Le tappe della "via gustis" nello stile del vivere slow.
COMUNICATO STAMPA n. 407/04 G.M. del 08.10.04“Orvieto con gusto” 2004: Enogastronomia Peripatetica nel week-end del 9 e10 Ottobre ad Orvieto all’insegna dei piaceri itineranti. Per le vie di Orvieto alla scoperta dei sapori della tradizione.
· Sabato e domenica centinaia di gourmet: “A spasso con gusto”.
Si chiama “Enogastronomia Peripatetica”, una nuova disciplina “slow” che ha scelto Orvieto quale propria terra d’elezione. Un magistero a portata di tutti e che combina storia e piaceri della gola, filosofia del buon vivere e belle arti, sorprese gastronomiche e tutela dei prodotti tipici…
Per farne esperienza basta partecipare, sabato 9 o domenica 10 ottobre, ad “Orvieto con gusto”, la manifestazione dedicata all’enogastronomia e alla cultura del buon vivere organizzata dal Comune di Orvieto in collaborazione con “Slow Food” e il GAL Trasimeno Orvietano.
La sintesi della kermesse è “A spasso con gusto”, per familiarizzare con l’anima dell’enogastronomia peripatetica: alle ore 12.30 si aprono le porte di Palazzo del Popolo e ai possessori del biglietto viene consegnato l’emblema delle passeggiate: una tasca con bicchiere, da mettere a tracolla, con il simbolo magico e una chiocciolina per ricordare la filosofia di “Slow food” posta alla base di “Orvieto con gusto” e anche il “moto lento” con il quale va affrontata la camminata gustosa
Le tappe della “via gustis”
· Palazzo dei Sette - Prima tappa, Palazzo dei Sette con una ouverture-antipasto: mortadella di cinghiale, salame corallina, salsiccia mazzafegata, prosciutto nostrano, caciotta mista orvietana, pecorino in grotta e ricotta con miele di fiori d’arancio, accompagnate dal’Orvieto DOC superiore.
· Ex-convento di Sant’Agostino - Saranno le caratteristiche pietanze della tradizione contadina - preparate da alcuni agriturismo dell’Orvietano e dalla Comunità Montana “Monte Peglia e Selva di Meana” - a dare il benvenuto ai gourmet camminanti. Zuppa di farro e ceci e una pizza cotta sotto la brace servita con prodotti tipici della zona: la Sella di San Venanzo e il Groppone di Ficulle. In abbinamento i Rossi Orvietani
· Palazzo del Gusto/Convento di San Giovanni – Di scena le Cittaslow, l’Associazione delle città del buon vivere delle quali Orvieto è la capitale. Protagonisti i primi piatti di Teglio in Valtellina (Pizzoccheri) e Levanto (Trofiette), entrambi “trionfi” del gusto e del sapore. Accompagnamento enologico a cura dei Rossi orvietani.
· Parco delle Grotte – Dal buio dell’Orvieto Underground emergeranno profumatissimi cosciotti arrostiti di maiale biologico. Una riedizione terrena del mito del “Grande Maiale” di Odino. Secondo la mitologia vichinga, l’immane suino era posto al centro del tavolo degli eroi e, una volta terminate le sue carni, rinasceva intero per essere di nuovo cotto e mangiato. Rosso orvietano DOC e Rosso Umbria IGT.
· Palazzo del Popolo – Il popolo gourmet ritorna al punto di partenza per affrontare crescionde, panpepati, rocciate, ciambelloni, crostate e altri meravigliosi dolci della tradizione. Per gustare pienamente l’ultima tappa è d’uopo aver lasciato un piccolo spazio (i passeggianti sono avvertiti) per le bontà dell’arte pasticcera orvietana e umbra. “Dulcis in fundo”, le meravigliose vendemmie tardive e le muffe nobili dell’Orvietano, vini rari, dolci e sontuosamente ricchi di glicerina, alcol e intensissimi effluvi di spezie e frutti esotici giunti da isole beate…
VIVERE SLOW: il controtempo della modernità (dal manifesto delle Cittaslow la rete internazionale delle città per migliorare la qualità della vita per un nuovo umanesimo dell’essere e dell’abitare)
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, è un modo di essere, un tratto distintivo del condurre la vita quotidiana in un certo modo rispetto ad un altro fin’ora maggioritario, un modo rallentato, certo, meno frenetico, produttivista e veloce, ma senza dubbio più umanizzante ed ecologicamente corretto, più solidale con le presenti e le future generazioni, rispettoso del locale in un mondo sempre più globale ed interconnesso;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, significa sdoganare a favore di tutti, metropolitani compresi, il grande bagaglio di esperienze, valori, sapienze, arte e scienza, presente nei piccoli centri, nelle ex terre marginali, nelle province e periferie del mondo che ora si fanno centro. Significa contaminare i quartieri della grande città attraverso la qualità della vita, il mondo di relazioni e le prassi di gestione sociale ed economica sostenibili proprie delle campagne, delle montagne, delle piccole isole;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, significa vivere il tempo presente nel modo migliore possibile tenendo lo sguardo costantemente rivolto al futuro, utilizzare le grandi opportunità tecnologiche e culturali del nostro tempo senza mai dimenticare il patrimonio di esperienza che ci viene dalla storia e dalla cultura materiale dei popoli. Se Slow Food ha insegnato la difesa delle produzioni agroalimentari autoctone assieme alla messa in valore dei modi tradizionali di far cucina e dei sapori locali, da qui si parte per scoprire nelle città slow un mondo di eccellenze in diversi campi già oggi possibile e sperimentato. E’ un modello da conoscere e mutuare che tocca non solo il cibo, la cultura e il sociale, ma anche l’urbanistica, l’ambiente, l’energia, i trasporti, il turismo, il mondo agricolo, la formazione dei giovani, le ragioni stesse di una comunità abitante;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, significa in qualche modo declinare il moderno concetto del “buon vivere” e dell’abitare di qualità come impegno prioritario e diffuso a favore dei residenti; ma significa anche risolvere a somma positiva la falsa contraddizione tra l’apertura ospitale verso il mondo e l’orgoglio dell’appartenenza e delle specificità locali. Vuol dire anche avere concittadini consapevoli e informati pronti ad accogliere il moderno viaggiatore secondo i canoni dell’ospitalità più autentica;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, significa riconoscere il complesso delle risorse materiali e immateriali del luogo, dall’ambiente al paesaggio naturale e urbano, dai beni storici e artistici alla cultura, anche enogastronomica, per rinsaldare o talvolta ricostruire un’identità cittadina che i mutamenti degli ultimi decenni hanno talvolta compromesso;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, vuol dire mettere al centro la lentezza come valore, dare senso compiuto e concretezza alla rivoluzione temporale di chi, per storia, cultura e ambiente, ha resistito e resiste alle accelerazioni del Ventunesimo secolo, armonizzare i tempi storici con i tempi moderni, le ragioni della natura con quelle della cultura e dell’eco-nomìa;
- vivere in una città slow, ma anche amministrarla, significa in sintesi darsi il tempo per costruire qualità in tutti i settori del vivere civile, rallentare i ritmi e combattere i parossismi, per accorgersi ancora e sempre dei sapori, dei colori, dei profumi della città e del mondo