Il programma della 14^ edizione di Umbria Jazz Winter.
E' tutto italiano il "Progetto per Sauro", in memoria di Sauro Peducci.
COMUNICATO STAMPA n. 585/06 G.M. del 26.10.06Umbria Jazz Winter 2006: il jazz e la canzone d’autore, ma in cartellone anche soul, blues, funky, gospel, zydeco cambia la musica, non la qualità.
· Il programma della 14^ edizione.
· E’ tutto italiano il “Progetto per Sauro”, in memoria di Sauro Peducci.
Il programma di Umbria Jazz Winter#14 si caratterizza per due proposte all’insegna dell’incontro tra jazz e canzone d’autore. Per decenni questa “commistione” ha espresso il meglio di sé nella tradizione americana, di cui gli standards, i temi sempreverdi che tutti, cantanti o solisti, hanno affrontato, sono la più tipica espressione. Da un po’ i musicisti jazz italiani hanno riscoperto l’enorme patrimonio nazionale, dall’opera lirica alle canzoni di De Andrè o Battisti, spesso con risultati artistici notevolissimi.
A Orvieto è di scena, in due concerti, Sergio Cammariere, songwriter espressivo e sofisticato e abilissimo pianista, che ha la mano felice nella composizione di temi dai forti aromi jazz. Con lui il trombettista Fabrizio Bosso, che a questo clima contribuisce con un suono lirico e swing, e, ospite d’onore, Alex Britti, uno dei personaggi più popolari delle ultime leve della canzone italiana, ma anche grande chitarrista. L’altra proposta si intitola “Uomini in frac” ed è ovviamente dedicata al songbook di Domenico Modugno, il primo vero “cantautore” italiano, al quale si devono motivi, tra cui quello che dà il titolo allo spettacolo, famosi in tutto il mondo. Le voci sono quelle di Peppe Servillo e Giovanni Lindo Ferretti, e tra i musicisti troviamo Danilo Rea al piano, Javier Girotto al sax e Gianluca Petrella al trombone.
Omaggio di Umbria Jazz ad un musicista italiano di assoluta levatura internazionale. A Paolo Fresu Orvieto dedica un piccolo ma articolato progetto che permette di cogliere almeno alcuni dei tratti artistici di una identità complessa e sfaccettata. E’ una vetrina che in passato il Festival ha riservato solo ad artisti importanti. 2-3-4: Fresu viene presentato in tre formule diverse: il duo con il pianista americano Uri Caine (ascoltabile su Blue Note), il trio PAF (con Antonello Salis e il contrabbassista Furio di Castri), e il Devil Quartet, ironicamente successore dell’Angel Quartet di qualche anno fa.
Come accade da qualche anno, è il jazz italiano, che vive un periodo di straordinaria creatività, a costituire il cuore del programma. Molti di questi musicisti sono ascoltabili più volte, magari in situazioni diverse. Sono di scena il trio “scandinavo” di Stefano Bollani, il musicista italiano che oggi gode di una meritatissima popolarità e che Umbria Jazz segue dagli inizi della carriera - di recente ha avuto l’onore di un disco di solo piano per la Ecm - ed il trio di Renato Sellani con ospite speciale il sax di Gianni Basso: in quest’ultimo caso, due veri “senatori” del jazz italiano, autentici pezzi di storia con alle spalle carriere pluridecennali. Italianissima è anche Roberta Gambarini, che però si è creata una
reputazione di brillante cantante in America. La scorsa estate Umbria Jazz l’ha presentata al teatro Morlacchi addirittura come ospite del trio del veterano pianista Hank Jones.
Tutto italiano è infine il “Progetto per Sauro”, che si svolge tutti i giorni al museo Emilio Greco in memoria di Sauro Peducci, uno dei membri dell’Associazione Umbria Jazz scomparso quest’anno: in diverse formule si potranno ascoltare Danilo Rea, Renato Sellani, Enzo Pietropaoli, Giovanni Tommaso, Daniele Scannapieco, Massimo Manzi.
