Il dibattito nella seduta "aperta" del Consiglio Comunale tematico sul futuro della Caserma e per lo sviluppo del territorio.
COMUNICATO STAMPA n. 352/05 C.C. del 23.06.05Rifunzionalizzazione dell’ex Caserma “Piave”.
· Sintesi del dibattito “aperto” ai soggetti istituzionali, alle categorie economiche e sociali, alle associazioni e ai cittadini.
Di seguito si riporta la sintesi del dibattito del Consiglio Comunale aperto sul tema della rifunzionalizzazione del complesso dell’ex Caserma “Piave”, riguardante la presentazione del piano economico e finanziario da parte del “Risorse per Orvieto” S.p.A.
In apertura di seduta il Presidente del Consiglio Comunale, Evasio Gialletti ha detto: “questa seduta tematica del Consiglio Comunale è aperta al contributo dei parlamentari, dei rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria e di tutti i cittadini che presenti in aula che vorranno esprimere una fattiva quanto essenziale collaborazione ad un progetto che faccia di Orvieto, oggi, ciò che la caserma Piave fece negli anni ’30, ossia un volano dell’economia orvietana. Si tratta di un’occasione di discussione importante che il Consiglio Comunale ha inteso proporre per fare il punto sul progetto di massima sul piano economico finanziario di fattibilità che verranno illustrati dal presidente di Risorse per Orvieto S.p.A. Con questa iniziativa pubblica si conclude la prima fase di un percorso iniziato circa due anni fa, con la definizione delle linee guida scaturite dai Consigli Comunali aperti del 12 marzo e del 17 luglio 2003, quando cioè l’idea cominciava ad assumere contorni definiti ed il progetto diventava sostanza. E’ veramente importante il contributo e la collaborazione di tutti perché proprio su questo Risorse per Orvieto si attesterà, tenendo conto dei suggerimenti e delle proposte che andranno nella direzione di una città che risorge e che come elemento prioritario ha dinanzi il buon vivere sociale, economico e culturale dei cittadini orvietani. I cardini di lavoro sono conseguenti a quanto stabilito dalle linee guida che sono state la base dello studio prodotto per una adeguata rifunzionalizzazione di quell’area creando, un’area interconnessa con il territorio. La fase che oggi ci apprestiamo a discutere è totalmente flessibile nel senso che si tratta di una operazione di fattibilità”.
L’illustrazione del lavoro svolto da R.P.O. è stata svolta dal Presidente della S.p.A. Franco Raimondo Barbabella a cui sono seguiti gli interventi del tecnici e consulenti che hanno lavorato alla progettazione e alla stesura del piano economico e finanziario (vedi comunicati n.ri 350 e 351 precedenti).
Sintesi del dibattito in seduta “aperta”:
Giovanni Guariglia (Presidente CRO: “premetto l’interesse del nostro istituto per l’intervento sull’ex caserma concretizzatosi con l’ingresso di CRO / SpA in Risorse Per Orvieto rompendo un isolamento secolare ed intraprendendo un percorso nuovo, propositivo teso a collaborare con istituzioni pubbliche. A suo tempo, mi espressi sulla rifunzionalizzazione dell’ex Caserma pensando a questa ipotesi come un grosso problema per Orvieto, non cambio idea, tuttavia il business plan mostra i segnali di un’occasione per migliorare la vocazione di Orvieto turistica e città congressuale. Condivido in pieno le scelte progettuali con un avvertimento: non è una camicia di forza ma può essere adattata Condivido i primi interventi che si stanno facendo nell’ex Piave’ per far riappropriare gli orvietani di quel complesso”.
