Il Sindaco afferma: "Si completa un programma che va oltre questo quinquennio. E' un lavoro che si potrebbe storicizzare, frutto di una conduzione equilibrata e lungimirante della maggioranza".
COMUNICATO STAMPA n. 085/04 C.C. del 09/03/04 (I^ parte)Il dibattito in Consiglio Comunale sull’adozione della Variante al PRG / Strutturale e della la Variante al PRG / Operativo.
· Il Sindaco, Stefano Cimicchi: “Con questo lavoro si completa un programma che va oltre questo quinquennio. Si potrebbe storicizzare questo nostro lavoro che è importante ed è frutto di una conduzione equilibrata e lungimirante da parte della maggioranza”.
Ampio il dibatto che si è sviluppato in Consiglio Comunale, nella seduta dell’8 marzo u.s., in merito all’adozione della Variante al PRG Strutturale e della la Variante al PRG / Operativo dopo che l’Assessore all’Urbanistica, Nazareno Desideri ha svolto illustrato le caratteristiche dello strumento urbanistico che ora verrà sottoposto ala fase delle osservazioni.
Agostino Turreni (F.I): ha espresso “doglianza sulla metodologia di intervento adottata sulla variante al PRG che, se è stata necessariamente lunga per l’elaborazione di tutti i documenti cartografici che la compongono, di fatto però non ha consentito ai Consiglieri una conoscenza appropriata”; dal canto suo il Presidente del Consiglio Comunale, Evasio Gialletti ha però replicato che il Consiglio è stato convocato, a termini di Regolamento, esattamente una settimana prima della sua celebrazione proprio per favorire l’acquisizione degli atti da parte di tutti i Consiglieri .
Maurizio Conticelli (I Democratici) ha dichiarato di “voler evitare la riapertura di polemiche eccessive su aspetti di carattere generale” ed ha affermato che: “Sulle questioni di metodo condivide quanto detto da Turreni nel senso che i tempi sono stati rispettati, tuttavia c’era bisogno di maggiore riflesione. Indubbiamente il lavoro prodotto è di grande rilevanza quantitativa e qualitativa, seppure talvolta carente di tavole di confronto sulla situazione precedente e la situazione modificata. Constatiamo positivamente il censimento dei beni sparsi, interessante l’attenzione alle cosiddette zone calde alle pendici della Rupe, anche la Complanare è ricompressa nel Piano che è finalmente adeguato al PTCP con uno sforzo di analisi conoscitiva pregevole. Sulle zone agricole si va finalmente incontro alle nostre esigenze con una maggiore attenzione riservata anche alle zone di margine. Rilevante lo studio della viabilità minore (censimento strade comunali e vicinali, normate in modo più rigido e vincolistico), positiva anche la possibilità che l’intero documento possa essere esportato su supporto magnetico. A livello di contenuti e scelte di piano ci sono alcune novità che vanno sottolineate: comprendiamo l’allargamento della zona industriale anche se riflettiamo sulla dimensione dell’urbanistica comunale, consideriamo negativo l’allargamento della zona artigianale di Ciconia che non risulterà qualificata. Totale disaccordo invece sulla previsione delle nuove urbanizzazioni nelle famose nuove zone ‘C’ a Sferracavallo; riteniamo che si tratti di una scelta pesantissima che aggrava la situazione già particolare di Sferracavallo, in contrasto con il riequilibrio verso la città unita. Avremmo auspicato un dibattito ampio sulla riforma relativa al regime dei suoli e sul concetto più generale di urbanistica nazionale”.
Massimo Gambetta (DS): “Abbiamo avuto tutti il tempo regolamentare per esaminar la materia. Forse la doglianza di Turreni è elettorale, di contro Conticelli ha lanciato messaggi positivi ma anche valutazioni che rispedisco al mittente perché non condivisibili. L’Amministrazione Comunale ha messo in atto una politica urbanistica che passa attraverso la coesione sociale e una politica di sviluppo sostenibile, a difesa delle fasce deboli. L’attenzione sulle zone edilizie a carattere popolare è una risposta forte a quelle famiglie che vivono questa condizione di particolare disagio sociale. Le Residenze Sanitarie Assistite sono un segno ed un’altra risposta sociale, anche l’espansione della zona industriale di Bardano va nel segno della ripresa produttiva. La nostra città deve migliorare da questo punto di vista. Buono il lavoro svolto dai tecnici”.
