Comune di Orvieto

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Premio Giornalistico "Luigi Barzini"

   

PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE

 

"Luigi Barzini" all'inviato speciale

 

Orvieto

 

Palazzo del Popolo

 

19 maggio 2007

 

18a edizione -

 

 

Il Premio Barzini, intitolato all’inviato speciale del Corriere della Sera, uno tra i più famosi giornalisti dell’inizio secolo, è uno dei riconoscimenti più ambiti e prestigiosi nel panorama nazionale. L’appuntamento punta l'attenzione sulla professione dell’inviato speciale che ha modificato il sistema della  comunicazione globale riunendo nomi illustri del giornalismo internazionale ad una tavola rotonda

 

 

info Tel. 0763.306267

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Premio Luigi Barzini

all’Inviato Speciale  2006

 

 E’ Franco Venturini, editorialista del Corriere della Sera, il vincitore dell’edizione 2006 del Premio Luigi Barzini all’Inviato Speciale.
· Il Premio è stato  consegnato Sabato 20 maggio ad Orvieto con inizio alle ore 17,00 nella prestigiosa cornice medievale del Palazzo del Popolo / Sala dei Quattrocento.
· La motivazione del riconoscimento a Franco Venturini.
· Il ricordo della figura di Gaetano Afeltra a cura di Stefano Folli aprirà la giornata dedicata alla figura dell’inviato speciale. 
· La consegna del premio è stata preceduta dalla lettura dell’orazione civile sul giornalismo scritta da Federico Rampini, vincitore dell’edizione 2005. A seguire Arrigo Levi e Miriam Mafai hanno dialogato  con il vincitore sul tema: Europa, un’idea in crisi?


Franco Venturini, editorialista del Corriere della Sera, è il vincitore della 17^ edizione del Premio Luigi Barzini all’Inviato Speciale, uno dei più qualificati e autorevoli premi giornalistici in Italia. Il Premio è stato  consegnato sabato 20 maggio ad Orvieto nella prestigiosa cornice medievale del Palazzo del Popolo / Sala dei Quattrocento. 
Al vincitore del premio la giuria ha attribuito “curiosità e capacità di approfondimento” tali da far sentire in lui sempre forte “il bisogno di essere là dove gli eventi accadono e dove il cambiamento preme per modificare ordini costituiti, spesso violenti e repressivi del nuovo”.
L’intensa attività giornalistica di Franco Venturini, condotta con la massima professionalità, gli è valsa la vittoria di un premio prestigioso che vuole essere un segno tangibile dell’autorevole carriera che il giornalista ha intrapreso, a partire dalla prima esperienza presso la redazione de Il Gazzettino, seguita dal primo incarico di inviato speciale a Il Tempo e presto indirizzatasi verso il commento e la riflessione da editorialista senza mai abbandonare, però, l’anima di inviato che torna spesso a riemergere manifestando una sensibilità particolare verso le nuove vicende di popoli e nazioni.
La consegna del Premio si è aperta  con una rievocazione, tenuta da Stefano Folli, della figura di Gaetano Afeltra che, fin dall’inizio, ha accompagnato il Premio con affetto e con la sua straordinaria umanità. Gaetano Afeltra, grande firma del giornalismo italiano, è stato presidente della giuria del Premio fino alla sua morte e ha conosciuto sia Barzini senior che Barzini junior. Venuto a mancare il 9 ottobre 2005 all’età di 90 anni, originario di Amalfi, ha iniziato a lavorare al Corriere della Sera, di cui è stato redattore, redattore capo e vicedirettore. Dal 1972 al 1980 ha diretto Il Giorno, portando il quotidiano al record di 43000 copie vendute in edicola a Milano città. Ha pubblicato Corriere primo amore, 1984; Missiroli e i suoi tempi, 1985; Desiderare la donna d'altri, 1986; Famosi a modo loro, 1988; Com'era bello nascere nel lettone, 1991.
Si terrà, quindi, la lettura dell’orazione civile sul giornalismo scritta da Federico Rampini, vincitore della scorsa edizione. Al termine  si procederà alla consegna del Premio Giornalistico Luigi Barzini all’inviato speciale 2006. A seguire Arrigo Levi e Miriam Mafai dialogheranno con il vincitore sul tema: Europa, un’idea in crisi?
 
