Il dibattito svolto dai vari gruppi consiliari in occasione della seduta "aperta" del Consiglio Comunale tematico sul futuro della Caserma e per lo sviluppo del territorio.
COMUNICATO STAMPA n. 353/05 C.C. del 23.06.05Rifunzionalizzazione dell’ex Caserma “Piave”.
· Sintesi del dibattito del Consiglio Comunale in seduta ordinaria.
Il Consiglio Comunale che ha preso atto del piano economico e finanziario di “Risorse per Orvieto” S.p.A. relativo al progetto di rifunzionalizzazione del complesso dell’ex Caserma “Piave”, terminata la fase di discussione “aperta” a contributi esterni è ripreso con la formula ordinaria.
Di seguito si riporta la sintesi del dibattito svolto sull’argomento, dai diversi gruppi consiliari.
Luca Giardini (AN): “il progetto che abbiamo visto è senza dubbio bello, però voi della maggioranza ci chiedete di valutarlo in cinque giorni, quando voi lo avete ponderato per un anno e mezzo. Quando parlate di dibattito, di confronto, di dialettica voi intende sempre pseudo confronto. Che cosa vi aspettate dalla minoranza? E’ un bel progetto, diciamolo ma, avete deciso voi, da soli! La coesione la volete sulle cose che volete decidere voi e basta senza l’apporto di nessun altro; per certi versi è comprensibile ma allora finiamola con certe ipocrisie e diciamo che chi è al potere decide. Avete deciso di fare della caserma Piave una serie di contenitori di varia destinazione. Avete chiamato esperti, architetti, quindi un esperto della Banca San Paolo che ha quantificare i costi e la resa e alla fine avete partorito un progetto grandioso, affascinante, forse condivisibile però, dico, è fattibile? Intanto, ci vorranno circa 60 milioni di euro da oggi al 2009; la politica di resa del complesso immobiliare è quella della cessione a terzi e l’incasso annuale sarà di 500 mila euro all’anno. Facendo i conti, per rientrare nella spesa ci vogliono 120 anni sempre che troviamo i soldi e che non ci siano imprevisti. Allora, rispetto a tutto ciò il business dov’è? Il guadagno dov’è? Un società di capitali deve guardare al guadagno, qui non c’è niente di tutto ciò. Allora se può essere condivisibile sulla carta, anche se fantascientifico questo progetto poteva essere discusso sotto forma di business plan se aveste avuto il buon senso politico-amministrativo di darci alcuni dati ulteriori: chi vi da i 60 milioni di euro da spendere per questa operazione? Chi sono i partners? Dovevate dire dove troverete i soldi. Avete fatto pre-marketing? Avete accertato che domanda c’è di queste cose che aveva ipotizzato? Quello che promettete corrisponde alle aspettative socio-economiche del territorio? Avete considerato chi prenderà in affitto i beni? Credo che questo piano è tutto meno che un business plan completo. Per ragionare seriamente dovete darci elementi concreti su cui ragionare. Chi rischia in proprio? Preciso che non ho nessuna posizione pregiudiziale ma rilevo che è carente il business plan”.
Massimo Gambetta (DS): “il dibattito si è incentrato su obiettivi positivi. Si tratta di un investimento che cambierà la storia futura della città. La presenza delle forze imprenditoriali e sindacali, l’apertura della CRO dimostra la coesione che esiste intorno al progetto e ci induce a ritenere che siamo nella direzione giusta. Il progetto è certo ambizioso, si basa su cinque linee ben precise che sono state date dal Consiglio Comunale nel 2003 e ci vede tutti impegnati. RPO ha sviluppato, insieme ad altre competenze, un progetto che è stato giudicato all’altezza della situazione. Questo progetto non un punto di arrivo ma di partenza, anche rispetto alla situazione che vive attualmente il Paese. Mi chiedo, con questo progetto, quale sarà la ricaduta economico-occupazionale sul nostro territorio e quante saranno le persone che potranno vedere lo sviluppo sociale? Ci sono gli spazi per valutare attentamente le prospettive di fattibilità di questo progetto. Io ho pensato ad un progetto di fattibilità ed ad business plan basati sulla presenza di persone che vivano sempre e non occasionalmente da turisti in questo centro storico. Alla luce delle proposte che stasera discutiamo credo che questa esigenza sia concretamente contemplata nel progetto 1000/1500 persone per rivitalizzare è il mio. Il momento più difficile della verifica per RPO comincia da adesso in poi. E’ il momento di tradurlo in realtà e per farlo ci vuole coesione politica, contatti, pazienza, lavoro e soprattutto la fiducia dei cittadini. Chiedo ufficialmente ad RPO che quando saranno stati realizzati tutti i contatti necessari il Consiglio Comunale venga informato puntualmente sullo stato dell’arte. Noi siamo favorevoli al progetto”.
