COMUNICATO STAMPA n. 358/06 C.C. del 29.06.06Il Consiglio Comunale ha approvato il Conto Consuntivo del 2005.
· Sintesi del dibattito.
Nella seduta del 28 giugno u.s. il Consiglio Comunale ha approvato a maggioranza (12 favorevoli, 1 contrario: Morcella) la relazione della Giunta sul rispetto dei vincoli del Patto di Stabilità Interno per l’anno 2005 e il Conto Consuntivo dell’esercizio finanziario 2005.
La discussione del Consiglio Comunale sulle due materie del bilancio è stata unificata e preceduta dalla relazione dell’Assessore al Bilancio, Massimo Frellicca, il quale ha evidenziato che “il conto di bilancio è un atto politico rilevante con il quale il Consiglio Comunale valuta l’azione politico-amministrativa ovvero se sono stati realizzati tutti gli obiettivi programmati per il 2005. E’ un momento di verifica dell’attuazione dei progetti indicati nel previsionale e del raggiungimento degli obiettivi Ci eravamo impegnati a non aumentare i tributi, a mantenere e migliorare i servizi erogati e ad investire nelle infrastrutture a servizio della qualità della vita. Per l’aspetto prettamente contabile, il 2005 chiude con un avanzo di amministrazione di 2.527 euro che risultano dalla gestione di competenza e dalla gestione dei residui, che è sostanzialmente un pareggio. Possiamo dire che tutti gli obiettivi ed i programmi previsti nel bilancio di previsione sono stati raggiunti nell’esercizio finanziario 2005. Infatti, malgrado il momento nazionale di estrema difficoltà per la finanzia dei Comuni molti dei quali hanno dovuto ricorrere all’aumento della tassazione, il Comune di Orvieto non solo non ha aumentato le tasse bloccando l’ICI, la TARSU, l’addizionale IRPEF e la TOSAP ma abbiamo indicato quattro classi di agevolazioni dell’ICI per alcune categorie: giovani coppie, studenti universitari, affitti concordati e per le ristrutturazioni nel centro storico, scelta che si è concretizzata nel mantenimento di una pressione tributaria di 466,3 euro / cittadino. Altro elemento significativo è stato la lotta all’evasione e all’elusione, che ha prodotto 521.000 euro di recupero parte ICI e parte Tarsu. Nel 2006 con il nuovo sistema informativo territoriale che sta prendendo corpo, possiamo ambire ad un recupero maggiore, nel 2005 il recupero è stato fatto nel modo tradizionale. Inoltre, sempre andando in controtendenza rispetto a logiche nazionali, abbiamo detto no alla diminuzione dei servizi erogati. Altro elemento caratterizzante dell’azione di governo sono stati gli investimenti concretizzatisi nelle opere pubbliche effettuate nella direzione dell’innalzamento della qualità della vita nei quartieri. Nel 2005 la città è cresciuta. La situazione economica in cui abbiamo agito, era veramente difficoltosa. Evito attacchi al governo di centro-destra per motivi evidenti visti i risultati delle consultazioni elettorali nazionali, amministrative e referendaria. Cito però alcuni dati di livello nazionale e internazionale che hanno partorito la Finanziaria 2005 la quale ha creato grandi problemi a tutti gli Enti Locali: il prodotto interno lordo, il debito pubblico, il deficit. Il DPF del 2005 diceva che il PIL del Sistema Italia sarebbe dovuto crescere del 2,1% invece non c’è stata crescita. A fine 2005, per il debito pubblico ci siamo trovati con il 106,4% a fronte di una previsione di abbattimento del debito al 104%. Quanto al deficit che Maastricht poneva al tetto del 3%, siamo al 4,1% contro una previsione del DPF che era del 2,7%. Le finanziarie si costruiscono su questi parametri, quanto dare e quanto togliere ai Comuni dipende da questi parametri. La Finanziaria 2005 ci ha costretto ad una estrema difficoltà. Riguardo agli aspetti finanziari, il 2005 per il Comune di Orvieto è stato comunque un anno importante per la finanza innovativa, ricordo la conferma del rating BBB+ con prospettive stabili da parte di Standars & Poor’s, elemento che ha caratterizzato l’ultimo biennio della fase politico-finanziaria del Comune; voglio chiarire che non è solo una immagine che ci siamo creati all’esterno del nostro contesto, poiché il rating non valuta solo la gestione di competenza, ma soprattutto l’aspetto patrimoniale della città. Questo ci ha permesso di fare una serie di operazioni di finanzia innovativa che sono