La motivazione del Premio Luigi Barzini all’inviato speciale edizione 2006 a Franco Venturini
Nato a Venezia, Franco Venturini continua a orientare il suo lungo viaggio nel giornalismo sullo spirito di una città aperta al mondo e all’umanità.
Con curiosità e capacità di approfondimento, ha sempre sentito il bisogno di essere là dove gli eventi accadono e dove il cambiamento preme per modificare ordini costituiti, spesso violenti e repressivi del nuovo.
Dopo i primi passi nella redazione romana del “Gazzettino”,  inaugura la carriera di inviato speciale al “Tempo”. E’ testimone in scenari che, in situazioni storiche diverse, manifestano una comune tensione democratica contro la chiusura di regimi ormai anacronistici. Così, racconta, in Grecia, la caduta del regime dei colonnelli, in Portogallo, la Rivoluzione dei garofani e, in Polonia, la protesta del sindacato libero Solidarnosc, fino all’ ”autogolpe” del generale Jaruzelski.
Chiamato al “Corriere della Sera”, Franco Venturini si sposta nell’Unione Sovietica negli anni della perestrojka di Gorbaciov.
Rientrato in Italia, indirizza il suo lavoro verso il commento e la riflessione da editorialista. Ed è sempre il respiro della politica internazionale ad attrarre la sua attenzione.
Ma, l’anima di inviato torna spesso a riemergere e lo porta a seguire la grande diplomazia multilaterale dei vertici e a mantenere un contatto regolare con la realtà russa.
E, tuttavia, negli anni manifesta una sensibilità particolare verso il nuovo, storico e strategico, orizzonte in cui vanno a ridefinirsi le vicende dei popoli e delle nazioni di un continente che va dall’Atlantico agli Urali e oltre. Diventa questa la naturale dimensione della sua tensione di inviato, l’Europa. E cioè il difficile e, tuttavia, progrediente processo di integrazione che ne segna il destino.
Conferendogli il Premio, la Giuria, all’unanimità, riconosce la lungimiranza del cammino giornalistico di Franco Venturini e il suo quotidiano, acuto, esercizio di osservatore e interprete di un progetto. E, cioè, della complessa e irreversibilmente nuova realtà in cui viviamo. 
Chi è Franco Venturini
E’ nato il 26 luglio 1946 a Venezia ed è figlio di un diplomatico di carriera. Questa circostanza lo ha portato in giro per il mondo sin dalla più tenera età, e spiega anche perchè Venturini parli cinque lingue.
Franco Venturini frequenta le scuole francesi fino al Baccalaurèat ottenuto nel 1965 con specializzazione in Filosofia. Successivamente si laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Roma con una tesi in Politica economica pubblicata dal Ministero del Tesoro.
La sua attività giornalistica comincia nei primi Anni '70 alla redazione romana del Gazzettino (che per coincidenza è appunto il quotidiano di Venezia) e prosegue poi al Tempo diretto da Gianni Letta dove diventa capo del Servizio esteri e inviato speciale. Segue la caduta dei colonnelli in Grecia, la Rivoluzione dei garofani in Portogallo, e poi per tre anni la vicenda polacca del sindacato libero Solidarnosc e l'autogolpe di Jaruzelski.
Nel 1986 viene chiamato al Corriere della Sera, e dopo pochi mesi assume la carica di corrispondente da Mosca in coincidenza con l'esplosione della perestrojka gorbacioviana.
Rientrato in Italia, dal 1988 Venturini diventa commentatore e successivamente editorialista di politica internazionale del Corriere, mansione che svolge tuttora. Ma non abbandona la sua attività di inviato: segue in particolare la grande diplomazia multilaterale dei vertici, e mantiene un contatto regolare con la realtà russa. Una particolare attenzione Venturini la dedica nel corso degli anni all'evoluzione dell'integrazione europea e alle sue crisi. Franco Venturini è stato insignito della Legion d’Onore, collabora con la BBC e con France Culture e pubblica articoli e saggi su diverse riviste specializzate.
Ha condotto interviste con numerose personalità internazionali, come George Bush, Boris Eltsin, Kofi Annan, Hosni Mubarak, Jacques Chirac e altri e nel 1992 ha vinto il premio internazionale Hemingway.
Il Premio è organizzato dal Comune di Orvieto con il contributo dell’Eni, della San Giorgio Spa e della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.
Un appuntamento che ormai da sedici anni richiama nella splendida città d’arte umbra i nomi più prestigiosi del giornalismo, puntando l’attenzione su una professionalità storica la cui attualità viene fortemente riproposta dalle trasformazioni in corso nel sistema dell’informazione, e soprattutto da un accavallarsi drammatico e convulso di grandi eventi che stanno segnando il mondo.
Il Premio, intitolato al grande inviato speciale del Corriere della Sera, tra i più famosi giornalisti italiani dell’inizio del secolo scorso, approfondisce in particolare il tema della professione dell’inviato speciale e dei cambiamenti ai quali è andata incontro questa figura.
E’ l’occasione per ricordare una delle figure più affascinanti e “avventurose” del giornalismo italiano, ripercorrendo episodi ed eventi passati alla storia, attraversando il racconto di una famiglia e della sua vocazione al giornalismo.
La Giuria del Premio è composta da: Erik Amfitheatrof, Giulio Anselmi, Enzo Biagi, Rodolfo Brancoli, Mimmo Càndito, Paolo Granzotto, Alberto La Volpe, Arrigo Levi, Miriam Mafai, Monica Maggioni, Stefano Malatesta, Igor Man, Ettore Mo, Piero Ostellino, Alberto Ronchey, Paolo Rumiz, Barbara Spinelli, Gian Antonio Stella, Bernardo Valli, Demetrio Volcic.
Hanno vinto le precedenti edizioni del Premio Barzini: Enzo Biagi, Mimmo Càndito, Arrigo Levi, Monica Maggioni, Stefano Malatesta, Igor Man, Ettore Mo, Indro Montanelli, Federico Rampini, Alberto Ronchey, Paolo Rumiz, Barbara Spinelli, Gian Antonio Stella, Tiziano Terzani, Bernardo Valli, Demetrio Volcic.

