Il dibattito nella seduta "aperta" del Consiglio Comunale tematico sul futuro della Caserma e per lo sviluppo del territorio.
>>>>continua COMUNICATO STAMPA n. 352 C.C. del 23.06.05
Stefano Cimicchi (Presidente del “Centro Studi Città di Orvieto”): “quando si da vita ad una progettualità così ampia ed estesa occorre affrontarla con il massimo dibattito e con il più ampio consenso. Credo che aver realizzato una società di gestione come RPO di questa parte del patrimonio immobiliare della città, è un fatto importante già nel metodo, perché in essa si realizza e si può realizzare anche con modifiche, qualora il Consiglio Comunale lo ritenesse opportuno, il massimo dell’unità di intenti della città stessa. Per questo io ho diffidato e diffiderò sempre dall’idea che spesso riaffiora di affidare la gestione di fenomeni come questi a soggetti esterni. E’ una soluzione fin troppo facile, tanto che, talvolta, può diventare sospetta. In senso più stretto rispetto al mio impegno attuale, ritengo che un se un limite c’è stato nel dibattito orvietano anche intorno alla progettualità che si è sviluppata nel corso degli anni progettualità che, si badi bene, si è concretizzata negli anni in decine e centinaia di miliardi che si sono riversati sulla nostra città (si potrebbe vedere se il PIL e la ricchezza complessiva dipendano da trasferimenti dall’esterno o dalla reale ricchezza sul territorio di cui si fa un gran parlare sia per Orvieto che per l’Umbria e per l’Italia), allora diffido chiunque dallo stigmatizzare in negativo la capacità progettualità di alto livello che non scambiare i limiti oggettivi con i limiti soggettivi. Se ci sono pezzi dell’economia che non tirano, oltre ad esserci una recessione ed una crisi internazionale come è noto, ciò non significa che in altre forme di economia se vi fossero stati altri soggetti e capacità di innovazione, questi non avrebbero potuto esprimere il meglio. Il punto cardine è che Orvieto nel corso di questi anni, non solo ha ribadito un proprio ruolo all’interno di un’area vasta e complessa ma si è ridata dei ruoli che ha perso in centinaia di anni della propria storia e per me resta un punto fondamentale l’ex caserma Piave al fine di ristabilire una gerarchia di territori fatta di aspetti qualitativi intrinseci ed estrinseci di chi pensa in grande un futuro più ambizioso. L’Economia della conoscenza, l’università, lo sviluppo di questo settore è fondamentale per disegnare una nuova strada dello sviluppo. Gli urbanisti la chiamano la teoria della metropoli di seconda generazione’, certe valutazioni e dimensioni del passato appartengono al passato e sono irripetibili, una città ha oggi standard ed esigenze diverse. Tuttavia Orvieto come l’Umbria può essere un meraviglio campus dove ospitare tanti studenti che sostituendo, anche qualitativamente, la popolazione militare possono dare nuova linfa e nuova economia alla nostra città. Dopo averla fondata insieme ad altri amministratori che prima di me l’hanno anche amministrata, l’Università ad Orvieto ha potenzialità enormi che possono cambiare il dato reale economico della nostra città e anche del territorio in una unità seria, sincera con tutti i Comuni del comprensorio dove pure continua su infrastrutture di prima grandezza. Come Centro Studi Città di Orvieto insieme ad RPO abbiamo presentato dei progetti attinenti al sistema formativo. Il polo tecnologico sul digitale, il polo di formazione sulla sicurezza alimentare un filone questo molto più avanzato della vecchia concezione dello slow food, e poi l’economia del benessere, la psicologia della salute sono certezze. La città deve crederci, devono crederci gli imprenditori e le banche. Con pochi investimenti si possono fare numeri superiori al passato. Ci sono risorse materiali e immateriali per gestire questo tipo di sviluppo. In conclusione si deve cambiare il passo e l’idea di come si affrontano certe crisi”.