IRSE, Swop e l’emissione di BOC, operazione quest’ultima seguita a livello nazionale da numerosi altri comuni che hanno previsto questa forma di finanza innovativa. Ripeto, Orvieto nel 2005 è cresciuta, malgrado una serie di difficoltà e precarietà che abbiamo inteso trasformare in opportunità. Abbiamo parlato più volte della storia di questa città negli ultimi trent’anni, dei progetti per il futuro (progetto Orvieto, sistema Orvieto, gestione del sistema Orvieto, città del buon vivere), da tempo parliamo di città futura e ritengo che potremo esserlo nella realtà se continueremo a svolgere un’attività politica che guarda in alto e che ci fa lavorare sulla quotidianità. Guardare in alto significa: guardare avanti come abbiamo fatto negli anni 80 partendo dalla progettualità a tutela della Rupe che ha prodotto azioni nell’ambito della politica internazionale, essere diventata capitale cittàslow, essere punto di riferimento per eventi di livello internazionale, effettuare investimenti sulle infrastrutture dando risposte ai quartieri, dare servizi educativi e servizi sociali di altissimo livello riconosciuto da tutti. Se penseremo alla nostra città negli anni a venire con questi elementi e guarderemo alle criticità come una delle opportunità per lo sviluppo, potremo realizzare la città futura. La città nel 2005 è andata avanti ed è migliorata, ce lo dicono i dati. In un contesto dove il Pil è zero, era impensabile che Orvieto avesse un sviluppo economico, però al di là delle criticità del manifatturiero e della difficoltà della nostra media impresa, ci sono stati segnali incoraggianti come ad esempio nei primi sei mesi del 2005 sono rimaste invariate le imprese attive, anzi c’è stato un leggero aumento, rispetto al 2003 c’è stata una maggiore presenza (+700) di unità avviate al lavoro, quindi gli effetti della crisi nazionale e regionale ci sono stati in maniera inferire ad Orvieto perché, evidentemente, la nostra tipologia economica fondata sulla piccola impresa e sull’artigianato ha tenuto la crisi. I dati turistici sono un altro elemento positivo, ad Orvieto, infatti, nel 2005 si registra il +7,3% di presenze turistiche, dato assolutamente in controtendenza a livello nazionale (nel comprensorio orvietano 3,7%, in Umbria 0,8%). La popolazione di Orvieto per la prima volta dopo quindici anni supera la soglia di 20.900 abitanti (nel 2004 erano 20841), anche la popolazione è un dato economico; le imprese commerciali in senso stretto hanno avuto un incremento, i dati sulla rete distributiva del commercio a seguito dello studio approntato nell’ottica del futuro Piano Integrato del Commercio, ci dicono che dal 2000 al giugno 2006 la rete distributiva commerciale è passata dalle 625 unità alle 657, +32. E’ vero abbiamo difficoltà economiche ed il contesto nazionale e internazionale ci pongono queste costrizioni, ma è anche vero che ci sono dati confortanti per trasformare le criticità in prospettive di sviluppo economico. Nel bilancio gli investimenti sulle infrastrutture significano economia: 6 milioni di Euro di investimenti che si sono concretizzati per 3,8 milioni di Euro sono un’altra sfida importante, significa non solo dare qualità della vita ma significa anche dare lavoro a tante aziende nel settore dell’edilizia, ambito che continua ad avere un trend positivo. Sarebbe interessante verificare analiticamente gli interventi sulle opere pubbliche fatti nel 2005 nei quartieri. La città è cresciuta anche sul piano dei servizi. I dati sociali e educativi ci dicono che nel 2005, l’Amministrazione Comunale in collaborazione con altre istituzioni come la Regione, hanno permesso di elevare la spesa per investimenti nei servizi di 461.000 Euro. Uno degli obiettivi fondamentali dell’Amministrazione è quello socio-educativo che fa parte della tradizione di questa città, è stato pienamente conseguito con risposte agli anziani, ai giovani, ai diversamente abili. Investire fortemente sul sociale, sull’educazione e la formazione, sull’immateriale significa investire sul futuro. L’aumento della qualità della città è anche confermato dal fatto che Orvieto è una delle prime dieci città italiane per la cultura ed i grandi eventi, individuate dal Formez; è una stima significativa che riconosce lo sforzo compiuto nella