L'inaugurazione venerdì 10 Settembre h. 18,30. I taccuini di Luciano Bonaparte. La cultura del Principe.
L'evento è promosso e organizzato dalla Fondazione per il Museo "Claudio Faina" con il contributo del Comune di Orvieto e della Fondazione C.R.O.
COMUNICATO STAMPA n. 349/04 G.M. del 07.09.04A partire dal 10 settembre p.v. e fino al 9 gennaio 2005 presso il Museo "Claudio Faina" di Orvieto mostra dal titolo: “Citazioni archeologiche. Luciano Bonaparte archeologo".
· L’inaugurazione Venerdì 10 Settembre alle ore 18,30.
· I taccuini di Luciano Bonaparte,
· La cultura del Principe.
Promossa e organizzata dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” con il contributo del Comune di Orvieto e della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto si svolgerà dal 10 settembre 2004 al 9 gennaio 2005 la mostra dal titolo “Citazioni archeologiche. Luciano Bonaparte archeologo”.
La singolare mostra verrà inaugurata ad Orvieto presso il Museo “Claudio Faina” Venerdì 10 Settembre p.v.
Luciano Bonaparte (1775-1840), fratello di Napoleone, fu un uomo dagli interessi molteplici: coltivò la ricerca storica, l’astronomia e l’archeologia. Nell’arco della sua vita non abbandonò mai nemmeno l’attività politica che lo aveva visto protagonista negli anni caratterizzati dell’ascesa dell’illustre fratello che contribuì a rendere possibile.
La mostra “Citazioni archeologiche. Luciano Bonaparte archeologo”, allestita all’interno del Museo “Claudio Faina” di Orvieto, si propone di illustrare le fortunate campagne di scavo di Luciano, che riportarono alla luce le necropoli di Vulci, ovvero di una delle maggiori città-stato dell’Etruria, e costituirono la maggiore avventura dell’archeologia italiana dell’Ottocento. L’impresa ebbe un risalto internazionale sia per gli eccezionali risultati ottenuti sia per la figura del protagonista: ogni grande museo archeologico al mondo conserva antichità riportate alla luce a Vulci da Luciano Bonaparte, il quale, nel 1814, era stato nominato Principe di Canino da papa Pio VII.
Lungo il percorso espositivo sono presentati al pubblico per la prima volta due taccuini scritti da Luciano: uno da riferire agli anni 1829-30, l’altro di dieci anni più recente. Il primo quaderno risulta di particolare rilievo in quanto consente di conoscere le letture del Principe in vista della stesura della sua opera Museum Etrusque (Viterbo 1830): vi figurano brani di autori classici, greci e latini, e di numerosi studiosi del Settecento, quali, ad esempio, Thomas Dempster e Mario Guarnacci, che si erano occupati del mondo etrusco. In tali letture egli cercava sostegno per le sue teorie filoitaliche – propense a riconoscere agli Etruschi ogni primato – in corso di superamento nel dibattito scientifico a lui contemporaneo.
Il secondo taccuino è di contenuto ben diverso, in esso Luciano ha trascritto meticolosamente le entrate e le uscite della tenuta di Canino, le spese personali e i guadagni ottenuti dalla vendita di reperti archeologici tra il maggio del 1839 e l’aprile del 1840. L’elenco dettagliato delle spese sostenute consente di ricostruire anche le tappe di un viaggio che toccò Monaco di Baviera, Rotterdam e l’Aia.
L’aspetto spettacolare dell’esposizione è affidato soprattutto alla presentazione di una serie di rarissime litografie realizzate negli anni 1828-1830 da Luigi Maria Valadier per conto del Principe e raffiguranti scene tratte dai vasi che andava riscoprendo. Esse costituiscono anche una testimonianza preziosa del gusto per l’Antico nell’età della Restaurazione.
Con l’occasione verranno aperte al pubblico altre tre sale del piano nobile di Palazzo Faina affrescate dal decoratore Annibale Angelini e dalla sua scuola negli anni Sessanta dell’Ottocento.
