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Dalla chiesa di San Giovenale un panorama stupendo si apre a sinistra sulla valle del Paglia dove corrono l'autostrada e la ferrovia, verso la zona dei calanchi, mentre a destra una fila di piccole case dà risalto alla bella chiesa in stile romanico, una delle più antiche della città. Fu costruita nel 1004, a parere di qualche storico su un preesistente tempio etrusco dedicato a Giove - sul quale sarebbe stata edificata, prima dell' attuale, una chiesa paleocristiana dedicata a San Giovenale - vicina ad un altro edificio sacro dedicato a San Savino. Di questo non rimane traccia, ma la sua raffigurazione si può vedere in un affresco di Ugolino d'llario nella Cappella del Corporale della cattedrale. Venne innalzata col contributo di sette famiglie tra le più nobili e ricche della città, abitanti nel rione dell'Olmo, i Monaldeschi, i Montanari, i Salvani, i Ranaldini, i Conti, i Rossi e i Marsciano. La chiesa, iniziata in forme romaniche, manca dell'abside semicircolare originaria che venne demolita quando fu prolungata verso Oriente durante il rifacimento gotico trecentesco, epoca in cui fu costruita l'abside quadrata. Sulla facciata è ancora visibile la linea di copertura del protiro romanico e si può ammirare il decoro ad arcatelle cieche, tipico delle costruzioni dell'epoca. La chiesa viene popolarmente indicata come l'antico Duomo, non si sa bene perché; di sicuro è stata una prioria ricca ed estesa, come la presenza del campanile, dell' ospedale, del fonte battesimale e il numero delle chiese un tempo ad essa soggette - tra cui quella del Crocifisso del tufo e quelle di San Lorenzo in Vineis e della Trinità - dimostrano; ha conosciuto periodi di grande vivacità e ricchezza che si sono alternati ad altri di abbandono. L'interno di San Giovenale, assolutamente da visitare, conserva affreschi di scuola orvietana del Duecento ed è un ricco e interessante repertorio di pittura medievale, a partire dal sec. XII, prodigiosamente conservatosi sotto i vari interventi che vi furono effettuati fin dal sec. XV. L'opera più nota è la Maestà (XV), conosciuta come Madonna del Soccorso, donata nel XVI dalla famiglia Ghezzi e rinvenuta nel sec. XX sotto una lastra d'argento che la nascondeva; per il fondo oro e l'azzurro del manto tratteggiato d'oro rimanda all' arte bizantina di una cui icona sarebbe copia. L'altare in marmo è un bell' esempio di scultura a forme bizantine. Sul fianco destro le scritte GUIDO ABAS MCLXX e, più in alto, BERNARDUS ci danno la data di esecuzione e, con buona probabilità, il nome dello scultore. Nella parete posteriore su una lastra marmorea si legge RAINERUS MONACHUS GEZO, che è forse il nome del donatore, della famiglia dei Ghezzi, la stessa che offrì alla chiesa la Maestà. La parete frontale porta scolpito a bassorilievo un intreccio di nodi di tipo longobardo e ai lati alcune colonnine sorreggono pilastrini d'angolo molto originali in cui sono raffigurati una colomba e il grifo, un abate officiante con una corta pianeta, foglie di acanto, San Giovenale benedicente e, interessante, il San Michele Arcangelo recante sulla mano sinistra un giglio tripartito, segno ritenuto magico da porsi in rapporto con l'eresia patarina.
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