Sergio Spadoni (Pres. Associazione industriali di Orvieto): “porto il saluto dell’Assoindustria di Orvieto e del Presidente provinciale, Salvati. La riqualificazione dell’ex Piave’ è un passo importante per un maggiore sviluppo industriale di Orvieto e dell’Umbria ambito nazionale. Pensiamo ad una economia basata principalmente sul vino e sul turismo, favorita da collegamenti viari, certamente da potenziare, che può e deve giocare la carta dello sviluppo avanzato. Il progetto che ci è stato presentato risulta globalmente positivo, non possiamo ancora valutare positivamente o negativamente il documento economico e finanziario che ci riserviamo di approfondire in sede di direttivo di Confindustria”.
Cristina Crisci (Confesercenti): “L’ex caserma può rappresentare una delle principali possibilità di sviluppo armonico del territorio, poiché la disponibilità di volumi così consistenti sulla rupe significa ridisegnare il profilo economico e culturale della città e dell’intera area circostante; è pertanto fondamentale il ruolo che devono assumere le singole realtà. Il ruolo di Confesercenti è di individuare possibilità di sviluppo, dirette o di indotto e i possibili rischi connessi, tentando di indicare correttivi. Il polo universitario appare uno dei principali settori su cui occorre insistere per uno sviluppo reale e vitale di questo territorio. Siamo consapevoli che la predisposizione di servizi per lo svolgimento di una normale attività universitaria avrà un forte impatto sul mercato locale, sia sul commercio al dettaglio che sul mercato immobiliare, sia sull’accoglienza che su tutto il settore dei servizi. Individuiamo la necessità di un progetto globale che non prescinda dalla immagine di città slow’ tanto duramente costruita e che coinvolga il maggior numero possibile di aziende. Nel campo della ricerca scientifica sulle nuove tecnologie ed i rischi connessi a tali operazioni, auspichiamo che la scelta delle tipologie tecnologiche di ricerca su cui puntare, sia accurata ed oculata. Il settore congressuale, infine, cerca di darsi da fare da anni continuando però a soffrire in termini di spazi e di accoglienza. Uno sviluppo turistico strettamente legato al settore congressuale potrebbe diventare un’arma a doppio taglio se non gestito con oculatezza. Non va dimenticato infatti, che la disponibilità di nuovi spazi qualificati nell’area di piazza Cahen e tutti i servizi ad essi collegati potrebbe rendere quell’area avulsa dal resto della città, spostando drasticamente il polo di attrazione verso quell’ingresso della città (pensiamo alla necessità di non penalizzare il quartiere medievale) ma lavoriamo per realizzare uno sviluppo turistico armonico. Confesercenti chiede di poter prendere parte assieme ad altre associazioni di categoria, ai tavoli di concertazione per poter decidere in merito alle direttive per salvaguardare sia le imprese già esistenti che le nuove necessità connesse alle future destinazioni d’uso dell’area. Chiediamo con forza un impegno serio e preciso da parte delle amministrazioni per la predisposizione di infrastrutture adeguate al fabbisogno di tutti i cittadini e non che, direttamente o indirettamente, fruiranno degli spazi della ex caserma, della città in generale e di tutto il territorio”.
Antonio Barberani (Coordinatore di Forza Italia): “al destino del casermone si allaccia lo sviluppo futuro di Orvieto. La nostra scelta di stare fuori da RPO è stata vincente. C’è un errore concettuale di partenza: considerare quel sito uno spazio volumetrico da riempire. E’ stata trascurata una verità forte e scomoda: la città ha perduto identità in termini di patrimonio di valori civili, sociali, religiosi che permeano i fenomeni sociali, economici e di comportamento. Preliminarmente si doveva definire l’idea di città che vogliamo. Non si sostituisce l’identità di una città con un’idea, con un programma, ma ogni progetto deve riflettere l’identità della città, pena scelte frammentate, improvvisate, o peggio di consenso. Il problema delle aree dismesse (caserme, opifici) c’è in tutte le città: non si risolve il problema con l’idea geniale seppure volenterosa, ma con un approccio diverso metodologico; per questo abbiamo proposto, anni fa, il concorso di idee. La Fondazione CRO poteva farsi carico di questo. Orvieto deve stimolare la progettualità innovativa e spregiudicata: se l’ipotesi del concorso internazionale di idee è stata fatta per una parte del progetto (per il teatro di Vigna Grande) perché non farlo per l’intero progetto. Il problema vero della città e del territorio è ridare slancio ad una economia depressa con un nuovo progetto di rilancio di tutta la Città. Occorre rilanciare l’idea della Legge Speciale. Il ruolo dell’opposizione deve essere intransigente quando è in gioco il destino economico di Orvieto. Siamo disponibili ad un confronto costruttivo sulle questioni che riguardano le grandi scelte in grado di condizionare la storia stessa della nostra città (riconversione dell’area della caserma, grandi infrastrutture, viabilità) a patto che si ricomincia da capo in fretta. La sfida lanciata dal Segretario DS in questi giorni è quella di giocare a carte scoperte”.