I taccuini di Luciano Bonaparte
Nell’archivio della Fondazione per il Museo “Claudio Faina” sono conservati due taccuini scritti da Luciano Bonaparte. Il primo è intitolato Citations archéologiques 1829-30, l’altro reca il titolo Caisse générale. Du mois de Mai 1838 au mois de……, sul dritto, e Caisses – Palagi, Carini et Banquiers divers. Du mois de Mai 1839 au mois de……sul rovescio. Entrambi i quaderni furono riutilizzati in seguito dal conte Mauro Faina, che li aveva acquistati (o li aveva ricevuti in dono) dai legittimi eredi; vi annotò, nelle pagine restate in bianco, le spese sostenute per gli scavi da lui diretti e i dati intorno alla sua nascente raccolta di monete.
Il primo taccuino è di particolare importanza dato che consente di conoscere le letture del Principe in vista della stesura della sua opera Museum Etrusque (Viterbo 1830): vi figurano autori classici, latini e greci, e numerosi studiosi del Settecento, quali, ad esempio, Thomas Dempster e Mario Guarnacci, che si erano occupati del mondo etrusco. In tali letture egli cercava sostegno per le sue teorie filoitaliche - che riconoscevano agli Etruschi ogni primato - in corso di superamento nel dibattito scientifico a lui contemporaneo.
Il secondo taccuino è di contenuto ben diverso, in esso Luciano trascriveva meticolosamente le spese e i ricavi della tenuta di Canino, le spese personali e i guadagni ottenuti dalla vendita di reperti archeologici tra il maggio del 1839 e l’aprile del 1840, vale a dire negli ultimi mesi della sua vita. L’elenco dettagliato delle spese sostenute consente di ricostruire anche le tappe di un viaggio che toccò Monaco di Baviera, Rotterdam e l’Aia.
Luciano Bonaparte - Il principe archeologo
Luciano Bonaparte (1775 – 1840), fratello di Napoleone, fu un uomo dagli interessi molteplici: coltivò infatti la ricerca storica, l’astronomia e l’archeologia. C’è da aggiungere che, nell’arco della sua vita, non abbandonò mai del tutto l’interesse per l’attività politica nel cui ambito aveva svolto un ruolo di primo piano contribuendo con successo all’ascesa dell’illustre fratello, col quale ruppe ogni rapporto nel 1804. Napoleone detestava Alexandrine de Bleschamp, la donna da lui profondamente amata, e sarebbe arrivato a dire: “tutto per Luciano non sposato, niente per Luciano sposato”. I dissensi erano comunque soprattutto di carattere politico.
Luciano fu costretto a lasciare la Francia e raggiunse l’Italia stabilendosi a Roma, dove fu accolto con grandi onori dal Pontefice. Nell’estate del 1810, a seguito dell’annessione dello Stato Pontificio all’Impero Francese, scelse di lasciare l’Europa e di trasferirsi in America, ma, durante la traversata, fu fatto prigioniero dagli Inglesi poco propensi a fidarsi di un Bonaparte anche se ribelle. Nel 1814 gli venne consentito di rientrare a Roma e il papa Pio VII lo nominò Principe di Canino, ma, dopo la fuga di Napoleone dall’isola d’Elba, lo raggiunse a Parigi tornando accanto al fratello. In seguito alla sconfitta francese di Waterloo, Luciano fece rientro in Italia, ma da “sorvegliato speciale”. Inoltre alcuni investimenti finanziari sbagliati e la nuova situazione politica crearono seri problemi alle sue finanze. Per fronteggiare il momento difficile dette inizio nel 1828 a una serie di fortunatissime campagne di scavo che portarono alla luce le necropoli di Vulci, una delle maggiori città-stato del mondo etrusco.
I reperti rinvenuti, dopo essere stati restaurati e catalogati, entrarono quasi subito nel fiorente mercato antiquario del tempo portando alla dispersione di un patrimonio storico e artistico di eccezionale valore.
