Corso per la prepazione dei cosiddetti Clown di Corsia.
COMUNICATO STAMPA n. 023/05 G.M. del 24.01.05Ad Orvieto la Scuola del Dottor Clown, patrocinata dal Comune.
· Orvieto è teatro di un evento molto particolare: provenienti anche da altre regioni italiane giovani e meno giovani si ritrovano nei fine settimana per uno speciale corso di formazione, quello che preparerà i cosiddetti Clown di Corsia.
Orvieto è teatro di un evento molto particolare: è la Scuola del Dottor Clown: nei fine settimana, giovani e meno giovani, provenienti anche da altre regioni italiane si ritrovano per uno speciale corso di formazione, quello che preparerà i cosiddetti Clown di Corsia.
L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Orvieto / Assessorati alla Cultura e alle Politiche Sociali e rientra tra le attività del progetto “La Città di tutti” previsto dalla “Rete delle Città del Sorriso” a cui collabora l’Ufficio di Cittadinanza dell’Ambito Territoriale n. 12 dell’Orvietano.
Promotrice del corso di formazione per clown di corsia che si tiene ad Orvieto è l’Associazione “Ridere per Vivere” attiva dal 1991 che opera in diversi campi quali la ricerca, il lavoro negli ospedali e nelle scuole, le attività con gli anziani anche affetti da Alzheimer, le missioni umanitarie e la formazione.
Dal 2003 l’Associazione che ha sede in diverse regioni italiane è presente anche in Umbria; il suo presidente, Fabrizio Velocci, ha organizzato in collaborazione con l’istituto di ricerca Homo Ridens e con il patrocinio del Comune di Orvieto, il corso di formazione per clown di corsia.
Il corso è iniziato il 14 novembre 2004 presso la sede dell’Università della Terza Età di Orvieto e vede la partecipazione di 24 aspiranti clown di corsia i quali sosterranno una formazione teorica di circa 250 ore e un tirocinio pratico di 50 ore presso le strutture ospedaliere. Si tratta di una nuova figura professionale, per la quale è in corso il riconoscimento ufficiale da parte delle Istituzioni, che opera nelle situazioni di disagio socio sanitario con le tecnica della comicoterapia: scopo dell’iniziativa è mutare il segno delle emozioni negative.
I problema dell’umanizzazione dei servizi socio-sanitari, infatti, è ormai ineludibile: curare la persona e non solo la malattia significa che il personale, in primo luogo i medici, gli infermieri e tutti gli operatori che hanno un approccio diretto con la persona in difficoltà, debbono assumersi l’onere di aggiornare la proprie competenze. Partendo dal piano psicologico-relazionale, che richiede un contatto con la persona non più impostato con freddezza e tecnicismo, si impone un cambiamento profondo dell’etica professionale, della considerazione che si ha della persona bisognosa di aiuto, del proprio vissuto di persone che hanno il potere di guarire.
La gelotologia, più comunemente nota come comicoterapia, è la disciplina che studia la relazione tra il fenomeno del ridere e la salute. Questa nuova modalità di prevenzione e terapia, prende le mosse dai più recenti studi di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) e tende a ricercare e sperimentare modalità relazionali che, coinvolgendo positivamente l’emotivo della persona attraverso complessi meccanismi neuro-endocrini, ne migliorano l’equilibrio immunitario da un lato e le abilità psico- relazionali dall’altro.
Tutti questi contenuti vengono veicolati attraverso la persona del clown di corsia, figura professionale che riceve una formazione specifica per interagire in un ambiente difficile e complesso come quello ospedaliero, in un rapporto diretto con la singola persona, all’interno della sua rete di relazioni (familiari, personale medico), anche nello spazio che occupa nella degenza.
Si tratta di un’attività terapeutica non solo dal punto di vista psicologico, ma anche strettamente medico, poiché le emozioni positive, di cui il ridere è una delle più potenti, mobilitano il sistema immunitario in una spirale virtuosa in cui psiche, mente e corpo dialogano positivamente. L’intervento del clown di corsia è uno strumento per restituire una visione olistica della persona ammalata (“
assistere l’ammalato, non solo curare la malattia
..” secondo Patch Adams), per affrontare in modo dolce e positivo il disagio e il dolore di una lunga degenza e per restituire alle emozioni positive (amore, speranza, fede, gioia, riso) il giusto spazio nel processo di guarigione della persona.