orvieto a presentare gli elaborati da loro prodotti rispetto al tema del “Diritto Universale all’Istruzione. La Coscienza della Conoscenza” e più in generale rispetto alla cultura della convivenza e della pace, realizzati anche ricorrendo agli strumenti multimediali, alla musica e alla canzone.