situazione di difficoltà economiche oggettive che, hanno pesantemente colpito gli Enti Locali nel 2005. Nel 2006 stiamo procedendo in modo diverso non senza difficoltà, pur confermando la volontà di rappresentare al meglio la città degli eventi da UJW, al festival del Teatro di Strada, al PensaDay, a Orvieto MusicalCinema, agli eventi sportivi, al Premio per i Diritti Umani, a Venti Ascensionali che conta novanta appuntamenti all’anno, al Premio Barzini, a Orvieto Medievale, al Libro Parlante, a Orvieto con Gusto, Orvieto Spazio Musica, la stagione teatrale, le Domeniche slow, il festival valentiniano, Orvieto Fotografia, il Laboratorio Etruschi, il Laboratorio Teatro Orvieto, gli interventi sulla Scuola di Musica che da risposte a oltre 200 alunni iscritti, la Banda Musicale, la Fondazione Gianni Rodari, il centro espositivo di Palazzo dei Sette, l’attività della Biblioteca Comunale che da delle risposte importanti alla città e ancora di più le darà nella nuova sede. Il 2005 è stato un anno importante nel campo della formazione e dell’alta formazione di cui va ribadita l’importanza degli investimenti sull’immateriale. Formazione intesa a tutto tondo, a partire dalla formazione di base nelle scuole fino ad arrivare alla realtà università che nella nostra città continua a crescere grazie alle collaborazioni che si sono instaurate con le università straniere, con l’università per stranieri di Perugia, con la Sapienza di Roma e con l’università di Perugia, tutto ciò ci fa guardare avanti con una certa positività. Positivi certamente sono i dati: passiamo dai 655 iscritti al Centro Studi Città di Orvieto del 2002/03 a 741 iscritti nel 2004/05 che nel 2006 aumenteranno visto che sta arrivando la facoltà di architettura di Roma, le previsioni sono di 800 unità. Certo siamo ben lontani dall’ipotesi della città università. Ripeto, la città nel 2005 è migliorata, ha aumentato le sue possibilità future malgrado le difficoltà; avremmo voluto che lo fosse ancora di più. Oggi affermiamo che nel 2005 tutti insieme abbiamo svolto un lavoro positivo”.
Sintesi del dibattito:
Gianpietro Piccini (PDCI: “i dati illustrati evidenziano le economie che hanno fatto crescere la città in ogni campo ed il fatto che Orvieto ha retto più che in maniera efficace rispetto ad altre realtà. Il +7,3% del flusso turistico è un dato economico che si commenta da solo. L’esercizio 2005 è in linea con le previsioni di entrata e di spesa contenute nel bilancio preventivo sia durante la gestione nelle variazioni di bilancio, sia per la copertura delle spese correnti, sia per gli investimenti. Lo sconcertante effetto del patto di stabilità si riscontra nel fatto che non potendo il Comune ridurre le spese correnti che sono già all’osso, ha le mani legate nell’aumentare le entrate finalizzandole ad alcuni settori, inoltre il Comune non può spendere eventuali stanziamenti derivanti da fondi propri o trasferimenti da altri Enti statali, nemmeno per gli investimenti strutturali (strade, infrastrutture, ecc.) se questo dovesse comportare lo sforamento del patto. Ciò riguarda il 2006 e gli anni a venire, ma con l’approvazione del consuntivo 2005, l’appello rivolto al governo che deve partire dal nostro Consiglio Comunale è quello di rivedere il patto di stabilità. Quello che un Comune proietta dal punto di vista culturale, produttivo, operativo, lo lega inscindibilmente con la realtà economica del territorio che amministra. Mi riferisco al raggiungimento di obiettivi di sviluppo certi in un contesto di efficienza ed efficacia all’interno di una gestione virtuosa dimostrando la capacità di attivare risorse proprie, di stimolare la presenza di sponsor privati a sostegno di iniziative e progetti. Il Comune di Orvieto ha ampiamente rispettato il patto di stabilità rispetto al tetto di competenza e al tetto di spesa. Ci sono maggiori entrare che non derivano da una maggiore pressione fiscale, ma dall’attuazione del recupero dell’elusione e dell’evasione che si attesta intorno ai 579.000 Euro. Do atto all’Amministrazione Comunale che prima di procedere all’aumento delle aliquote fiscali ha iniziato un percorso di accertamenti per far pagare a tutti. Ci sono minori proventi da parte dello Stato e da parte di servizi gestiti direttamente o per conto del Comune. Nel 