Una giornata intensa di emozioni al Palazzo dei Congressi tra i giovani studenti di Orvieto e le Madres.
La motivazione del Premio che contribuirà alla costruzione della Scuola Elementare per quei bambini che le Madri non vogliono più chiamare "di strada".
COMUNICATO STAMPA n. 208/06 G.M. del 27.04.06Consegnato alle Madri argentine di Plaza de Mayo il Premio Internazionale per i Diritti Umani “CITTÀ DI ORVIETO” edizione 2006.
· il Premio, che consiste nella somma di 10.000 Euro, verrà utilizzato per la costruzione delle Scuola Elementare che le Madres argentine, vogliono assicurare a quei bambini che si rifiutano di chiamare “di strada”, e che in Argentina cominciano fin dai sette, otto anni a prostituirsi e a dormire sulle arterie principali di Buenos Aires e delle grandi città, nutrendosi di spazzatura per non morire di fame;
· La motivazione del premio: “la verità delle madri da Maria alle madri coraggio’ in nome della verità. La verità non è la risposta alle domande dei genitori, la verità è aprirsi al dialogo con le madri, i padri, gli amici, i professori
la verità non è delle donne, ma è delle donne cercarla con più accanimento soprattutto nei figli. In nome della verità le donne sono capaci di avere il coraggio di aprire una parte della propria anima al dialogo”;
· La cerimonia di consegna del premio, organizzato dal Comune di Orvieto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è avvenuta questa mattina presso la Sala dei Quattrocento del Palazzo dei Congressi, alla presenza degli studenti delle Scuole Superiori della Città, della Giuria del Premio;
· Gli studenti delle Scuole Superiori di Orvieto hanno presentato le loro ricerche di gruppo ed approfondimenti sul tema della “La verità delle Madri, da Maria alle Madri Coraggio, in nome della verità”;
· Le dichiarazioni di Hebe de Bonafini e Celia de Prosperi all’atto della consegna del premio.
Si è svolta, questa mattina presso la Sala dei Quattrocento del Palazzo del Popolo di Orvieto, la cerimonia di consegna del Premio Internazionale per i Diritti Umani “Città di Orvieto” VI^ edizione 2006, che è stato conferito a: Hebe de Bonafini e Celia de Prosperi, Madres argentine di Plaza de Mayo.
Le Madri Argentine
Dopo il golpe del 24 marzo 1976 le Madres ebbero il coraggio di sfidare la dittatura, decise a ritrovare i figli desaparecidos. Messe di fronte alle infinite porte chiuse del potere, percosse e incarcerate dai militari, sottoposte all’inimicizia e alla diffidenza dei “benpensanti” e talvolta persino dei vicini e dei familiari, trovarono nella piazza il luogo dove incontrarsi tra di loro, per confrontare un dolore comune, per discutere e progettare sempre nuove azioni, per chiedere disperatamente dove fossero i figli e le figlie scomparsi.
Lì, in Plaza de Mayo, davanti al Palazzo del Governo dove si era insediato il presidente golpista Jorge Videla, dettero vita alla storica marcia che da ventinove anni si ripete puntualmente ogni giovedì.
Le Madri, che adesso hanno tutte tra gli ottanta e i novant’anni, hanno fatto diventare la memoria dei figli una modalità di azione politica che non si limita alla celebrazione dei desaparecidos ma che ne vuole tenere vivo il pensiero e il desiderio. Una memoria fertile, la chiamano, che non si declina in retoriche ma che deve produrre una possibilità di agire per gli altri.
Dopo aver dato vita a un’Università popolare dove docenti di tutto il Latinoamerica vanno ad insegnare gratuitamente e dove si tengono ormai quasi trenta corsi, il compito cui le Madri si stanno dedicando in questi ultimi tempi è la costruzione di un rifugio e di una scuola per quei bambini che si rifiutano di chiamare “di strada”, e che in Argentina cominciano fin dai sette, otto anni a prostituirsi e a dormire sulle arterie principali di Buenos Aires e delle grandi città, nutrendosi di spazzatura per non morire di fame.
Il Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto” che consiste nella somma di 10.000 Euro sarà utilizzato proprio per la costruzione di questa scuola, così come ha annunciato Hebe de Bonafini, Rettore dell’Università popolare all’atto della consegna del riconoscimento da parte del Sindaco di Orvieto, Stefano Mocio.
Il Premio Internazionale Per i Diritti Umani “Città di Orvieto”, istituito ed organizzato con cadenza annuale dal Comune di Orvieto, si è svolto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi. La somma messa a disposizione dei premiati ogni anno, è un riconoscimento e l’ulteriore stimolo a proseguire sulla strada del dialogo e della Pace.