Stanislao Fella (AN): “Siamo di fronte ad un’ulteriore Variante al PRG, anche se voglio sfuggire dalla polemica. Questa variante di Piano, seppure infarcita di elementi molto positivi, dimostra che la precedente proposta era inadeguatezza (oggi contiene gli studi necessari per indicazioni significative sulla politica del territorio che lo elevano al rango di pianificazione urbanistica; c’è un’analisi paesaggistica utile ma che evidenzia gli errori compiuti precedentemente). Oggi ci sono individuazioni di unità di paesaggio ed analisi geomorfologiche che, se vi fossero state prima, potevano evitare di commettere errori inconcepibili. Il ruolo svolto da AN in questo senso è significativo anche se riconosco che non tutta la maggioranza, per la verità, è stata cieca. Oggi si celebra il funerale del PRG partito sotto elezioni e oggi giungiamo ad un altro PRG. Usciamo dall’eccessivo tecnicismo e ragioniamo sull’alto livello di come si vorrebbe avere una città. Sotto questo aspetto deve crescere la cultura urbanistica di questa città, la maggioranza interpreta in modo sin troppo flessibile lo strumento di piano, dopo che sono state già compromesse le unità di paesaggio. Inutile ragionare in termini urbanistici quando nella sostanza si sbagliano le previsioni e la capacità di saper interpretare le indicazioni che pervengono. Siamo preoccupati perché non si interpreta il senso estetico apprezzabile del paesaggio in cui si agisce. Sono state sistematicamente violentate le linee di sviluppo naturale del nostro territorio. Per puntare all’intera riqualificazione ambientale del suburbio, serve il coraggio di volare alto sull’idea di come si immagina lo sviluppo della città da parte della classe dirigente che deve saper interpretare la qualità estetica ed ambientalistica. E invece, prima abbiamo compromesso le unità di paesaggio e adesso cerchiamo di porvi rimedio dimostrando incapacità di dare risposte ai suoi cittadini, per questo siamo preoccupati dello sviluppo di questo PRG di cui non vediamo prospettive ambiziose. Se si creano nuove lottizzazioni si creeranno nuove aree di margine urbano, pertanto si deve puntare sulla riqualificazione del suburbio creando il suo collegamento ideale con il Centro Storico”.
Fausto Vergari (DS): “Di quale città sta parlando il Collega Fella? Quando dice che questa variante è la prova provata del fallimento della precedente, in realtà essa non stravolge il PRG ma assesta alcune situazioni di problematicità emerse in fase di prima applicazione; inoltre, non è vero che finora si è edificato alla cieca poiché, pur in assenza di uno studio specifico, la C.E.C. ha sempre valutato caso per caso in termini di ambiente, paesaggio e sicurezza. A seguito del PTCP è stato fatto uno studio sistematico su tutto il territorio. Non è stato quindi un disastro. Orvieto si distingue per la qualità della vita proprio per le infrastrutture di cui si è dotata in questi anni. Se c’è ancora qualche problema ad Orvieto Scalo, questa variante al PRG ingloba al suo interno la Complanare che equivale a dire: volare alto; il parcheggio nel Centro Storico significa dare una risposta organica alle esigenze dei cittadini nel contesto generale della rifunzionalizzazione delle Caserme e non un piccolo intervento fine a se stesso. E’ vero che le case ad Orvieto costano tanto, ma la previsione di maggiori zone di ampliamento estende il regime di concorrenza favorendo le categorie sociali più esposte e contribuendo ad abbassare i prezzi. Sulla realizzazione degli studi idrogeologico e della vulnerabilità idrogeologica dei siti va detto che sono stati fatti studi ad hoc sulla pericolosità geomorfologia o sulla pericolosità per la penetrazione idrogeologica che danneggia le falde. I risultati di questi due studi sono stati incrociati dando luogo a ‘zone rose’, per riconoscere le zone edificabili, da quelle non edificabili; gli studi realizzati hanno permesso la riclassificazione dei terreni per allevamento e concimazioni. Siamo in presenza di un lavoro che guarda alla città nella sua complessità ma che riesce a scendere nello specifico delle varie zone, quartiere per quartiere dando risposte concrete ai cittadini”.