Roberto Meffi (La Margherita): “la presenza oggi di forze sociali, parlamentari, cittadini, dimostra l’interesse sull’argomento e l’attaccamento straordinario dei cittadini alla città e alle ex Caserme. Il business plan emerge che RPO a cui va il nostro plauso per aver lavorato bene con competenza e professionalità, è un documento di massima coerente con le linee di indirizzo date dalla passata amministrazione, esso è fondamentale per iniziare la discussione più profonda su temi così importanti come quelli che sono stati delineati. Il nostro ruolo è quello di aprire una fase di grande confronto a partire dalle assemblee elette che sono titolari della rappresentanza dei cittadini, cioè Comune, Provincia e Regione ma essendo questo un problema anche del governo nazionale, la questione deve diventare tema del Parlamento.Ringrazio il Sen. Angius sempre presente sulle questioni importanti di Orvieto come del resto, l’On. Belillo. Vanno, altresì, interessati tutti i parlamentari eletti in Umbria e tutti coloro che dimostrassero un interesse. E’ bene ricordare che la legge speciale è in scadenza mentre non sono finite le emergenze ad Orvieto. Non vi è dubbio che la caserma Piave’ costituisce una priorità. Nei prossimi mesi dovremo essere capaci di allargare il dialogo alla classe dirigente di questa città, e non solo, intendo cioè i partiti politici perché la soluzione della caserma Piave’ non è di centro-destra né di centro-sinistra ma riguarda l’interesse generale di Orvieto, riguarda tutte le forze sociali, economiche, gli istituti di credito. Bisogna quindi realizzare il massimo del consenso possibile, e riempire di contenuti concreti il progetto proposto con ricadute occupazionali tali da permettere ai giovani in particolare, di guardare con speranza ed ottimismo al futuro. Di fronte alla crisi che stiamo vivendo ad Orvieto come in tutta Italia cè bisogno di aumentare i posti di lavoro. Quella del lavoro è una questione complessa a partire dal lavoro femminile e per le categorie descolarizzate. Anche in questo senso, il futuro della caserma Piave è un’occasione da non perdere! Oggi si è rafforzato un percorso iniziato”.
Giancarlo Imbastoni (RC): “Ringrazio i tecnici che hanno reso comprensibile un prodotto come l’ex Caserma Piave’ che per sua natura è complesso. Il lavoro svolto ci permette un approccio al problema abbastanza compiuto. Stasera va fatta una valutazione ponderata decantata dalle enfasi e dai pregiudizi - perché per la mole degli investimenti e per le aspettative che ci sono su questo progetto, oltre al destino remoto della città ci giochiamo anche il destino prossimo per quel che riguarda le cadute occupazionali e per la fase progettuale del futuro della città. Rispetto alla fase passata del progetto Orvieto e del Sistema Orvieto, questo nuovo progetto ci dovrebbe mettere in condizione di completare un ciclo. Dalla prima lettura di questo progetto risulta la sua conformità agli indirizzi dati dal Consiglio Comunale precedente, l’approfondimento va fatto in altra sede. Il progetto ha un respiro e un senso se integrato con quello della infrastrutturazione della città, ce lo impone il dato sui parcheggi, il sistema viario, ad esempio. L’interconnessione fra le strutture evolve in maniera complessa rispetto all’effettiva esecutività del progetto. Se la ristrutturazione di una caserma è già architettonicamente un’operazione complessa rispetto al contesto generale della città, questo progetto avrà vita effettiva quando si potrà relazionare con le esigenze infrastrutturali. Vorrei introdurre anche il tema della infrastrutturalità a livello sociale. Va aggiunta, cioè, anche la scommessa della interconnessione sociale, nel senso che la città ne dovrà trarre l’effettivo beneficio nei termini di una proposta nuova dell’obiettivo Orvieto che non alteri la sua composizione sociale e la interconnessione con i quartieri sottostanti. E’ questa la scommessa vera che fa la differenza. L’obiettivo finale è che il progetto attraversi veramente tutta la città”.