Gianpaolo Antoniella (Assessore Provinciale TR): “porto il saluto del Presidente della Provincia, Cavicchioli e dell’amministrazione provinciale. Il metodo attivato con questa seduta aperta è positivo per dare a tutti i soggetti la possibilità di portare il proprio contributo. Evidentemente possono esserci modifiche al business plan essendo stato concepito il progetto di rifunzionalizzazione dell’ex Piave come un dinamico. L’ex Caserma ridisegnerà l’economia ed un volto nuovo della città di Orvieto ne siamo convinti. C’è la necessità di una sinergia delle istituzioni e degli altri soggetti presenti sul territorio, per questo come A.amministrazione Provinciale andremo ad approfondire il progetto e dando sin da ora la nostra disponibilità attiva nella sua realizzazione. Giungere in due anni alla presentazione del business plan è già un importante traguardo conseguito. Dobbiamo tenere presenti altri scenari come quello della grande viabilità e della Mobilità Alternativa si che si intrecciano con questo progetto. Il lavoro svolto è un lavoro importante, vi saranno altri momenti di approfondimento, incontri ulteriori tra Risorse per Orvieto Giunta Municipale di Orvieto e Giunta Provinciale per discutere nel merito. Come Amministrazione Provinciale siamo pronti a fare la nostra parte”.
V. Sindaco Carlo Carpinelli: “Oggi gettiamo le basi per un ragionamento che ci proietta nel futuro di Orvieto, ragionando di un pezzo significativo della nostra economia. Qualcuno ha parlato di economia assistita, chiedendosi se è stato utile, e quali risultati ci sono stati per Orvieto attraverso la gestione della legge speciale. Per alcuni aspetti questo è vero, basta ripercorrere la storia di Orvieto nel secolo scorso; sin da quando fu costruita la Caserma, rappresentò una risposta data da un’istituzione centrale permettendo alla nostra collettività di uscire da problemi di sottosviluppo e povertà del territorio. Nel dopoguerra, negli anni difficili della ricostruzione, la costruzione della diga e dell’Autostrada e da ultimo della Ferrovia veloce, hanno consentito alla nostra collettività di affrontare senza grandi traumi quel passaggio necessario e indilazionabile dal sistema basato solo ed esclusivamente sull’agricoltura ad altre ipotesi economicamente rilevanti; è nata una classe operaia che poi si è spostata nel mondo, ma i figli di quella classe operaia hanno potuto rappresentare un tessuto culturale e intellettuale che rappresenta oggi uno dei patrimoni più significativi della nostra collettività. Lì abbiamo potuto trovare le risorse, la capacità di saper interpretare. la capacità di sapersi interrogare e proiettare nel futuro, con un progetto Progetto Orvieto che ha segnato la storia degli ultimi venti anni della nostra città. L’idea sola ed esclusiva del Progetto Orvieto non era sufficiente e allora in relazione a un’idea e a un’intuizione si sono dovuti costruire, via via, alcuni elementi che hanno potuto poi concorrere tutti insieme a creare un contesto; ed ecco l’intuizione della città unita,la necessità di collegare la città ai propri quartieri, e quindi l’altra intuizione della città sistema, cioè di soggetti che fossero in grado di dare risposte operative alle varie esigenze. Tutto ciò ha portato alla città sistema, alla città del buon vivere dove le istituzioni e i cittadini possono vivere e lavorare insieme concorrendo a realizzare un sistema sociale, cultura ed economico occupazionale basato sulla qualità della vita. Dalla città sistema è nata, dunque, l’idea profonda della città del buon vivere che non va ridotta al concetto di lentezza; la città del buon vivere è la città dove i cittadini possono vivere e lavorare in pienezza delle proprie disponibilità e capacità. E’ la città dove la stessa vivibilità ambientale deve dare una risposta soddisfacente, dove esiste una economia in grado di consentire tutto ciò. Oggi siamo di fronte ad una sfida innovativa ed estremamente importante per il nostro futuro: non possiamo più contare solo ed esclusivamente su quegli apporti esterni che sono stati rappresentati nella nostra storia dal finanziamento per la realizzazione delle caserme,la diga, l’autostrada, la ferrovia veloce fino ai finanziamenti per la tutela della Rupe. Ciò significa che, mentre chiediamo con forza rispetto alla nostra capacità progettuale la massima attenzione delle istituzioni: Provincia, Regione, Governo Centrale e Parlamento, al tempo stesso l’elemento fortemente innovativo è quello di mettere in campo una capacità endogena di idee, progettualità, risorse. Il punto di passaggio sta nel pensare strumenti operativi al passo con i tempi ed inserire elementi di dinamismo, anche locale anche dei nostri concittadini, allora perderemmo la sfida, dimostrando di non saper fare quel salto che la contigenza ci chiede. Quindi una città compatibile sotto il profilo della vivibilità e dell’economia. E’ questo il senso altro della dialettica che abbiamo di fronte che vogliamo affrontare con tutta la nostra collettività perché solo dalla condivisione di un progetto si potrà vincere la scommessa senza che poi, in corso d’opera ci possano essere i frenatori con riserve mentali sulle scelte che sono state fatte. Stasera siamo partiti bene perché, nella fase di inizio di un percorso, sono rappresentate le varie istanze che fanno ricca la nostra città: sindacati, imprenditori, mondo del credito. Il miglior auspicio che possiamo fare è che quella contrapposizione storica che vedeva due poteri contrapposti - potere economico e politico oggi, su un progetto innovativo trovano un punto di incontro”.
