Di scena l'Azienda "Decugnano dei Barbi" che proporrà una "verticale" di quattro annate di "Orvieto Classico". L'archeologia vivente del vino.
COMUNICATO STAMPA n. 192/04 G.M. del 12.05.04Sabato 15 maggio p.v. alle ore 18.00 al Enoteca Regionale – Palazzo del Gusto presso il Chiostro di San Giovanni, penultimo appuntamento della manifestazione “Vino Dotto”.
· Di scena l’Archeologia Vivente del Vino, ovvero un “Orvieto” vecchio di 23 anni in degustazione: Claudio Barbi presenta la sua “collezione” di vini storici
Sabato 15 maggio ore 18.00 presso il Palazzo del Gusto – Enoteca Regionale è in programma il penultimo appuntamento di “Vino Dotto”, la manifestazione promossa da Itinera, FISAR e Condotta Slow Food e che propone un incontro con l’Archeologia vivente del vino, ovvero con l’Azienda “Decugnano dei Barbi”.
Claudio Barbi, proprietario dell’Azienda, proporrà una “verticale” di quattro annate di “Orvieto Classico”. Si comincerà con un vino del 1998 e, passando per il 1995 e 1990, si scenderà negli abissi dell’archeologia con preziosissime “bordolesi” marchiate 1981.
Per gli appassionati si tratta certamente di un’esperienza assolutamente irripetibile. Infatti, queste venerande e rarissime bottiglie, chiuse ben 23 o 14 anni fa, rappresentano una sfida prometeica al tempo e alla “ragione enologica”.
L’Orvieto Classico, come del resto buona parte dei vini bianchi, non nasce in previsione di un invecchiamento importante. In genere, questo viene riservato soltanto ai grandi rossi di solida struttura, ricchi di tannini e componenti acidi e che maturano prima in botti o barriques per poi riposare ulteriormente in vetro.
Durante questo periodo, i profumi primari e secondari del vino subiscono mutamenti straordinari, lasciando spazio agli eteri, esteri e a fenomeni di ossidoriduzione e altri processi che concorrono alla creazione di un aroma complesso denominato dagli esperti “bouquet”.
ne di un assaggio centellinato e straordinario
L’Azienda “Decugnano dei Barbi” è situata nel comune di Orvieto, in località Fossatello di Corbara, vanta diversi primati. E’ stata la prima azienda umbra a produrre, nel 1978, uno Champenois. Nel 1981, realizzò la prima bottiglia italiana di vino ottenuto da uve attaccate da “Muffa Nobile” (botrytis cinerea), alla maniera dei famosi “Sauternes” francesi: Porriture Noble. Sino a quel momento, nessuno si era accorto che la Botrytis Cinerea attaccava anche i vigneti di alcune zone dell’Orvietano.