Gianpietro Piccini (PCI): “oggi stiamo vivendo un momento di partecipazione reale, in quanto stiamo parlando di una progettazione in corso d’opera e che si è dichiarata aperta ad ogni contributo. Sicuramente il Consiglio Comunale ed RPO sapranno fare tesoro delle cose dette, il rischio sarebbe, infatti, è che vi possa essere nella prospettiva una fase di rigetto da parte della città. Quindi il metodo della partecipazione è quello giusto per evitare questa evenienza. Certamente ci saranno altre fasi partecipative. Nel suo insieme è un buon progetto, è nella sua fase Esiste lo spazio per la critica e per i suggerimenti. Il presidente della RPO è la stessa persona che da Sindaco portò avanti il progetto Orvieto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non è un caso la sua scelta. Grazie al Progetto Orvieto ricordo che questa città ha fatto un balzo in avanti di notevoli proporzioni, non solo per i palazzi o la Mobilità Alternativa, ma anche per il modo di pensare l’economia, la cultura. Se non ci fossero state questa tappe, criticate anche aspramente, che ne sarebbe stato di Orvieto? Anche chi non è d’accordo su alcuni aspetti, almeno di sforzi di dare un contributo costruttivo. La critica è importante se è costruttiva sforziamoci quindi di avanzare proposte. Si è parlato di chi finanzierà, ritengo che se parliamo di una SpA, è chiaro che saranno le azioni che il Comune venderà per il 49%, restando di sua proprietà il rimanente 51% e pii sarà il capitale sociale che potrà essere aumentato dal capitale di nuovi investitori. Ci sono anche delle proposte intendo fare: 1) va effettuata subito la progettazione esecutiva di uno stralcio funzionale dell’intera area così da poter avere, per analogia, l’ordine di grandezza dell’effettivo costo complessivo della struttura; scegliere subito la progettazione del campus universitario perché stiamo parlando di sviluppo universitario e quindi necessita di soluzioni rapide, e poi darebbe il senso di quel che si sta facendo; 2) iniziare rapidamente una rivisitazione del dibattito sulla Mobilità Alternativa, il bisognosi parcheggi è un problema reale, si pensi al Campo di Via Roma che, comunque non garantirebbe il fabbisogno necessario; 3) il sistema energetico nella Piave sia oggetto di un progetto pilota di energia alternativa miri ferisco all’idrogeno, facciamo in modo di avere un progetto al momento dell’uscita dei bandi dell’Unione Europea. Il progetto, dunque, è condivisibile e di respiro lungimirante, naturalmente andiamo avanti con la necessaria prudenza , ma andiamo avanti! Rinnoviamo la fiducia in RPO e nel suo CdA, riconoscendo la professionalità riversata dai tecnici nel business plan”.
Franco Picchialepri (La Margherita): “il business plan è un’ottima base di partenza su cui lavorare ed il lavoro svolto è stato qualificato. Si prevede l’ipotesi di alcuni poli funzionali integrati fra i quali un polo ex novo il grande auditorium di Vigna Grande, a proposito del quale si ipotizza una progettazione architettonica all’avanguardia che gli conferisca una mutevolezza e permeabilità, allora propongo: perché non pensare a soluzioni di spazi modulari per accogliere iniziative e manifestazioni anche di rilievo sportivo, anche nazionale ed internazionale? Riguardo al piano di fattibilità come si pensa di integrare questo spazio così grande con la città senza questo ne resti una parte a se stante? Poiché si andrà ad intervenire su edifici vecchi, chiedo di dare massima importanza alla fruibilità alla persone diversamente abili di questo complesso. Ribadisco i risvolti economico-occupazionali per il comprensorio e invito tutti a fare la propria parte affinché questo progetto venga realizzato”.
Donatella Belcapo (DS): “quello che abbiamo chiesto ad RPO è quello di essere uno strumento per capire,proporre e agire in questa realtà in trasformazione, ma è importante che diventi una sfida per tutti i cittadini essere protagonisti, attori di questo cambiamento perché non vi sia una mutazione che si subisca ma un progetto che si realizzi. Il progetto deve avere le finalità previste fra cui quella di rispondere alle esigenze degli operatori economico commerciali e culturali locali oltre che di soggetti esterni. E’ necessario promuovere con ogni mezzo l’economia locale pensata come benessere cittadino in termini di qualità della vita, penso alle lavoratrici e ai lavoratori che vedono a rischio il proprio lavoro. Perché il progetto diventi serio è necessario coinvolgere al più alto livello tutti i soggetti istituzionali possibili nonché i maggiori gruppi privati del luogo per capire le ricadute economiche e sociali e soprattutto occupazionali sulla città. E’ opportuno un forte programma politico di trasformazione, accompagnato da promozione e contrattazione, perché il progetto sia fattibile serve, dunque, il coinvolgimento di tutti dal più alto al più basso livello. Sarà utile capire quali finanziatori e investitori saranno compagni di questo viaggio e quale coordinamento serve fra Comune, Provincia, Regione e Parlamento per attivare politiche di incentivazione. La rifunzionalizzazione dell’ex caserma ha una valenza regionale, nazionale e internazionale a questo aggiungerei la presunzione che con questo progetto Orvieto possa diventare almeno città di eccellenza in tutta l’Umbria”.
