Torna alla Home Page  
     
 
torna alla pagina 

precedente
 
Torna alla Home Page
Cerca nel Sito
Ultime Notizie
. . .
  Torna all'indice: La Cittą nella Storia  
.
Duomo

La facciata



Duomo - facciataLa costruzione della facciata continuò sotto la direzione di Andrea Pisano, Andrea Orcagna, Michele Sanmicheli, Antonio da Sangallo il Giovane che nel 1532 terminò il frontespizio, mentre le guglie furono innalzate solo nel 1607 da Ippolito Scalza, tre secoli dopo la posa della prima pietra. Nel 1800 sono stati riscoperti i due disegni su pergamena della facciata e uno dei quali almeno era stato, da vecchia data (1380), attribuito al Maitani. Confrontando i due disegni (i più antichi disegni italiani di architettura che si conoscano) l'uno con l'altro ed entrambi con la facciata e la controfacciata, si deduce che le due soluzioni proposte - così dette monocuspidata e tricuspidata - non sembrano della stessa mano, anche se in qualche modo complementari, e che la facciata fu costruita con una base più larga di quella prevista, probabilmente per nascondere il più possibile alla vista i nicchioni semicilindrici delle navate laterali. Un'ulteriore presa di distanza dal primitivo progetto è rappresentata dalla scelta dei materiali della facciata, dai quali sono bandite le pietre usate per i filari per far posto alla pietra rosa (di Prodo) e ad altri marmi bianchi e colorati. L'irrinunciabile eredità architettonica lasciata da Lorenzo Maitani sarà condizionante per il compimento dell' opera, e per almeno due secoli l'impegno nel cantiere del duomo sarà quello di completarla in conformità al progetto da lui parzialmente realizzato. Come data di riferimento per questa seconda fase della costruzione si può assumere quella dell' anno in cui il frontespizio della facciata sarà finalmente terminato, il 1532. Nel corpo di fabbrica dell'edificio intanto si concludono i lavori della tribuna - con la grande vetrata di Giovanni di Bonino (1334) - e quelli delle volte del transetto, si edificano poi verso settentrione la sacrestia e la cappella del Corporale decorata con un ciclo di affreschi da fra Giovanni di Buccio Leonardelli e Ugolino di Prete Ilario (1357-1364) e quest'ultimo, orvietano, affrescherà insieme a Cola Petruccioli e Andrea di Giovanni anche le pareti della tribuna (1370-1380), dove successivamente interverranno il Pinturicchio e Antonio da Viterbo detto il Pastura (1492-1499). Sul lato meridionale si edificano invece la Cappella Nuova o di S. Brizio, iniziata a decorare dal Beato Angelico e da Benozzo Gozzoli (1447-1449) e conclusa dagli affreschi di Luca Signorelli (1499-1504), e la libreria Albèri, anch' essa affrescata (1498-1503). Contemporaneamente proseguono i lavori della facciata, interrotti per alcuni anni dopo la morte del Maitani, con l'intervento di altri artisti come Andrea Pisano (1347-1348) o Andrea Orcagna (1358-1362) che innalza il rosone, completato con le nicchie laterali per le statue (1372-1388). Costruito il rosone si nota che le proporzioni della facciata non corrispondono più a quelle del disegno e occorreranno molti anni per prendere la decisione di modificare il progetto; risolverà il problema Antonio Federighi, disegnando e realizzando un non previsto ordine di nicchie sopra il rosone per recuperare l'equilibrio tra l'altezza e la base allargata all'inizio (1451-1455). «Frons altissima et admodum lata» scriveva Enea Silvio Piccolomini nei suoi Comentarii della facciata del Duomo che aveva visto nella sua visita papale del 1460. La facciata infatti era molto più larga (40 metri contro 23) di quella del Duomo di Siena - alla quale il Piccolomini forse mentalmente la paragonò - e già più alta, benché restassero ancora da innalzare le guglie sulle quattro colonne e il frontespizio al centro: si inizia con la guglia alta di sinistra (1505, ma completata nel 1569), poi si mette mano al frontespizio con Michele Sanmicheli, nuovo architetto della fabbrica (1513), e alla guglia alta di destra (1516, ma completata da Antonio da Sangallo il Giovane su suo disegno nel 1534) e si termina infine il frontespizio (1532); le ultime due guglie saranno terminate da Ippolito Scalza nel 1590 (quella di destra) e nel 1605-1607 l’altra, dopo il terzo centenario dalla fondazione. La facciata del Duomo non era soltanto una sfida architettonica anzi, era stata concepita come sintesi espressiva di tutte le arti figurative in cui scultura e mosaico, cioè pittura, dovevano contribuire in maniera determinante ed equilibrata alla formazione di un'opera d'arte unitaria e unica.







 
.
. . .
 
.
.
Sei in:
HOME
percorso
La Cittą nella Storia
percorso
Duomo
Duomo
La facciata

Tutte le pagine in:
Duomo

Il miracolo di Bolsena

La Piazza del Duomo

La fabbrica del Duomo

La facciata

I mosaici

I bassorilievi

Altri interventi

La Cappella del SS.Corporale

La Cappella Nova o di San Brizio

Fonte Battesimale

L'organo del Duomo

La Pietą di Ippolito Scalza

Le porte

Interventi manieristi e restauri

Duomo - Indice

   
  valid html 4.01!Valid CSS