Andrea Scopetti (Associazione Altra Città): “le scelte di Orvieto degli ultimi anni mancano di un disegno complesso e organico e sono tutte improntate alla logica della spesa per la spesa’ anziché a quella della spesa per l’investimento’. I soldi sono stati spesi perché c’erano, da una classe dirigente che poi non si è preoccupata di verificare l’efficacia. Questo modo di operare non è accettabile per il passato,né per il presente e il futuro. Chi ha amministrato in questo modo non ha alcuna credibilità ed affidabilità per attuare una qualsiasi iniziativa a carattere economico in questa città. Avremmo voluto trovarci di fronte ad un business plan con obiettivi strategici chiari e proposte precise e analitiche per la loro attuazione concreta, un business plan redatto con il contributo degli investitori pronti a finanziare le operazioni proposte, ci troviamo invece di fronte ad un piano economico e finanziario fumoso, generico, inaccettabile dopo circa 18mesi di attività. Non si comprende che modello di gestione RPO voglia adottare, chi saranno i soggetti che dovranno contribuire alla copertura finanziaria degli investimenti stimati in 55 milioni di euro e in che misura il Comune dovrebbe partecipare e così via sono molteplici che cose che non si comprendono in termini di tempi di attuazione degli obiettivi fissati, chi sono i soggetti che si assumono la responsabilità di realizzarli dichiarando sin da subito la volontà di dimettersi nel caso di mancato conseguimento degli stessi. C’è il rischio tutt’altro che remoto di trovarsi di nuovo di fronte ad un modo di agire sprovvisto di una visione di ampio respiro che porta alla costruzione dell’ennesimo contenitore estremamente costoso ed inutile per a collettività. Affinché Risorse per Orvieto sia effettivamente una risorsa per la città, sarebbe auspicabile che il Il CdA si avvalesse delle migliori cervelli orvietani che hanno maturato una significativa esperienza in vari settori; la stessa RPO non pare rispondere a queste caratteristiche quanto piuttosto alla solita politica di lottizzazione”.
Sara Proietti (privata cittadina): “Esprimo rammarico per il fatto che i giovani sotto i 30 anni sono pochi a seguire questo interessante dibattito. In realtà a me pare che si è molto parlato del futuro dei giovani di questa città, allorquando viene presentato un progetto estremamente illuminato. In prima persona, posso testimoniare la grande difficoltà a ritornare a lavorare ad Orvieto dove non ci sono offerte di opportunità di lavoro per profili molto qualificanti per la città, in questo caso mi riferisco al comparto turismo dove io opero. Ribadisco che a mio parere il progetto presentato da RPO è un progetto che da certezze di investimento”.