Franco Raimondo Barbabella (SDI): “Stiamo trattando della revisione del PRG S/O e dell’adeguamento al PTCP, il dibattito ha permesso finora di acquisire il senso delle posizioni sia della maggioranza che delle minoranze e possiamo già dire fino a questo momento che le proposte presentate dall’Assessore Desideri costituiscono una novità significativa anche per le minoranze. Sia Fella che Ponticelli, al di là delle differenze di tono e di impostazion,e hanno rilevato che siamo di fronte ad un novità rilevante. Io, per la verità storica e per l’impegno volto al futuro che ci chiede questa nuova impostazione, ricordo che il nostro gruppo pur sempre leale e consapevole dei doveri che abbiamo di fronte alla maggioranza di cui facciamo parte, si è distinto fin dall’inizio del mandato per giudizi molto precisi sul PRG Bernardo Rossi Doria e sulle esigenze di cambiamento che sembravano evidenti. Fin dal 2000 quando approvammo il PRG, sottolineammo la necessità di andare avanti con il Piano ma anche, che da quello stesso momento, dovevamo essere consapevoli di alcuni problemi agendo di conseguenza con la correzione di quegli errori che c’erano, eliminando le incoerenze fra PRG/S e PRG/O, a fronte della necessitò di una conoscenza approfondita del territorio attraverso uno strumento leggibile e chiaro anche per gli utenti, ovvero: assicurare una gestione del Piano coerente, che fosse tale da non ingenerare disparità e ricercare un equilibrio fra esigenze d’uso corretto del territorio e la salvaguardia del patrimonio storico-paesaggistico-ambientale. E’ una nostra battaglia che rivendichiamo fino in fondo che anche altri hanno condotto da diverse posizioni, spesso in modo non condivisibile. Ricordo la strada intrapresa subito dopo il 2000 che portò all’adozione di provvedimenti di revisioni del PRG Rossi Doria prima con il blocco della zona E3 e della zona intorno alla Rupe e poi alla normazione di quelle zone. Oggi, c’è uno sbocco coerente di un percorso iniziato subito dopo l’approvazione del PRG firmato da Rossi Doria; ciò dimostra che questa maggioranza è in grado di valutare la realtà per come si presenta. Il metodo perseguito è di grande valore dimostra capacità di governare i processi. E’ stato ricordato che ci sono almeno due modi di interpretare un PRG: una rigida e una più flessibile tendente ad eliminare il più possibile i vincoli; rispetto a questo noi ci siamo sempre collocati in una posizione intermedia. In questo senso la variante è ben orientata poichè stabilisce la griglia rimandando il dettaglio al PRG operativo, con un’assunzione precisa di responsabilità, cioè di governo dell’uso del territorio. Affermiamo con orgoglio la capacità di attestarci come maggioranza in una visione non fissista sull’uso del territorio ma in un’assunzione di responsabilità. La variante risulta chiara nei suoi assunti di base: sviluppo sostenibile, tutta l’operazione è fondata su un’idea di sviluppo equilibrato, poi la centralità della tutela e la valorizzazione dei beni ambientali e storici che è il cuore pulsante di questo strumento. Emerge anche l’importante aspetto delle analisi del territorio: è vero che in questi anni anche i gruppi di opposizione hanno dato un contributo forte, non è vero però che non si conosceva il territorio; lo si conosceva bene, oggi è stato utilizzato, però, tutto ciò che è a nostra disposizione in termini di conoscenze sistematiche, strumenti di analisi e resa grafica per poter avere una mappatura del territorio che mai questo Comune ha avuto. Mi risulta che sono stati analizzati 27 temi di cui per ciascuno disponiamo di 6 mappe, sono stati censiti tutti gli elementi che costituiscono la base per fare scelte serie per l’uso corretto del territorio. Oggi ecco i risultati di questo lungo e paziente lavoro da cui emerge che sono state utilizzate professionalità locali, c’è un ufficio collaudato che sa lavorare, collocando le questioni nostre dentro le grandi tendenze che esistono in Italia e non solo intorno alla gestione del territorio. Quando scorriamo chi sono i progettisti vediamo che c’è un ufficio del piano, coadiuvato da un importante gruppo di professionisti locale che ha prodotto l’85% del lavoro. E’ un elemento di orgoglio per questa città che ha prodotto in questi anni simili professionalità mettendo a disposizione qualità e quantità di conoscenze che ci consentono oggi di conoscere a mena dito il nostro territorio. Dobbiamo sapere che, questa volta, l’uso di professionalità