Il Premio Internazionale per i Diritti Umani “Città di Orvieto”, infatti, viene attributo ogni anno a personaggi che si sono distinti nella difesa dei diritti umani e per i quali il premio sia di supporto alla prosecuzione della loro opera. La finalità del Premio è proprio quella di intensificare l’impegno, volto a salvaguardare i diritti umani, nell’ambito del quale un ruolo indispensabile deve essere svolto anche dalle comunità locali, non solo dalle autorità politiche nazionali ed internazionali.
La Giuria del Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto”, Presieduta dal Prof. Giovanni Conso, Presidente Emerito della Corte Costituzionale e composta da: Staffan De Mistura rappresentante speciale del Segretario Generale dell’O.N.U. per il Sud del Libano, Clelia Piperno Docente dell’Università di Teramo, Clara Sereni Scrittrice, Gaetano Silvestri Rettore dell’Università di Messina ha così motivato la decisione di assegnare il Premio 2006 alle Amdres argentine: “la verità delle madri da Maria alle madri coraggio’ in nome della verità. La verità non è la risposta alle domande dei genitori, la verità è aprirsi al dialogo con le madri, i padri, gli amici, i professori
la verità non à delle donne, ma è delle donne cercarla con più accanimento soprattutto nei figli. In nome della verità le donne sono capaci di avere il coraggio di aprire una parte della propria anima al dialogo”.
La cerimonia di consegna del premio, è stata aperta dagli intervenuti dei componenti della Giuria e di numerosi studenti delle Scuole Superiori della Città di Orvieto che, nel corso di diversi mesi, hanno elaborato approfondimenti sul tema indicato loro dalla giuria, ovvero: “La verità delle Madri, da Maria alle Madri Coraggio, in nome della verità”, un lavoro impegnativo, supportato da strumenti multimediali, frutto di un’attenta analisi ed espresso con immediatezza.
“Un lavoro importante quello dei giovani di fronte a un tema così complesso, articolato e difficile” ha sottolineato, ringraziando gli studenti il Sindaco di Orvieto, Stefano Mocio che ha aperto la lunga mattinata di riflessione prima della cerimonia di consegna del Premio.
“Partendo dall’esperienza devastante della perdita dei propri figli, le Madri ha aggiunto testimoniano con la loro memoria, il loro impegno, la loro azione concreta, ormai conosciuta in tutto il mondo, i diritti umani calpestati. Da quel golpe di Buenos Aires del 24 marzo 1976 e dall’instaurazione della dittatura militare, le atrocità che si sono susseguite non sono però cadute nell’oblio. Con il coraggio della verità, le Madri - senza mezzi e senza poteri - hanno sfidato le autorità del mondo in nome dell’amore dei figli, in nome della verità. Oggi esse sono il simbolo universale delle madri di quei figli che muoiono ancora nelle guerre inutili, superflue, a cominciare dalle cosiddette guerre di religione che ben altri scopi hanno. La forza straordinaria di queste donne di queste madri, è anche la forza di tante madri in tutto il mondo. Conoscerle per me, per noi tutti, significa oggi condividere un patrimonio di valori comuni per tutta l’umanità, un patrimonio comune della nostra società globale, non solo della società e della cultura argentina. Il Premio Città di Orvieto per i Diritti Umani vuole incoraggiarle ancora a portare avanti la battaglia di tutti noi”.
All’atto della consegna del premio, Celia de Prosperi visibilmente emozionata ha espresso la sua gratitudine con tanti sinceri “grazie” affidando ad Hebe de Bonafini, Presidente dell’Associazione delle Madri di Plaza de Mayo il compito di testimoniare che “questo Premio Città di Orvieto per i Diritti Umani, ci da ancora maggiore responsabilità per il lavoro che facciamo. Ci colpisce la qualità dell’analisi storica, culturale, sociale, politica ed umana che tutti questi giovani ed i loro insegnanti hanno compiuto rispetto alla vicenda dei nostri figli scomparsi. E’ davvero emozionante quello che avete fatto. Voi, avete sentito veramente e profondamente quello che è accaduto 29 anni fa in Argentina. Non avremmo immaginato che in questi anni il nostro impegno avrebbe raggiunto questi risultati. Avete sentito come vostro quanto abbiamo vissuto individualmente e collettivamente. Non si può spiegare cosa è la scomparsa di un figlio! All’inizio iniziammo con un lavoro individuale che però si esauriva velocemente, poi lo abbiamo condiviso e trasformato in un lavoro collettivo. Non sapevamo nulla, incontravamo grandi difficoltà in ogni casa, eravamo però pazzamente disperate per la scomparsa dei nostri figli e questa pazzia ci ha unite, avvicinate, rafforzate”.