Le litografie - Luciano Bonaparte e Luigi Maria Valadier
La Fondazione per il Museo “Claudio Faina” possiede una serie di eleganti litografie realizzate da Luigi Maria Valadier su richiesta di Luciano Bonaparte. Esse furono acquistate (o ricevute in dono) da Mauro Faina negli anni Sessanta dell’Ottocento.
Le tavole sono in folio, su carta apparentemente priva di filigrane, misurano mediamente mm. 560 x 780 e sono conservate a diversi stadi del processo di lavorazione. Alcune vanno interpretate come vere e proprie prove di stampa, altre completate recano l’indicazione del nominativo dell’autore: “L.M. Valadier dis.” e dello stampatore: “Lith. De S.E. Le Prince de Canino, dirigèe par L. Mandolini à Rome”. Queste ultime si presentano a quattro colori (nero, ocra, violetto e ritocchi a biacca), illustrano a grandezza naturale le scene presenti sul vaso e ne recano il profilo con l’indicazione della posizione occupata dalla scena riprodotta; inoltre in esse si tende a dare conto di eventuali fratture o lacune del vaso. Alcuni dei vasi riprodotti sono di eccezionale rilievo come la coppa di Exekias con Dioniso circondato dai pirati etruschi trasformati in delfini e oggi conservata a Monaco di Baviera.
Su alcuni fogli compare il timbro a secco della collezione Bonaparte. Sempre al Principe si devono, quando sono presenti, i titoli delle litografie che si riferiscono quasi sempre a sue interpretazioni errate delle scene. È assai probabile che le litografie portate a termine componessero, suddivise cinque per cinque, i fascicoli dell’Atlas Lithographiè, l’opera a corredo illustrativo del Museum Etrusque immaginata da Luciano Bonaparte, di cui uscirono con ogni probabilità soltanto i primi due anche se ne dovevano essere stati predisposti in numero maggiore.
Le litografie vennero realizzate per scopi commerciali, ma costituiscono documenti preziosi per la conoscenza della ceramografia greca e di un gusto ben preciso nei confronti dell’antichità nell’età della Restaurazione.
I Bonaparte e i Faina - L’incontro tra due famiglie
Le famiglie Bonaparte e Faina erano unite da rapporti di parentela: Zeffirino Faina sposò infatti nell’aprile del 1861 Luciana Bonaparte Valentini, figlia di Maria Bonaparte e di Vincenzo Valentini. Luciana era la nipote del Principe di Canino, mentre Zeffirino era il fratello del conte Mauro l’iniziatore della raccolta Faina nel 1864.
Rapporti di stima e di amicizia intercorsero anche tra quest’ultimo e Maria Bonaparte Valentini, di cui il conte fu spesso ospite nella villa di Laviano presso Chiusi e da cui prese la passione per l’archeologia. I primi scavi diretti da Mauro si svolsero proprio in terreni di proprietà della Principessa. Egli fu sicuramente attratto dalla figura di Luciano Bonaparte, del quale cercò di ripercorrere l’attività di archeologo anche se con risultati decisamente inferiori. Sempre Mauro deve avere avuto in dono (o acquistato) dalla Principessa i documenti relativi all’avventura vulcente di Luciano, vale a dire due taccuini autografi, una serie di litografie realizzate da Luigi Maria Valadier e un corpus di disegni dei vasi rinvenuti. Nel fondo ottocentesco della Biblioteca della Fondazione per il Museo “Claudio Faina” sono presenti anche opere a stampa di Luciano, in particolare il Catalogo di scelte antichità etrusche trovate negli scavi del Principe di Canino, Viterbo 1829; il Museum Etrusque, Viterbo 1829; l’Atlas Lithographiè du Museum Etrusque, un album di cinque tavole realizzato a corredo dell’opera in lingua francese.
Informazioni
“Citazioni archeologiche. Luciano Bonaparte archeologo”.
Dal 10 settembre 2004 al 9 gennaio 2005
Orvieto, Museo “Claudio Faina”, Piazza del Duomo 29
Tel. 0763 – 341511