Giuseppina Barloscio (Verdi - Orvieto): “dall’esame dei documenti prodotti da RPO sulle linee di indirizzo si è nuovamente persa l’occasione di dare ad Orvieto quelle identità paesaggistiche e culturali che le sono proprie penso ad Orvieto come Città della Musica. Mi chiedo chi finanzierà questa operazione? Ad un anno e mezzo di insediamento e di spese della società vista la situazione di crisi generale del Paese, dall’avvio degli studi risulta un piano di fattibilità a cui manca il riferimento al come faremo fronte a quei costi. Certamente RPO ha svolto bene il ruolo che le è stato indicato, mi ritengo tuttavia preoccupata per l’assenza di visibilità dei finanziatori e per i tempi di realizzazione della rifunzionalizzazione che vedo troppo dilazionati, troppo rarefatti. Si può parlare correttamente di business plan senza conoscere i finanziatori? Mi auguro che con la volontà di tutti si riesca a stringere i tempi nell’interesse del futuro dei giovani”.
Marino Capoccia (Segretario DS Orvieto): “la discussione odierna nell’ambito del percorso politico istituzionale che decideremo e gli atti che ne conseguiranno, segna l’avvio concreto del processo di riuso di un patrimonio che ha fatto la storia di questa città nel secolo scorso. Una cresciuta con la presenza dei militari sui quali era stato costruito un indotto economico, quindi condizionata nel bene e nel male dalla caserme. Ma la città è viva pertanto così come ha superato altri momenti di crisi supererà anche quella attuale vedi la vicenda MCO. Abbiamo saputo difendere e mantenere viva la competitività della nostra città, abbiamo una immagine di Orvieto nel mondo; in rapporto a ciò servono oggi scelte coraggiose sapendo che è aperta una sfida con noi stessi da parte di tutti i livelli di governo della città, della provincia, della regione e del Paese. Un’altra annotazione riguarda il dibattito politico di questi giorni, ebbene: il ruolo che i Democratici di Sinistra esercitano nella società orvietana ci vede impegnati su una politica modulata sugli interessi della gente e non sugli interessi particolari, che assume la discussione come metodo di confronto e la collegialità come metodo di decisione, che vuole parlare e per poi agire, che vuole affermare una nuova classe dirigente diffusa, nuova nei metodi, nelle azioni, nelle persone che non pretende l’egemonia ma che rivendica il diritto all’autonomia politica, di pensiero e di azione al confronto con i partiti di maggioranza e di opposizione, con le forze economiche, sociali e culturali della città. Senso di responsabilità e lealtà non possono significare adesione acritica, sbagliano quanti dovessero pensare che l’azione del nostro gruppo consigliare, della nostra delegazione in Giunta possa limitarsi ad una semplice alzata di mano per approvare ciò che non ci convince. Vogliano continuare ad essere un partito di sicuro riferimento per l’intera città, di esplicare al meglio il ruolo di forza di governo che gran parte degli elettori ci hanno affidato, guardiamo indietro alle esperienze feconde dei governi di sinistra prima e centro-sinistra poi non per ancorarci ad esse per un comodo continuiamo ma per ricavare da esse le ragioni di rinnovamento, gli elementi di discontinuità che sarà necessario introdurre per assicurare ad Orvieto un futuro. La lunga feconda fase del progetto Orvieto è terminata ed ha esaurito tutte le sue potenzialità. Per rispondere alle sfide dell’oggi, serve un nuovo progetto di governo capace di misurarsi con le questioni della modernità, di dare spinte propulsive a quanti nell’economia e nel sociale ricercano nuove vie di sviluppo e di progresso. I partiti devono saper riflettere senza condizionamenti, senza lacci e laccioli del passato per ripensare una progettualità nuova di un’intera Area vasta dove Orvieto abbia un posto di prim’ordine, all’interno della propria provincia e della propria regione, capace di interagire con le vicine realtà interregionali. E’ già stato così negli anni 70 con le politiche dei comprensori e poi negli anni ’80 con il Progetto Orvieto. Oggi è tempo di una nuova sfida in primo luogo con gli alleati di