Sempre rivolgendosi ai giovani studenti ha aggiunto: “Siamo cominciate a crescere, come quantità e come peso specifico delle richieste che rivolgevamo ai governanti. Tre delle nostre migliori Madri hanno pagato con la loro stessa vita per questo, ma la nostra maturazione quella cioè che ci ha portato alla socializzazione della maternità in tutte le parti del mondo, con le madri di tutti gli scomparsi, è la forza che ci alimenta. La nostra è e sarà sempre una lotta collettiva per affermare i diritti umani di tutti i figli come dei nostri 30.000 figli. Ci interessa che le persone si approprino di loro come esseri umani che dettero ciò che di meglio avevano nella vita, e che questa vita continui in altri. Il valore che ha la solidarietà del mondo intero verso le Madri è molto importante anche perché quella stessa solidarietà ci protegge e ci salva la vita. La nostra è una lotta profonda di amore per i nostri figli ma anche per i giovani di tutto il mondo. A partire dal 1984 ci siamo preoccupate della realtà sociale del nostro paese, della fame, della disoccupazione, della condizione infantile e giovanile. Dopo la dittatura ci sono stati diversi governi costituzionali durante i quali però per undici volte è stata distrutta la casa delle Madri. Per undici volte, abbiamo ricostruito quel luogo importante. Molti ancora collegano la lotta delle Madres all’orrore, alla morte dei propri figli, ma noi non vogliamo essere ricordate per la morte ma per la lotta in favore della vita. Tutta la nostra forza è per la vita! Molti pensavano che, sopraffatte dal tempo e dalla stanchezza ci saremmo un giorno fermate. Ma non è così; in Argentina sono scomparse almeno tre generazioni di donne e uomini brillanti e noi madri abbiamo una grande responsabilità quella di lottare per non perdere altre generazioni nel mondo”.
“In questi anni ci siamo interrogate a lungo su come fare per continuare a mantenere la nostra promessa ha proseguito abbiamo scelto diverse forme. Il 6 aprile del 2000 abbiamo aperto l’Università popolare che oggi ospita 1700 giovani allievi e diversi corsi di laurea. Abbiamo occupato una radio che trasmette 24 ore al giorno per avvicinare tutte le madri che soffrono nel mondo. Lavoriamo tanto, riceviamo tanta gente, tutti i giovedì andiamo in Plaza de Mayo, giriamo il mondo per capire gli orrori delle guerre, per imparare tanto dai popoli. Ci chiediamo che cosa penserebbero di noi i nostri figli? E se noi ce li meritavamo? La nostra risposta è che non accettiamo la loro morte, né i risarcimenti economici, né la riesumazione dei cadaveri. Il progetto dell’imperialismo tende a separare le persone, a questo dobbiamo opporre la forza collettiva non la forza individuale”.
“Voi giovani ha concluso Hebe de Bonafini avete interpretato perfettamente il nostro impegno. Oggi ci avete ancora di più rafforzato. Lo avete fatto in tanti modi: ricostruendo la storia, la sofferenza, l’impegno civile e la memoria. Lo avete fatto con estrema consapevolezza e preparazione. Lo avete fatto con il cuore e nel modo con il quale sapevate e potevate farlo, con i pensieri, con la poesia, con la musica e il canto. Ci tocca profondamente perché anche noi siamo molto legate al rock. Abbiamo usato il rock per raccontare le generazioni che abbiamo perduto e per proteggere e sensibilizzare tante altre generazioni nel mondo. Grazie di tutto. Questo Premio lo dedichiamo con voi alle nostre tre migliori Madres desaparecidos”.
Le precedenti edizioni del Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto”
Nella prima edizione 2001, il premio venne assegnato a Marie Thérése Keita Bocoum docente di storia contemporanea all’Università di Abidjan-Cocody in Costa d’Avorio e Direttrice dell’Istituto di studi politici di Yamoussoukro, per le attività da lei svolte come rappresentante speciale dell’O.N.U. per la situazione dei diritti umani in Burundi in molte parti del Mondo, nel 2002 al Dott. Alberto Cairo, Direttore di sei centri ortopedici gestiti in Afghanistan dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, nel 2003 a Don Luigi Ciotti Presidente del “Gruppo ABELE”, a cui il Consiglio Comunale ha conferito la cittadinanza onoraria della Città di Orvieto, per l’impegno nella direzione dei diritti degli immigrati extracomunitari; lo scorso anno è stato conferito a Mohammad Yunus, ideatore del “microcredito” a sostegno dello sviluppo delle attività imprenditoriali nei paesi poveri, docente negli USA e Direttore Generale della Grameen Banck in Bangladesh. Nel 2005, il Premio per i Diritti Umani “Città di Orvieto” venne assegnato a allo scrittore Tahar Ben Jelloun, al Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia e al prof. Elio Toaff, Rabbino capo emerito.