Sen. Gavino Angius: “ci troviamo di fronte ad un grande progetto per il futuro di Orvieto. Opportunità è stata la parola più usata sinora nei vari interventi, opportunità per la città di delineare il proprio futuro. E’ importante che si discuta in questo modo del futuro della città e ne do atto al Sindaco e all’Amministrazione, è importante interloquire in modo aperto con tutte le componenti della città sociali, economiche, produttive così come è fondamentale una interlocuzione attiva con tutte le istituzioni. Non si parte da oggi rispetto al tema all’ordine del giorno; quella di oggi è però una giornata importante. L’uso che verrà deciso della caserma Piave verrà deciso ad Orvieto dalla città di Orvieto determinerà i caratteri di crescita di questa città nei prossimi decenni, certamente per le dimensioni e la portata del progetto lo sarà per l’intero territorio e, secondo me, dell’Umbria per i prossimi anni. Se quelle premesse che sono state gettate con il lavoro svolto, qui si sta lavorando per un progetto che avrà un rilievo e una portata di carattere nazionale. Si è parlato del futuro e del ruolo che le nuove generazioni possono avere per la città. E’ forse questo l’aspetto più bello, fatemelo dire, questo progetto del quale state discutendo: la sua proiezione nel futuro, la volontà che si esprime attraverso le idee di frequentare il futuro’. Cambia la storia di questa città. State discutendo, non credo esagerare, di una vera e propria svolta da imprimere non solo nella vita economica, sociale e culturale ma anche sotto il profilo storico. RPO ha trasmesso alla città delle idee in un progetto importante. Ad esso sono state mosse due critiche esattamente opposte: troppo generico’ e troppo preciso’. E’ questo anche lo spirito di questo Consiglio Comunale. Proprio questi due opposti mi inducono a dire che,probabilmente il progetto va bene. Non è un artifizio dialettico, ma se due posizioni così estreme si sono così apertamente manifestate, allora vuol dire che c’è lo spazio per lavorare, per integrare, arricchire, correggere. E’ importante quell’impulso alla crescita, alla visione integrata dello sviluppo che è stata evocata. L’attuale crisi economica del Paese è grave e persistente, di vera e propria recessione caso unico in Europa e siamo in presenza di un dissesto dei conti dello Stato, siamo cioè sotto osservazione delle autorità finanziarie monetarie internazionali, per cui questo stato di cose non consente né alle Regioni, né alle Province né alle città di sperare in un sostegno esterno aggiuntivo che in altri momenti potevamo sperare di avere. Mancano le risorse! Chi vuole progettare il futuro, allora ha il dovere, in tempi rapidi bisogna di utilizzare le risorse che ha: la fortuna della Città di Orvieto è in questa fase di difficoltà le si presenta questa occasione, il tesoro scoperto, patrimonio disgelato che naturalmente sapevate di avere ma che oggi da delle opportunità. Il compito nostro è quello di lavorare per attirare ad Orvieto risorse umane, energie, imprese per fare di Orvieto un polo di eccellenza della cultura, della economia, del turismo. Non si discute solo della destinazione d’uso di una caserma, ma di qualcosa di molto più importante. Chi evoca il rischio della perdita dell’identità di una città e di un territorio, ebbene questo rischio c’è sempre e penso che bisogna stare attenti. Nella fase della globalizzazione di tutto, la sfida dell’identità di una città nel futuro sta nella sua capacità di vita, nella sua missione, nella sua capacità di attrazione. Ha un senso essere arrivati a questo punto, riaprire la discussione su un concorso di idee o leggi speciali di finanziamento? E soprattutto, finanziate come? Dovremmo azzerare tutto e tornare indietro? Semmai sarebbe più utile lavorare su come contribuire, ciascuno dal proprio punto di vista, per