2003 lo Stato trasferì 3.095.000 Euro, nel 2005 2.555.000 Euro, cioè 539.000 euro in meno. Il cosiddetto modello di federalismo fiscale ha permesso allo Stato di parlare di riduzione delle tasse mentre in realtà ha costretto gli enti locali ad una maggiore imposizione locale. Anche se il Comune di Orvieto non ha ancora deciso di aumentare le tasse, permanendo tale stato di cose sicuramente dovrà rivedere la propria politica tributaria. Dall’esame dei conti pubblici effettuata dal governo Prodi, non si intravedono orizzonti tranquilli per la finanza nazionale e locale. Emblematico è stato l’accertamento del Ministro Di Pietro sui fondi Anas e Ferrovie rispetto ad opere infrastrutturali che per mancanza di risorse rischiano la chiusura dei cantieri. Si affaccia sempre più prepotentemente il restringimento dei cordoni della borsa, le prospettive economiche e finanziarie richiedono maggiore attenzione e capacità anche delle amministrazioni locali oltre che da parete del governo; se si verificheranno minori trasferimenti dello Stato si dovranno attivare altre forme di reperimento di risorse proprie. La struttura del bilancio 2005 si è molto modificata rispetto al passato, il 2006 è stato ed è predisposto con corposi tagli alla spesa in tutti i settori, fin da ora però per il 2006 e il 2007 occorre impostare una nuova struttura del bilancio che sia certa e proponibile anche negli anni successivi, tale da garantire la quantità e la qualità dei servizi erogati e la loro possibilità di sviluppo. Con queste valutazioni votiamo a favore del consuntivo 2005 e del patto di stabilità, diamo atto all’Amministrazione che c’è stata una buona gestione delle risorse economiche nel rispetto delle norme vigenti; il parere del revisore dei conti ci conforta in questo senso. Mi auguro che le riflessioni per il bilancio 2007 possano partire sin da ora”.
Cons Franco Raimondo Barbabella (SDI): “quando si discute di consuntivo si è tentati di guardare prevalentemente alle cifre e si rischia di perdersi in una marea di considerazioni particolari. Ci viene proposto di concentrarci su alcune valutazioni di prospettiva. In generale si può davvero sostenere che c’è una buona gestione del bilancio che è trasparente, rigorosa, certo discutibile come tutte le scelte del resto. Dal punto di vista di una maggioranza che ha governato, questo consuntivo rispecchia l’impostazione data all’utilizzo delle risorse. Le scelte sono quelle indicate, i risultati sono conformi alle aspettative, in un contesto più generale la città è cresciuta pur senza trionfalismi. Mi piace riflettere sulle prospettive. Quando un bilancio è gestito in maniera controllata questo da poi la garanzia di poter ragionare guardando avanti. Penso che non possiamo nasconderci che nel clima politico e nel contesto oggettivo dello stato del nostro Paese, noi abbiamo fatto una buona politica di contenimento, non siamo arretrati rispetto agli obiettivi revisionali e rispetto alla filosofia di governo. Ora però collochiamoci rispetto al contesto che è cambiato o che sta cambiando. Al risanamento economico deve accompagnarsi una politica di sviluppo, non accettiamo la politica dei due tempi. Se questa sarà l’impostazione mi auguro che si incominci a vedere questa politica di risanamento, di rigore ma al tempo stesso di un forte spinta alla crescita, a rimettere in crescita il Paese. La mia domanda è: Come partecipiamo? Come ci posizioniamo? Come ci organizziamo per compartecipare alle politiche di sviluppo che noi auspichiamo e per le quali lottiamo? C’è un contesto nazionale in cui collocarci, bisogna allora collocarci nella inevitabile modernizzazione del paese. Parlo di cultura materiale ma anche di cultura immateriale. Dobbiamo guardare anche al contesto più ravvicinato che è quello regionale. Lo studio recentissimo realizzato dal Comune di Orvieto sull’economia orvietana dal 1870 al 2000, ci conferma che relativamente alle cose più vicine degli ultimi decenni, Orvieto ha una condizione di debolezze strutturali, che è scarsa la propensione ad investire probabilmente per via di una scarsa cultura imprenditoriale moderna, diffusa. Probabilmente le difficoltà strutturali dipendono da noi ma anche da un contesto in cui noi siamo collocati in modo debole. Per questo guardiamo