Per il Responsabsile della Protezione Civile del Comune di Orvieto, Giuliano Santelli è "un importante precedente da applicare anche ad altre vertenze in atto".

COMUNICATO STAMPA n. 381/05 G.M. del 07.07.05 Soddisfazione per l’esito della sentenza del Tribunale di Perugia per il pagamento degli oneri relativi il brillamento dell’ordigno bellico del luglio 1999. · Il Responsabile della Protezione Civile di Orvieto, Giuliano Santelli lo definisce “un importante precedente, che ora andrà applicato anche alle altre vertenze in atto. Sarà necessaria una vera e propria campagna di mappatura delle aree a rischio”. Il responsabile della Protezione Civile del Comune di Orvieto, Giuliano Santelli, esprime soddisfazione per l’esito della sentenza emessa dal Tribunale di Perugia - la prima, relativa ai costi sostenuti per il brillamento dell’ordino bellico rinvenuto nel luglio del 1999 lungo il fiume Paglia nel territorio del Comune di Castelviscardo.“Ora - commenta Giuliano Santelli, responsabile della Protezione Civile del Comune di Orvieto - ci aspettiamo che anche sulle altre vertenze aperte si assuma da parte degli enti preposti lo stesso orientamento. Resta, tuttavia, aperta la questione di una vera legislazione di supporto che individui ruoli, funzioni e responsabilità amministrative e finanziarie sul tema. Il vero problema, come sostenne a suo tempo il Prof. Franco Barberi, allora Sottosegretario alla Protezione Civile, resta quello non tanto del brillamento degli ordigni rinvenuti, in gran parte casualmente e spesso con grossi rischi, ma quello di un’organica mappatura e bonifica delle aree che nel secondo conflitto mondiale furono sottoposti a bombardamenti a tappeto”. “Ciò è possibile, come dimostrato da un progetto pilota dell’I.T.C. IRST del Trentino che, sulla base di appositi software aggiunge Santelli sfrutta, le informazioni e le foto pervenute a partire dagli anni novanta dagli archivi militari statunitensi riguardanti le operazioni lungo tutto il territorio nazionale. Il piano ha l’obiettivo di sviluppare una mappa del rischio potenziale georeferenziato’ in funzione delle bombe effettivamente lanciate e differenziate per tipo di esplosivo e spolettatura. Inoltre, punta a determinare possibili aree di impatto delle bombe inesplose per evitare il rischio di ritrovamento casuale. Grazie alla disponibilità delle foto aeree degli Alleati prima, durante e dopo i bombardamenti, un software predispone una mappa virtuale attraverso l’analisi fotogrammetrica delle immagini. Il programma valuta anche la presunta profondità in cui gli ordigni potrebbero trovarsi: da mezzo metro a otto metri. I dati sono prevalentemente a uso della Protezione Civile per approntare operazioni di controllo e bonifica”. Questi aspetti, come altri, relativi ai concetti di previsione e prevenzione e supportati da un’apposita legislazione con copertura finanziaria conclude Santelli - darebbero la possibilità di iniziare una vera e propria campagna di rilevamento e rimozione degli ordigni inesplosi ancora presenti a miglia nel,nostro territorio. Sono infatti oltre 3000 gli interventi che ogni anno impegnano gli artificieri nelle operazioni di rimozione e brillamento. Come si desume da questi dati, esiste poi un problema economico non secondario relativo ai costi indiretti’ evacuazione delle persone, chiusura delle autostrade, interruzione del traffico ferroviario e così via”.
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