integrare, suggerire apporti, correzione e integrazioni. Il solo vincolo da mantenere è quello della unitarietà del piano. E’ stato avanzato un bel progetto che ridisegna i caratteri di questa città importante per storia, cultura e tradizioni. La mia opinione è di un bel progetto che coniuga antico e moderno e che registra un senso di protagonismo delle forze sociali, economiche, culturali di Orvieto che intendono esercitare nella definizione ed attuazione del progetto. Negli anni, ad Orvieto, sono state fatte scelte lungimiranti. Questo progetto ha un significato per l’Umbria e il Centro Italia, c’è una visione aperta, moderna, innovativa della crescita; è un progetto che si radica nel territorio e nella sua storia e valorizza le sue vocazioni. Vale la pena di sostenere questo lavoro anche se in maniera critica e propositiva. Quel che farò nel rispetto delle scelte istituzionali, darò una mano e sosterrò la realizzazione di questo progetto, essenziale però sarà la coesione massima che ci deve essere nella città”.
Sindaco Stefano Mocio: “ringrazio calorosamente le persone intervenute nel dibattito, i rappresentanti istituzionali e parlamentari che non hanno voluto mancare in un momento così importante per la nostra città. Non nascondo di sentire la grande responsabilità di Sindaco di Orvieto, per una cosa che riguarda il futuro delle generazioni che verranno in questa città. Ho ascoltato tutti gli interventi estremamente importanti a partire dal quello del Presidente di RPO, Barbabella ha tracciato le linee guida del progetto, un progetto che ha rispetta la convenzione, lo statuto e le linee guida che questo Consiglio Comunale gli ha assegnato in maniera chiara con un documento approvato. Il lavoro fatto dal Consiglio di Amministrazione e dagli esperti fa emergere uno studio profondo caratterizzato da numerosissimi incontri ed azioni di premarketing fatte dal precedente Sindaco Cimicchi, da me e dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione, che hanno permesso di tastare il polso del mercato. Le cose contenute nel progetto incontrano l’interesse e le manifestazioni di volontà di tanti privati che apprezzano il lavoro dando la loro disponibilità a lavorare in questa direzione. Il progetto ricalca il modello di sviluppo che Orvieto si è data negli ultimi decenni e che nel Sistema Orvieto ha trovato il suo compendio il suo sviluppo fondante. Pensare al lavoro fatto da RPO come qualcosa di avulso dal resto del territorio e del Centro Storico sarebbe impensabile, inaccettabile ed incredibile le interrelazioni che vengono realizzate in quella porzione di città hanno evidentemente delle ripercussioni forti in tutto il restante tessuto urbano di Orvieto, penso ad esempio al dibattito che presto il Consiglio Comunale dovrà affrontare sulla destinazione d’uso dei palazzi e dei luoghi pubblici della città, alle tematiche della mobilità e della circolazione di cui ci occuperemo proprio lunedì 27 giugno in un Consiglio Comunale aperto, dedicato alle grandi infrastrutture viarie. Questo progetto oggi ci dice che i flussi generati ed attratti dalle attività che vi troveranno collocazione, comporteranno volumi di domanda di sosta tali da essere rivisti oggi nell’ambito di una riflessione più ampia del piano del traffico. Lo abbiamo più volte detto e ciò conferma la fondatezza e l’importanza di costruire il parcheggio di Via Roma perché come è chiaro, i posti auto che riusciamo oggi a reperire dentro l’ex Caserma non sono sufficienti addirittura per le attività che dovranno essere realizzate all’interno di quello spazio, senza tenere conto delle esigenze dei cittadini, dei residenti e dei posti a rotazione per le attività commerciali. E’ chiaro che il progetto non può essere visto dentro le mura dell’ex Caserma - che per fortuna stiamo abbattendo - ma deve essere visto spalmato