Al Museo "C. Faina" e al Pozzo di San Patrizio per approfondire le radici enogastronomiche e riflettere sul valore dell'acqua di questo territorio.
COMUNICATO STAMPA n. 405/04 G.M. del 07.10.04“Orvieto con Gusto 2004”: gli appuntamenti culturali promossi da Sistema Museo per approfondire le radici enogastronomiche di questo territorio.
· Sabato 9 ottobre alle ore 17.00 al Museo Archeologico “Claudio Faina”, echi e tracce di antichi simposi.
· Domenica 10 ottobre alle ore 17.00 al Pozzo di San Patrizio alla ricerca di memorie e segreti dell’acqua da bere.
Proseguono le iniziative culturali che sottolineano l’ottava edizione di “Orvieto con Gusto” che ha per tema “i sapori della tradizione”, e gli appuntamenti culturali promossi da Sistema Museo per approfondire le radici enogastronomiche di questo territorio tendono proprio a questo. Di particolare interesse gli appuntamenti in programma per Sabato 9 ottobre al Museo “Claudio Faina” e per Domenica 10 al Pozzo di San Patrizio.
Sabato 9 ottobre alle 17.00 presso il Museo “Claudio Faina” di Orvieto, l’etruscologo Giuseppe Della Fina e lo storico della cultura gastronomica, Tommaso Lucchetti svilupperanno un tema interessante: quanto di etrusco resta sulle nostre tavole? La breve conferenza servirà ad individuare meglio quanto di archeologico è rimasto nella cucina tradizionale. A fornire ulteriori informazioni e suggestioni, la visione delle splendide suppellettili conservate nel Museo.
Per i popoli dell’Etruria la tavola, a cui partecipavano anche le nobildonne (e non soltanto le cortigiane come invece accadeva in Grecia e a Roma), era un luogo speciale e usato di frequente, tanto da venir imbandita – cosa che sorprese non poco i romani – ben due volte al giorno. Poiché l’Etruria era terra rinomata per la generosità della terra e bontà del cibo, i nostri antenati ci presero gusto (Dice Diodoro Siculo: “Indulgendo in banchetti e in piaceri effeminati – gli Etruschi – hanno perduto quella reputazione che gli antenati si erano conquistata con sacrificio”).
Gli affreschi della tomba Golini I (conservati al Museo Archeologico Nazionale) rappresentano una delle testimonianze più interessanti dei convivi etruschi in terra orvietana. Vi sono raffigurati, appesi a due travi e già macellati, un bue, un cerbiatto, una lepre. Sulle tavole rettangolari “a tre piedi” sono riconoscibili mucchietti di focacce, uova, grappoli d’uva nera e melagrane. Appare anche un suonatore di flauto doppio (infatti gli etruschi erano soliti cucinare a ritmo di musica).
Ma qual è il lascito di questo misterioso popolo alla modernità gastronomica orvietana? Alcuni hanno tentato un elenco: l’usanza di condire con olio extravergine verdure in precedenza lessate, l’arrosto (sul fuoco, alla graticola o allo spiedo) delle carni ovine e bovine, la passione per le frattaglie e sanguinacci. Qualcuno, congetturando sugli arnesi da cucina rinvenuti a Volterra, parla addirittura di tagliatelle.
Ultimo, ma non da ultimo, il nettare di Bacco (il dio della vite chiamato da queste parti Fufluns). L’Orvieto etrusca fu chiamata da un antico scrittore greco - creduto, sino a poco tempo fa, Aristotele – “Oinarea”, la città dove scorre il vino. Una fama che non ha smesso mai di alimentare una tradizione enologica di assoluto valore.
Domenica 10 ottobre 2004 – ore 17.00 al Pozzo di San Patrizio, “Un pozzo senza fondo - alla ricerca di memorie e segreti dell’acqua da bere”.
Anche l’acqua ha un storia. Purtroppo ce lo ricordiamo solo quando, con disappunto, scopriamo che l’elemento naturale primario ha un costo che crescente ed è un bene-diritto in alcune parti del mondo ancora negato. Una volta era diverso, ma l’inquinamento, la crescita dei consumi, la ricerca della qualità chimica e microbiologica, l’abbandono delle campagne e il conseguente dissesto idrogeologico hanno cambiato la situazione e negli ultimi anni la “risorsa acqua” è diventata anche un business. L’acqua però ha molti significati e il stesso suo consumo, visto dagli storici, attraversa fasi differenti.
In occasione di “Orvieto con gusto” al Pozzo di San Patrizio, Domenica 10 ottobre lo storico Tommaso Lucchetti traccerà un profilo dell’acqua da bere attraverso epoche diverse, rivolgendo una particolare attenzione a quelle aromatizzate. Anche nelle campagne dell’Orvietano, sino a qualche decina di anni fa, era consuetudine dissetarsi con l’acquaticcio, una miscela di acqua e “vino” ottenuto dall’ultima torchiatura (o dall’acqua aggiunta alle vinacce in fermentazione), dal sapore acetato che, paradossalmente, garantiva al composto una certa salubrità altrimenti precaria.
Subito dopo, il Responsabile qualità della sorgente del “Tione”, Piero Viola illustrerà i criteri che dovrebbero essere seguiti nella scelta delle acque minerali in relazione a specifiche esigenze dietetiche e nutrizionali. La conferenza verrà preceduta da una visita guidata al Pozzo di San Patrizio incentrata sul tema dell’approvvigionamento della città di Orvieto, seguirà una degustazione di acque aromatizzate.