Verso la sistemazione definitiva dell'intero tracciato e dell'antica chiesetta di San Pietro Parenzo.
COMUNICATO STAMPA n. 123/05 G.M. del 08.03.05Ripristinato il vecchio sentiero delle Piagge, intanto si pensa alla sistemazione definitiva dell’intero tracciato ed al recupero dell’antica chiesetta di San Pietro Parenzo.
Nell’ambito dei finanziamenti concessi dalla Regione dell’Umbria per il Parco Archeologico ambientale, l’Amministrazione Comunale ha provveduto al ripristino del vecchio sentiero denominato “Strada delle Piagge”; questo percorso, di cui anche la toponomastica indica la primitiva funzione di collegamento fra l’abitato situato sulla Rupe e la pianura (le Piagge), era ridotto a sentiero pedonale pressoché inaccessibile.
L’intervento è consistito nella ripulitura dell’intero sentiero dal quale per un tratto di circa mt. 250, sono tornati alla luce i resti dell’antico selciato risultato pressoché intatto, inoltre sono stati risistemati alcuni muri di contenimento e sono stati riscoperti i ruderi di un’antica chiesetta.
L’intervento è propedeutico alla fase di rilievo di tutto il sentiero per la successiva progettazione delle opere di restauro dell’intero percorso. Sin da ora il sentiero è perfettamente agibile e permette in pochi minuti il collegamento pedonale da Piazza Cahen a Orvieto Scalo Ciconia (attraverso la passerella posta presso il polo scolastico).
“Ora occorre progettare la definitiva sistemazione del tracciato afferma l’Assessore ai Lavori Pubblici, Giuseppe Germani - e il recupero dell’antica chiesetta di San Pietro Parenzo che sarà il collegamento naturale con il centro del quartiere di Orvieto Scalo dove una serie di interventi quali: giardini e marciapiedi, attualmente in fase di completamento, cambieranno sensibilmente l’aspetto di quell’area comunale”.
Pietro de’ Parenzi, di nobile famiglia romana, fu destinato a reggere Orvieto come Podestà nel febbraio 1199.
Giovane e determinato, forte dell’appoggio del Papa Innocenzo III°, cominciò il suo incarico con l’abolizione, tra l’altro, dei giuochi di Carnevale che troppo spesso finivano nel sangue. Per questa ragione il primo giorno di Quaresima scoppiò una sommossa di protesta per quei divertimenti negati. Il Parenzo ordinò la demolizione delle torri e dei palazzi dei nobili contrari alla sua politica. Gli stessi nobili che già pensavano di ucciderlo.
Nel mese di maggio Pietro torna a Roma dalla sua famiglia, prende la benedizione e l’indulgenza del Papa e quasi prevedendo vicina la fine, detta il suo testamento. Di nuovo fu accolto dagli orvietani con esultanza ed egli, fedele all’esortazione del Papa, sprezzando ogni pericolo, continuò energicamente nella repressione dell’eresia. Approfittando della sua lontananza da Orvieto, però, gli eretici stretti in congiura, si erano preparati alla vendetta, guadandosi anche la complicità di un suo servitore, Rodolfo, che pronto a tradirlo lo consegnò nelle loro mani.
La sera del 20 maggio secondo la leggenda Pietro Parenzo dopo aver cenato con il giudice romano Enrico ed altri, si preparò per andare a riposare, quando degli uomini al portone del palazzo chiesero di parlare al Rettore. Si trattava degli eretici che lo sopraffecero e, legato e imbavagliato, lo condussero fuori della città in un misero tugurio presso uno dei tanti sobborghi che allora esistevano vicino alle porte della città. Una pia tradizione indica ancora questo tugurio sulla collina alla base della Rupe dalla parte di levante a lato della strada che discende da Porta Soliana, mentre una cronaca quattrocentesca lo dice presso San Faustino, una chiesa scomparsa, nell’antico sobborgo dello stesso nome, anch’esso sotto la rupe di ponente (gli storici non sempre si sono trovati d’accordo sulla precisa località in cui avvenne il martirio di Pietro Parenzo sembra però che ormai definitivamente accertato che la stamberga presso la quale il Santo cadde, fosse poi trasformata in quella cappellina, lungo la discesa delle Sette Piagge, dove fino all’Ottocento, si venerava la Madonna delle rose, di cui è rimasta in piedi la piccola absidiola a struttura poligonale.
Il 21 di maggio si consumò il suo martirio per mano dei Signori di Bisenzio.