ad un contesto più ravvicinato che è quello regionale e quello provinciale. E’ un terreno su cui insisto da molto tempo non perché voglio fare polemica astiosa o retrodatata, ma perché oggi è lì che si gioca la partita. Lo abbiamo discusso nell’ultimo Consiglio Comunale, se il processo va verso un rafforzamento dei centri decisionali provinciali e regionali, noi rischiamo una ulteriore fase di marginalità se non ci attrezziamo; propongo all’Assessore Frellicca non tanto lo slogan Città Futura’, ma un altro slogan che è la rivisitazione di una famosa frase di Fazio Degli Uberti: una città più alta e meno strana. E’ questa una provocazione per dire di una città che punta coscientemente più in alto perché ha le potenzialità per farlo ma deve decidersi a fare le scelte che deve fare per stare più in alto. Questo comporta lucidità e dei sacrifici, la rinuncia a certi comportamenti meno strana, cioè meno dedita alle discussioni inutili, devianti e controproducenti, meno dedita al pettegolezzo continuo su tutto e su tutti, più concentrata sulle necessità. Ma qui viene in gioco un problema di classe dirigente. Lo abbiamo detto tante volte, ma nessuno fino ad oggi ha voluto affrontare questo tema come si deve, in termini pubblici. Cioè con una discussione vera su come si è classe dirigente in una fase storica come questa, nella quale se non si collocano i soggetti giusti al posto giusto, se non ci si concentra sul tentativo di unire le forze piuttosto che per dividere, allora siamo spacciati. Io penso che abbiamo grandi potenzialità, il problema è che non si capisce perché non riusciamo ad organizzarci per esprimere un livello superiore di utilizzazione di queste potenzialità. Penso ad una capacità maggiore che dobbiamo esprimere tutti quanti nel guardare avanti. Lo potremmo fare perché in questi anni, pur con grande fatica, delle cose sono venute avanti, delle linee di sviluppo si sono intraviste chiaramente; dobbiamo dircelo che abbiamo azzeccato le linee di sviluppo il problema è che non riusciamo a tradurle con coerenza in atti forti. L’intuizione sulla cultura e la formazione c’è stata con scelte chiare, oculate però non riusciamo a fare il salto, c’è un magma che ci avvolge; non dipende solo da noi perché evidentemente i poteri stanno altrove, ma non riusciamo a sbloccarli, non riusciamo a incidere come si dovrebbe. Tutta la rete infrastrutturale è certamente una rete vecchia, abbiamo individuato anche lì le cose da fare, tuttavia anche lì ci sono lentezze, contraddizioni, difficoltà. Se in questa città, nel mentre si vanno a fare delle scelte forti ed importanti che rispetto alla pianificazione regionale richiedono una fortissima unità, una fortissima spinta perchè siamo in una fase di ristrettezza delle risorse, se proprio in quel momento la città si divide ancora una volta e propone sei cose contemporaneamente in contraddizione, dobbiamo chiederci: siamo più deboli o più forti? Abbiamo fatto una manfrina infinita sul casello Orvieto Nord (perchè è a questo che mi riferisco come esempio di ciò che sto dicendo), ho visto anche una discussione molto seria da parte di alcuni come il collega Piccini, ma pare che le cose serie scivolino via, e si continua come prima come se non fosse mai successo niente. Penso che faremmo un bene alla città se ci concentrassimo su alcune scelte e basta. Se la scelta è la Complanare, allora deve essere la battaglia fortissima di tutta la città per ottenere il secondo stralcio. E’ incredibile che noi combattiamo per due cose di quella portata contemporaneamente sugli stessi canali. La visibilità delle forze politiche è più importante dell’obiettivo che si deve raggiungere? Questa è miopia della classe dirigente e poi c’è troppa presunta furbizia in questa città: i furbi sono dappertutto, poi però alla fine toppano ed il giorno dopo non se ne accorge più nessuno e ci si dimentica di tutto. Invoco quindi un salto di qualità nel modo di affrontare i problemi. Abbiamo le risorse per farlo, abbiamo le strade indicate, le possiamo correggere e sviluppare, ma certamente le abbiamo individuate. Volutamente non ho parlato della caserma Piave perché quello che dovevo dire l’ho detto nel precedente Consiglio Comunale. Siamo favorevoli alla proposta del bilancio consuntivo”.
segue>>>