all’interno della città. Questo lavoro ha anche il suo cronoprogramma, stasera prendiamo atto di un primo importante lavoro e di progetto dinamico, che non può essere altrimenti concepito. Ci sono delle grandezze variabili che debbono essere ovviamente definite penso all’Università, alle autorizzazioni che dobbiamo avere rispetto al progetto universitario è chiaro, quindi, che questo programma deve essere dinamico; esso rispecchia il programma di governo del Sindaco e della coalizione che hanno inteso improntare al metodo della dinamicità i propri progetti che, di volta in volta, devono essere visti attraverso una attività di verifica e partecipazione.E’ così per il progetto Ambiente e lo sarà per progetto Anziani. Una cosa è certa: tutti possono e debbono concorrere a questo lavoro, la maggioranza non può chiudersi in se stessa, il dibattito è fondamentale però la maggioranza ha il compito di governare, quindi ascolteremo tutti; ci sono stati interventi utili certamente non ci possiamo permettere di accettare azioni di chi vuole frenare e ricominciare il daccapo il lavoro. La Caserma non può restare per anni a marcire, al più presto essa deve dare i suoi frutti, dobbiamo governare questa fase delicate ed importante, facendo presto e bene. Il Progetto Orvieto ha avuto in sé intuizioni che rimangono centrali, importantissime per lo sviluppo positivo di questa città, ma come tutti i progetti vanno collocati nel loro periodo storico; dopo il Progetto Orvieto credo non vada dimenticato il Sistema Orvieto e della sua gestione che ha rappresentato anche il passaggio di un allargamento della base sociale di questa città e che ha comportato anche la nascita della grande progettualità portata avanti dal centro-sinistra organico, in questi anni. Oggi dobbiamo lavorare per andare ancora più avanti per collocare storicamente anche quel progetto e collocare il nuovo progetto di città del futuro. Dobbiamo andare avanti facendo propri le intuizioni del Progetto Orvieto e del Progetto Gestione del Sistema Orvieto e dobbiamo andare avanti per scrivere il futuro di Orvieto dove le caserme hanno un posto imprescindibile. Andremo a realizzare un progetto che avrà elementi di discontinuità ma anche di continuità. Ci aspetta un lavoro importante che non potremo fare da soli. Su questo importante progetto chiameremo a lavorare insieme le personalità che in questi anni hanno frequentato la nostra città, ma soprattutto la Giunta Regionale, la nostra Presidente Lorenzetti ed il Parlamento ed il nostro Senatore di Collegio. Insieme con questi soggetti riprenderemo un altro tema fondamentale che è quello del rifinanziamento della legge speciale. Molti non ricordano il passaggio dall’economia delle caserme all’economia del turismo un passaggio che ha costato sacrificio ma anche grandi risultati - vedi la ristorazione locale attuale e lo hanno fatto anche i cittadini. Gli imprenditori hanno ben operato in questa città, certamente daranno un contributo fondamentale per il riuso della caserma e ritengo che RPO dovrà fare ogni sforzo possibile per coinvolgere l’imprenditoria locale. Certo la nostra è una società pubblica, segue le regole della società pubblica, le scelte che faremo saranno fatte con atti ad evidenza pubblica, però bisognerà lavorare affinché gli imprenditori, gli intellettuali, gli storici, gli psicologi della salute che hanno vissuto e vivono questo modello di gestione della città, possano dare il loro contributo materiale e immateriale. Le critiche avanzate sono importanti, ne dovremo tener conto, nel momento in cui definiremo le azioni e gli usi di quella struttura dovremo utilizzare la formula dei tavoli di concertazione rispetto alle scelte anche perché, ovviamente, il lavoro che si sta facendo è per far crescere la città e non per tirare una presunta coperta corta da una parte o dall’altra”.