Consegnato a Souhayr Belhassen, tunisina, prima presidente donna della Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo, il Premio Internazionale per i Diritti Umani “CITTÀ DI ORVIETO” edizione 2008 dedicato al “Il Dramma Africano, i diritti calpestati delle donne e dei bambini”.
· il Premio, che consiste nella somma di 10.000 Euro, verrà destinato per sostenere l’attività della di FIDH (Fédération Internationale des Droits de l’Homme).
· La motivazione del premio: “per il rispetto dei valori fondamentali dei diritti umani e soprattutto per la tolleranza di cui Souhayr Belhassen per esser qui, per aver fatto della sua vita la testimonianza più vera di quello che si esprime nel valore dei diritti umani”.
A 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, si è svolta, questa mattina presso la Sala dei Quattrocento del Palazzo del Popolo di Orvieto, la cerimonia di consegna del Premio Internazionale per i Diritti Umani “Città di Orvieto” VIII^ edizione 2008, che è stato conferito a Souhayr Belhassen.
Secondo gli intendimenti della vincitrice, il riconoscimento che consiste nella somma di 10.000 Euro e che è stato consegnato dal Sindaco di Orvieto, Stefano Mocio, sarà destinato a sostenere l’attività della FIDH (Fédération Internationale des Droits de l’Homme)
La Giuria del Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto”, Presieduta dal Prof. Giovanni Conso, Presidente Emerito della Corte Costituzionale ha così motivato la decisione di assegnare il Premio 2008 a Souhayr Belhassen:
“Le donne sono il cambiamento di questo secolo
Nel corso degli anni che verranno, noi possiamo e dobbiamo credere nel cambiamento. Non abbiamo più bisogno di qualcuno che ci conferisca attestati di alcun tipo, che decreti se siamo emancipate o no, se volgiamo o no essere in carriera.
La forza delle donne, non sono le prerogative che ne fanno stereotipi fissati sulla pagina, alle donne va conferito più potere, si dice, perché sono istintivamente più pragmatiche; già questo ne limita i percorsi e la capacità di elaborazione. Non vogliamo fotografie di alcun tipo che ci fissino in un istante, che è già storia nel momento in cui noi lo vediamo. Siamo le donne che hanno visto i due conflitti mondiali, lo scempio dell’olocausto,la barbarie stalinista, la fame dei nostri figli, la tortura della nostre carni, la mondializzazione trasformarsi in un alibi per l’abbattimento dei diritti fondamentali.
Sappiamo che non esiste la verità, ma la lealtà, che unisce uomini e donne, il legame profondo che ci ha unito nelle battaglie che abbiamo condotto nella società civile, nelle istituzioni, ognuno a suo modo, con i suoi successi o insuccessi.
Siamo qui oggi, a premiare una donna che ha avuto il coraggio di lottare dimostrando che il tetto di cristallo si può sfondare, con la propria integrità e il proprio rigore morale.
La Storia è il nostro patrimonio
La storia che non abbiamo mai avuto paura di vivere, di attraversare e di ricordare.
Non abbiamo confini, se non quelli dettati dal rispetto della legalità.
Souhayr Belhassen è una di quelle donne che ha lavorato con tutti coloro che credono che il momento del cambiamento è ora, che non aspettano lo start della pistola, che sanno che il cambiamento è in mano alle donne, perché i maschi e le femmine di questa società sono sempre figli di donne , che educano, nutrono, trasmettono valori.
Noi chiediamo con questo premio a Souhayr Belhassen, agli uomini e alle donne che credono in una dinamica non sessista delle dinamiche mondaili, di aiutarci a creare una nuova rete di uomini e donne che sappia essere servizio e di servizio di cui elaboreremo i contenuti insieme.
Partiamo e nutriamo di noi stessi il cambiamento che vogliamo, costruiremo il brillante più sfaccettato che sia mai esistito, il nuovo seme che darà frutti forse ancora sconosciuti e non catalogati.
Qualcuno potrebbe dire che siamo velleitari: ha solo paura. Noi no!
Abbiamo provato a cambiare le cose intorno, qualcuna è riuscita meglio, altre meno.
Vogliamo trasmettere la nostra esperienza, fonderla con altre in un frutto unico.
Per il rispetto dei valori fondamentali dei diritti umani e soprattutto per la tolleranza di cui Souhayr Belhassen per esser qui, per aver fatto della sua vita la testimonianza più vera di quello che si esprime nel valore dei diritti umani”.
Il Premio Internazionale per i Diritti Umani “Città di Orvieto” è istituito ed organizzato dal Comune sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano con il patrocinio della Regione dell’Umbria, di FIDH (Fédération Internationale des Droits de l’Homme) e Unione Forense per la tutela dei Diritti Umani. Viene attributo, ogni anno, a soggetti ed organizzazioni che si sono distinti nella difesa dei diritti umani, per i quali il Premio è elemento di sostegno alla prosecuzione dell’opera.
La finalità del Premio è quella di intensificare l’impegno volto a salvaguardare i diritti umani, nell’ambito del quale un ruolo indispensabile deve essere svolto anche dalle comunità locali, non solo dalle autorità politiche nazionali ed internazionali.
· Le precedenti edizioni del Premio Internazionale Diritti Umani“Città di Orvieto”:
2007: Umberto Eco. “La coscienza della Conoscenza - Il Diritto Universale all’Istruzione”.
2006: Madri argentine di Plaza de Mayo. “La verità delle Madri, da Maria alle Madri Coraggio, in nome della verità”.
2005: Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia, prof. Elio Toaff, Rabbino capo emerito, lo scrittore Tahar Ben Jelloun “Per la ricerca del dialogo tra le religioni monoteiste”.
2004: Mohammad Yunus, ideatore del “microcredito” a sostegno dello sviluppo delle attività imprenditoriali nei paesi poveri, docente negli USA e Direttore Generale della Grameen Bank in Bangladesh.
2003: Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, per il suo impegno nel riconoscimento dei diritti degli extracomunitari.
2002: Alberto Cairo, Responsabile Centri ortopedici del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan.
2001: Marie Thérèse Keita Bocum, docente di Storia Contemporanea all’Università di Abidjan in Costa d’Avorio, per attività svolta come rappresentante dell’ONU in Burundi.