sempre, ma anche ricercando nella società civile tutte quelle risorse umane, intellettuali di cui oggi la politica, purtroppo, non dispone. Siamo disponibili ad ogni tipo di confronto, conosciamo bene il valore strategico delle alleanze di centro-sinistra, più volte abbiamo dimostrato di saperci sacrificare. Tutti possiamo contare sul nostro senso di responsabilità, di lealtà che, peraltro, vorremmo ricambiato. Non ci chiedete di restare sordi all’ansia di rinnovamento che pervade la società civile. In un nuovo progetto di governo di Orvieto, non c’è dubbio che il primo posto spetti all’ex caserma Piave’, un’occasione di sviluppo irripetibile, uno di quei passaggi politici per i quali non è ammesso l’errore, pena la decadenza di un’intera comunità. La Piave rappresenta circa un quindi della superficie del Centro Storico, di una città che in uno spazio ristretto e definito racchiude la storia dell’uomo dagli Etruschi ai giorni nostri, a nostro giudizio sta qui l’interesse della zona e su questo occorre saper costruire le migliori ipotesi di soluzione. La passata Amministrazione alle prese con il problema nella sua fase finale, intese affrontarlo attraverso la costituzione di una SpA, affidandole un mandato secondo linee prefissate dall’Amministrazione di allora; oggi, dopo due anni il lavoro è terminato e ne veniamo a conoscenza. Ne prendiamo atto e valuteremo le proposte con tutta l’attenzione che meritano poiché ci viene fornito un quadro conoscitivo che prima non avevamo. Pensiamo che la questione caserme debba diventare almeno una questione di interesse regionale e nazionale, in quello spazio c’è la superficie per realizzare una nuova parte di città, per questo obiettivo serve convinzione, unità d’intenti di tutta le forze politiche di maggioranza e opposizione, serve di poter contare sulla disponibilità delle istituzioni economiche. Un progetto condiviso che, parta dal Sindaco e dal Consiglio Comunale, capace di guadagnare il consenso di tutta la comunità. Solo così saremo nelle condizioni di sviluppare un’azione accorta e intelligente nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale per attivare le migliori risorse intellettuali del paese, stimolare l’interesse degli investitori nazionale; in questo senso il rifinanziamento della Legge per Orvieto rappresenta un’opportunità eccezionale. Tutto ciò in accordo completo con la Regione”.
Gianni Cardinali (WWF Orvieto): “ci aspetta un futuro da nani alla luce di considerazioni che si possono fare a proposito della presentazione del progetto per le caserme e per la storia, non più recente, legata ai finanziamenti della legge per Orvieto! Tutti questi anni di elargizioni statali, non sono stati di indebolimento piuttosto che di rafforzamento della città? Nel nostro piccolo caso non siamo più neanche chiusi nella città-museo, visto che ormai la gran parte degli abitanti vivono nelle periferie realizzate a dismisura e senza rispetto del paesaggio e della continuità di un centro storico di grande pregio. Un centro storico che seppur piccolo ha le sembianze di un a vera città compatta e distesa a differenza di altri disposti su più piani come un insieme di borghi. Proprio questa struttura distesa a dispetto della Rupe collinare ha permesso la costruzione di grandi volumi come la Piave’, il carcere e la Smef, che ad esclusione di quest’ultimo per brevi periodi, non hanno mai fatto parte della città se non per un apporto economico della componente militare, di fatta estranea al tessuto urbano. Chi ha vissuto quegli anni con un’attenzione critica ha percepito con chiarezza come quel tipo di economia sostanzialmente parassitaria era il fondamento per far fallire qualsiasi velleità che avesse carattere di imprenditoria con tutti i rischi ma anche con i grandi benefici provenienti dall’abitudine mentale all’iniziativa. In questo quadro semplificato sin inseriscono le velleità di coloro che si sono illusi e si illudono di appartenere ad una dimensione urbana e storica di tale importanza ed attenzione da far perdere di vista quelle tante e piccole cose che, se governate e risolte, almeno del centro storico ne farebbero