locali ci permettono di raggiungere risultati di grande qualità al di là di nome importanti che pure servono. Per questa ragione non sono d’accordo con Fella riguardo alla classe dirigente poichè anche i tecnici sono classe dirigente. Un PRG flessibile chiede sì una classe dirigente adeguata e all’altezza di interpretare ma non nel senso che dice Fella, quella capacità di interpretare le trasformazioni deve essere diffusa nella nostra società. E allora: coerenza vorrebbe l’ammissione da parte dellaminoranza che la maggioranza sa analizzare i problemi e prendere le decisioni che spostano le cose in avanti. Ci sono certamente aspetti di questo PRG che possono ingenerare disaccordo nei gruppi di minoranza, resta però il fatto che la proposta di revisione del PRG e di adeguamento al PTCP va in una direzione chiara e si attesta sui livelli alti del dibattito nazionale. Perché allora parlare di incoerenza? Per noi si chiama metodo riformista, che usa l’intelligenza rispetto alla realtà che cambia. Perché parlare di nuove lottizzazioni come di nuove aree di degrado? Perché dire questo, strumentalmente? E’ un errore grave non solo perché rivedere le aree già costruite non solo non le riqualificherebbe, ma perché si genererebbero processi di ben più grave degrado compresi i tentativi di speculazione che noi, invece, con questo modo di gestire il Piano stiamo tentando con successo di evitare. La differenziazione delle opportunità vista l’articolazione della società orvietana, è opportuna o No? Certo la qualità del nuovo dipenderà da una cultura diffusa non solo dalle regole che però devono essere chiare. Io sono per la differenziazione delle opportunità, per il controllo del pubblico ma per la responsabilità diffusa del potere politico, dei tecnici, dei privati di chi fa economia, investimenti, di chi vende, di chi acquista. Do atto alla Giunta e all’Assessore Desideri di aver fatto un lavoro egregio, coraggioso e coerente, e ringrazio i tecnici dell’Ufficio del Piano e i tecnici esterni di aver fatto un bel lavoro”.
Sindaco, Stefano Cimicchi: “Con questo lavoro si completa un programma che va oltre questo quinquennio. Un lavoro che si potrebbe storicizzare. Orvieto ha avuto la fortuna di avere avuto amministratori che hanno compiuto cicli di governo che ha permesso di realizzare in questi anni, cose che, se fatte negli anni ’70-‘80, avrebbero portato degli sconquassi indicibili nella classe dirigente orvietana. Operazioni come la variante che stiamo approvando, sono stati possibili grazie ad una diversa normativa regionale ma soprattutto grazie ad una diversa concezione delle maggioranze politiche che hanno governato la città. Ricordo che Barbabella negli anni ’80 fu lasciato solo a gestire la partita urbanistica e non gli fu permesso di portare a termine un disegno urbanistico di grande interesse agganciato al Progetto Orvieto, quegli anni sono stati anni di dura battaglia sulle questioni urbanistiche e sulle questioni edilizie che sono due cose ben diverse l’una dall’altra! A differenza che negli anni ’70 e ‘80, ora portiamo a termine questo impegno - e do atto ai Consiglieri di opposizione che si sono quasi sempre misurati con grande serietà sull’argomento – è un lavoro importante, frutto di una conduzione da parte nostra equilibrata e lungimirante, in cui non abbiamo permesso che si aggregassero delle forze di interessi tali da trovare in questo Consiglio Comunale alleanze trasversali che in passato hanno devastato questo stesso Consesso. Questa è la prima importante lezione politica. Ai ‘pensatori’ che spesso ci investono parlando di cementificazioni e quant’altro, va ricordato che: questa è la prima, vera, unica, Amministrazione che in un decennio ha portato avanti un’operazione storica, importante, non priva di qualche elemento contraddittorio e di rischio, ma con modalità di assoluta indipendenza dall’assetto politico-economico della nostra città. Questo è il dato politico essenziale: noi abbiamo potuto dire No a chi c’era da dire No, dire Sì a chi c’era da dire Sì. Certo è una fase diversa la nostra: c’è una fase di grande disponibilità di liquidità sul mercato, bassi tassi, una propensione all’investimento immobiliare molte accentuata e c’è un processo di denuclearizzazione della famiglia che ha portato a una società post-rurale della quale dobbiamo tenere conto, e noi ne abbiamo tenuto conto riarticolando la possibilità di mettere sul mercato un’offerta variegata e qualificata che riqualifica