Fabrizio Cortoni (Altra Città): “E’ positivo il fatto che dopo un anno e mezzo finalmente disponiamo di un documento ufficiale valido di RPO che ci da modo di discutere di qualcosa di più concreto rispetto alle voce che circolavano nella città, sottolineo inoltre che il materiale da consultare ci è stato consegnato in tempo ragionevole e di questo ringrazio il presidente Barbabella che non si è mai sottratto al confronto personale con il nostro gruppo. Il business plan è un’ipotesi di lavoro e da questo punto di vista va considerato, niente è definito. Le scelte fatte già di per sé prevedono diversi scenari, lo stesso Arch. Zorzi ha paventato ipotesi di ulteriori revisioni e definizioni dovute a scelte diverse ma anche a necessità dell’eventuale investitore che ci auguriamo arrivi nella nostra città. Il progetto di massima individua certe necessità, anche se secondo me non lo sono tutte, ma queste necessità dovranno fare i conti con la volontà di chi investirà in questa città. E’ un buon punto di partenza su cui potremo lavorare, certo avrei preferito esaminare, oltre alla valutazione dell’immobile, il progetto di investimento di un soggetto esterno, di qualcuno avesse già presentato una ipotesi di utilizzazione della caserma o vedere chi investirà. Era quello che in un anno e mezzo RPO poteva aver fatto. Si è parlato di unitarietà del piano di rifunzionalizzazione di tutto il complesso, che è anche il nostro cavallo di battaglia, questa visione deve essere ampliata nel momento in cui si parla di servizi ed interventi nel sociale per la nostra città. La funzione dell’ex caserma comporta delle ricadute nel contesto sociale della città che debbono essere visti anche in funzione della popolazione che risiede nel centro storico. Come vedere, ad esempio, l’utilizzazione della caserma staccata completamente dalla piena rifunzionalizzazione dell’ex Ospedale? Su questo tipo di visione integrata invito ancora di più a riflettere. C’è qualcosa che va visto a mio parere per i servizi alla città, ad esempio per il commercio e di tipo sociale di cui mi sottoporrò una proposta al CdA di Risorse per Orvieto. Concludo dicendo che l’auspicata unità della città è stata tradita nel momento in cui è stato insediato il CdA di RPO insediato con il concetto della lottizzazione, ben diverso sarebbe stata l’opinione della comunità se fosse stata presente anche la rappresentanza dell’opposizione, il nuovo Sindaco ha la possibilità di rimediare a questo e lo invito a considerare la presenza della minoranza sia in questo ambito come ad altri analoghi momenti decisionali”.
Marco Frizza (DS): “Ci troviamo di fronte ad nuova scommessa di Orvieto in termini di occasione di sviluppo per l’economia e l’occupazione e la caserma è un punto di ricaduta fondamentale. I nostri antenati ci hanno lasciato segni significativi di coraggio dicendoci che si può osare come il duomo o il Pozzo di San Patrizio. Oggi dobbiamo nuovamente osare, capire la nuova scommessa che mettiamo in campo attraverso le caserme, ricercando il consenso necessario alla realizzazione delle opere e il consenso dei cittadini. Dobbiamo capire quale è la scommessa che mettiamo in campo. Si tratta di far comprendere che, come nel 1934 attraverso la caserma si creò un’occasione di sviluppo economico della città anche oggi essa costituisce un’opportunità in tal senso sia per Orvieto che per l’Orvietano. E’ buono il lavoro fatto da RPO, ma questa nuova opportunità deve coinvolgere tutta la cittadinanza che è molto attenta a ciò che si realizza nell’area di Piazza Cahen, una zona particolare. Oggi si apre una discussione importante che coinvolge il cuore di tutti”.
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