veramente una realtà di pregio. Così non è, se ne ridondo conto tutti tranne i superficiali che hanno avuto e hanno responsabilità e la gran massa dei turisti-pacchi postali; nel quadro bene si inserisce anche l’ultima elaborazione chiamata business plan della Caserma Piave che mescola estimi fantasiosi, valori immobiliari corrispondenti a 38 milioni di euro, a destinazioni multiformi pur incentrate a connotati turistici e culturali ed una visuale che da un lato vuole mantenere la struttura così come è e dall’altra non fa capire da dove dovrebbe scaturire la cifra di oltre 50 milioni di euro per realizzare i vari progetti. E’ chiaro che se ci fosse ancora una disponibilità a spendere piuttosto che ad investire ad esempio attraverso un ipotetico proseguimento della legge per Orvieto, per un po’ avremmo lavoro di edilizia poi la morte civile. E’ solo polemica insistere sul fatto che a parte i lavori sulla Rupe i tanti soldi della Legge per Orvieto sono stati spesi male e comunque non hanno costituito investimenti? E’ pretestuoso affermare che di quei soldi l’unica struttura che funziona è il Teatro Mancinelli? Riflettiamo sul Palazzo del Capitano del Popolo e sul Palazzo dei Sette ad esempio, se la Piave invece di essere parte contigua di un centro storico di pregio fosse disposta altrove andrebbe in rovina con me altri manufatti, dovrebbe essere chiaro che proprio per il fatto che proprio per essere parte di un centro storico potrebbe attirare investimenti produttivi a patto che tutta la classe dirigente orvietana politica e funzionale, facciano una onesta parte di chi promuove e controlla per il bene di tutti e non quella di chi vuole compartecipare con il clientelismo o altro. Lo spazio della caserma deve essere oggetto di donazione per chi volesse cimentarsi in una occasione di grande pregio e richiamo con il supporto non secondario di importanti infrastrutture e la vicinanza, non secondaria della capitale. Questa sola può essere l grande occasione per un futuro che possa far ritornare vitale un’importante centro storico come quello di Orvieto, senza nostalgie perché bene che vada non sarà mai quello che abbiamo vissuto, goduto e anche non ben trattato. Per ora, rileviamo che il marciapiede e la strada in contiguità con il carcere sono assurde barriere ad impedire eventuali interventi di ridisegno ed inserimento di tutto il comparto compresa Via Roma e la superficie dell’attuale parcheggio”.
Maria Rita Paggio (Segretaria Camera del Lavoro CGIL - Orvieto): “il riuso è una grandissima opportunità storica dalla quale non è possibile prescindere per immaginare il futuro del territorio. La nostra lettura è quella di una confederazione sindacale che rappresenta i lavoratori ma che ha anche nella sua natura la caratteristica di rappresentare interessi generali e collettivi. Insieme all’aspetto economico sottolineo la valenza culturale, sociale ed occupazionale di questa odierna opzione. Non vogliamo limitarci alla situazione oggettivamente difficile dal punto di vista occupazione nel nostro territorio del momento attuale o alle difficoltà di produzione di PIL, ma malgrado ciò vogliamo guardare a riprendere crescere perché e di questo che abbiamo bisogno. Le linee strategiche che ci sono state illustrate coincidono con l’ipotesi di sviluppo del territorio che noi abbiamo sostenuto negli anni, in relazione al modello di sviluppo a cui ci si orienta che mette insieme elementi di grande rilevanza e di opportunità per il futuro che sono da un lato la valorizzazione di risorse legate alla città come il turismo e di qualificare l’offerta turistica e congressuale che in questi anni ha avuto dei limiti, dall’altra la possibilità di innovare in quei settori, come quello agricolo che ha punti di eccellenza nel nostro territorio dove abbiamo necessità di andare avanti; c’è poi la formazione filone fondamentale che sottolineo perché attraverso la capacità di produrre conoscenza c’è la possibilità di produrre vera ricchezza, di innovazione e di investimento. Le linee strategiche illustrate riassumono coerentemente il percorso, anche storico e culturale di questa nostra realtà, con