 


Luigi Barzini, nato ad Orvieto nel 1874, lasciò la sua città nel 1898 e poco dopo cominciò a raccontare i piccoli e grandi fatti del mondo.  “Alcuni suoi reportages, come quello sul terremoto di Messina, sul raid automobilistico Pechino-Parigi e sulla guerra russo-giapponese, sono dei classici del giornalismo viaggiante, anzi del giornalismo senza qualifiche - scrive Ugo Stille - esemplari di una professionalità assai brillante”. Di se stesso era solito dire che era diventato giornalista per caso e in modo strano e inaspettato. Lui che “era nato il più grande giornalista viaggiante” e che per primo applicò l’arte letteraria ai grandi avvenimenti del mondo.
“Luigi Barzini era un avventuroso viaggiatore che, contrariamente a molti altri uomini d’azione, scriveva in modo mirabile. Aveva visto tutti i paesi del mondo, dove era diventato amico intimo di grandi personaggi, testimone oculare dei principali avvenimenti storici, conoscitore di gelosi segreti politici e militari, sapiente scrutatore nelle ombre del futuro” ricorda suo figlio, Luigi Barzini jr, anche lui grande inviato del Corriere della Sera. “I grandi viaggi, le descrizioni di battaglie, le rivoluzioni, il crollo di imperi, le avventure esotiche erano la materia che lo ispirava. (...) Alcune sue pagine sono più memorabili e durevoli di quelle di molti letterati del suo tempo.” Anche perché scriveva quando il tempo non consumava così rapidamente tutti gli eventi e il tempo stesso contava meno. “Articoli e servizi viaggiavano spesso per ferrovia e piroscafo. Non perdevano nulla del loro interesse e si leggevano con avidità anche dopo diversi giorni.”
 
 

 

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