la nostra politica urbanistica. Oggi, abbiamo messo in campo delle aree di assoluta qualità, dando una risposta forte soprattutto alle famiglie orvietane. C’è un indirizzo politico sociale molto accentuato nella nostra operazione: aver riportato le aree PEEP in zone non decentrate quasi punitive rispetto al passato, significa coerenza e capacità di fornire una risposta alle esigenze reali del mercato, soprattutto alle famiglie meno abbienti, senza discriminazioni. L’analisi che abbiamo fatto ci ha portato a delle conclusioni semplici quanto inequivocabili: se c’è una maggioranza solida si governa, se si governa si compiono degli atti che a volte per taluni possono essere sgradevoli (ma non si può dare sempre tutto a tutti), si costruisce uno sfondo nuovo alla politica demografica della nostra città. Ormai Orvieto ha innestato una marcia diversa rispetto al discorso della migrazione e dell’immigrazione e grazie agli interventi infrastrutturali che si prevedono si da un volto nuovo alla città, guardando avanti. Oggi il Comune di Orvieto è dotato di una programmazione infrastrutturale che è completa: i progetti che abbiamo immaginato hanno gambe per essere realizzati, sono finanziati, emblematica è in tal senso la Complanare. Orvieto ha un territorio che è una risorsa di per sé, fortissimamente antropizzato, abitato, non è solo un fatto estetico, bucolico, ci sono e ci vivono, aziende, famiglie, giovani, anziani; in questo senso il discorso delle zonizzazioni è estremamente importante. Noi non siamo per la deregulation, ma neanche per il dirigismo, siamo per la pianificazione ma anche e soprattutto per la programmazione mettendo tutti sullo stesso piano. L’alternativa a quello che abbiamo fatto noi era che lo sviluppo e le lottizzazioni le potevano fare cert’uni e non cert’altri. Noi, abbiamo fatto una pianificazione a vasto raggio, non abbiamo permesso la formazione di gruppi di pressione perché non siamo stati al gioco di nessuno e abbiamo creduto in una pianificazione che guardava al territorio per quello che era realmente, sulle frazioni ad esempio in questi anni abbiamo ricreato le condizioni di vita e si è organizzato uno sviluppo sostenibile, misurato, senza deportazioni in zone dove la gente non voleva andare. Certo il territorio ha sofferto in questi anni, è cambiata la natura del capitale circolante, le case di una volta non ci sono più, nel tempo è cambiata la cultura e noi non potevamo ignorare tutto questo. Guardare, come alcuni hanno fatto stando in un angolo, questo grande processo di trasformazione, di riqualificazione, di messa a reddito di beni altrimenti destinati al degrado, guardandoci con aria di sufficienza come se ciò fosse negativo, è un errore politico fondamentale. Il governo delle cose, il governo di una città è fatto dal coraggio di misurarsi con le cose concrete, con i bisogni concreti dei cittadini reali non di quelli che non esistono, è fatto del coraggio di dire dei Si e del coraggio di dire dei No. Questo territorio che si è dimostrato così importante e determinante nel garantire una forma di sviluppo integrato che è stato alla nostra portata, è un territorio che è stato salvaguardato che è stato gestito permettendo una riqualificazione di straordinario livello e che oggi gioca la carta più importante: una triplice integrazione fra il territorio e la città antica, il territorio e le nuove forme dello sviluppo a partire dai vecchi soggetti che si sono trasformati (aziende agricole multifunzionali) e l’integrazione fra questi due fattori fondamenti con le nuove forme dello sviluppo che tolgono alla città e al suo territorio una concentrazione eccessiva di rischio su un solo tipo di sviluppo. Anche la questione del ruolo del Centro Storico di Orvieto in un ambito territoriale vasto va vista il questa ottica. Se le classi dirigenti future avranno la saldezza e la solidità politica e programmatica che abbiamo avuto noi, io credo che Orvieto progredirà ancora di più in futuro. Abbiamo mantenuto questo senso alto nel nostro ragionare, con un dibattito aperto, franco, che non esclude nei 30 giorni delle osservazioni che seguiranno all’adozione di questa Variante al PRG, eventuali revisioni se necessarie. I cittadini devono avere risposte subito non dopo decenni e decenni. Io spero in futuro, che ci sia una maggioranza, un programma e un progetto politico che permeta di portare a termine questo importante e storico lavoro”.
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