Il jazz internazionale nella sua più consolidata ortodossia in questa edizione invernale è rappresentato dalle band di due musicisti (entrambi “resident artists” ascoltabili tutti i giorni, entrambi trombettisti) tra i più amati dal pubblico, Lew Soloff e Roy Hargrove. che da qualche tempo si sta dividendo tra il progetto funky RH Factor e il più tradizionale quintetto acustico, sarà a Orvieto proprio con quest’ultima formula.
Soloff, più volte presente a Umbria Jazz come colonna delle orchestre di Gil Evans e Carla Bley, sarà alla guida di un quartetto in cui spicca il vibrafonista Joe Locke, che a Orvieto, qualche edizione di Umbria Jazz Winter fa, fu protagonista di un insolito incontro con il guru del free jazz, Cecil Taylor.
Il programma dedicato alla musica popolare Nera nelle sue più diverse espressioni, tutte comunque lontane dal purismo jazz, comprende soul, gospel, funky, zydeco. Esordisce al festival la bella voce di Toni Green accompagnata dalla Austin DeLone R&B band, una cantante che si iscrive nella migliore tradizione soul di Memphis (ha lavorato anche con Isaac Hayes e i Temptations), mentre è molto noto al pubblico umbro Dr. Charles G. Hayes, pastore e leader di uno dei cori più accreditati del movimento gospel di Chicago. All’esordio a Orvieto anche Dwayne Dopsie con gli Zydeco Hellraisers. Dwayne suona la fisarmonica e suona il genere più popolare del folk della Louisiana, nel solco di una vocazione familiare: tutti in Umbria conoscono Rockin’ Dopsie, Jr., suo fratello, ospite fisso del festival e anche lui maestro dello zydeco. Al funky latino di New York si rifanno Yerba Buena ed il violinista Alfredo de la Fè, virtuoso di uno strumento insolito per questo genere di musica ma che De la Fè riesce a “piegare” alle esigenze di uno scatenato mix di salsa e funky. Italianissimi sono invece i Good Fellas, una gigiona band (detta anche The Gangsters of Swing) che ricicla con umorismo swing e jive, buona per divertirsi e ballare.
Come tradizione del Festival, anche Umbria Jazz Winter#14 comprende due quotidiane esibizioni della marching band per le vie del centro storico: questa volta, nessuna orchestra di New Orleans, ma i sempre più popolari Funk Off, che interpretano a modo loro questa formula della street band con grande senso dello spettacolo ed una originale evoluzione artistica che rivitalizza un genere vecchio di un secolo.
Tutti i giorni, al Palazzo dei Sette MEETING POINT, Bar, Snacks, Enoteca, ma soprattutto musica, jazz e non solo con Ken Peplowski Sextet, K.J. Denhert, Chip Wilson, The Good Fellas, Joel Frahm quartet con Daniele Scannapieco e Max Ionata. La formula è quella dell’ingresso gratuito con consumazione obbligatoria.
Ci sarà anche, alla Sala del Carmine, una mostra d’arte dal titolo “Into the Maelstrom Variazioni cromatiche”, di Franca Bernardi, Paolo Gobbi, Massimo Luccioli, Rita Mele, Teresa Pollidori, a cura di Loredana Rea per lo Studio Arte Fuori Centro.
Infine, un progetto speciale dedicato ad un grandissimo personaggio della storia del jazz, fondamentale per la sua evoluzione, ma di cui oggi si parla poco, il pianista Lennie Tristano. “LENNIE TRISTANO GURU BIANCO DEL JAZZ” è il titolo di una conferenza/concerto di Franco Fayenz e Gerardo Iacoucci, in cui sarà presentato il libro dello stesso Fayenz e di Riccardo Brazzale “Lennie Tristano un mito, un maestro, quasi un santone”. A Tristano sarà poi dedicata “Suite for Lennie”, tutti i giorni concerto multimediale con Gerardo Iacoucci, pianoforte, e Stefano Cantarino, basso, con interventi visivi di Massimo Achilli.