le prospettive di sviluppo. A questo vanno coniugati gli elementi di concretezza e quindi la necessità che, insieme alla qualità di questo sviluppo ipotizzato ci sia la possibilità di creare occasioni occupazionali, di lavoro di qualità. Ho ascoltato interventi importanti che possono permettere anche una nuova fase del confronto politico e social e anche sindacale nel nostro territorio, mi riferisco sia all’Associazione degli Industriale a alla Cassa di Risparmio perché è necessario mettere in sinergia e sistema le capacità e le opportunità che ci sono sul territorio. Abbiamo necessità di produrre occupazione, posti di lavoro qualificati, occupazione di qualità non solo in termini di reddito ma di competenza adeguata a questa realtà. Esprimo soddisfazione rispetto al percorso individuato, ovviamente nel merito di consistenza numerica occupazionale e di possibilità di investimento in questo momento non possiamo esprimere un giudizio rimandando a confronti successivi. Se su questo versante continueremo a lavorare di concerto con un confronto continuo potremo produrre dei grandi risultati per questo territorio. E’ chiaro che non ci dobbiamo dimenticare che abbiamo tempi stretti ed è uno scenario che tutti dobbiamo tenere presente. Purtroppo la crisi generale del Paese impone risposte in tempi molto brevi alle sfide che abbiamo di fronte. Confido che ci siamo le condizioni per farlo, sono convinta che abbiamo la possibilità di uscire da una dimensione territoriale e demografica apparentemente chiusa”.
Francesco Ercolani (V. Presidente di Altra Città): “sui criteri progettuali dell’intervento si evidenziano tre aspetti fondamentali che nelle intenzioni degli estensori dovrebbero sottolineare le tappe significative del percorso di valorizzazione dell’ex caserma. Il primo passo denota la filosofia conservatrice del progetto relativa alle valenze storico artistiche da ripristinare sia in termini architettonici che strettamente dimensionali, il secondo inquadra le destinazioni d’uso in un sistema molto dinamico all’insegna della massima flessibilità ed indipendenza nelle scelte, nelle realizzazioni e nelle relative gestioni, infine, l’aspetto condivisibile riguarda l’esigenza di una relazione stretta ed organica fra le parti del complesso e fra questo e la città da strutturare con sostanziali ed evidenti collegamenti fisico-spaziali. Queste scelte significative denotano in modo chiaro ed univoco la volontà di RPO e dello staff tecnico di progettazione di mantenere l’unitarietà spaziale ed architettonica dell’immobile che idealmente comprendiamo e sosteniamo, ma non fino al punto di precludere almeno in via ipotetica soluzioni parzialmente alternative che verifichino una possibile rivisitazione progettuale del complesso che non stravolga l’originario testo architettonico’. Circa la relazione non meno importante fra l’ex caserma e la città , a nostro parere questo problema pare non abbia ancora trovato una soluzione soddisfacente poiché il previsto sottopasso pedonale associato ad un sistema di marciapiedi e scale su via Roma non crediamo possa costituire, se non debolmente, quella significativa e dichiarata permeabilità’ di progetto che avrebbe dovuto intendersi soprattutto in modo urbanistico’. Probabilmente fra i numerosi criteri progettuali bisognerebbe aggiungere quello relativo alla ormai consolidata percezione storica dell’ex Caserma considerata altro’ dalla città, chiusa’ per una configurazione architettonica e insediata ai margini estremi della città. Una vera permeabilità avrebbe dovuto essere soprattutto psicologica e sostenuta fortemente da una rottura semantica’ e da una dichiarata discontinuità comunicativa’ del linguaggio architettonico, così da veicolare una immagine diversa ma non per questo estranea alla storia della città. Un intervento di questi tipo, associato all’effettiva integrazione sul piano urbano e progettuale delle aree vicine di via Roma, del tempio del Belvedere e dei giardini dell’Albornoz, potrebbe costituire certamente quell’auspicato valore aggiunto che in definitiva è uno scenario nuovo dentro una storia antica’”.
segue 2^ parte >>>>