MOTIVAZIONIPREMIO GIORNALISTICO "LUIGI BARZINI" 1990/2006 ALBERTO RONCHEY Giornalista, Inviato, Direttore, Editorialista, che nel 1989 ha saputo orientare i suoi argomentati commenti sui maggiori avvenimenti di politica internazionale - dalle prospettive non solo rosee dell'Europa alla vulnerabilità del Giappone, dalle crisi radicali dell'Est ai problemi di identità degli Stati Uniti - grazie alla lunga e lontana esperienza derivante dalla conoscenza diretta, dalle frequentazioni linguistiche e culturali, dalle profonde curiosità verso uomini, processi e cambiamenti. Orvieto - Sabato 7 Aprile 1990 DEMETRIO VOLCIC Corrispondente da anni da Mosca e al tempo stesso inviato nei Paesi dell'Est, ne ha saputo raccontare tensioni, speranze e contraddizioni con sguardo acuto e curioso documentato e penetrante - lungi da una interpretazione di routine del mestiere, è stato sempre capace, dal muro di Berlino alle strade di Mosca, di leggere per il pubblico televisivo uno degli scenari fondamentali di un mondo che sta voltando la pagina del secolo. Orvieto - Sabato 15 Giugno 1991 INDRO MONTANELLI Incontestato numero uno del Giornalismo Italiano, epigono d'una generazione di inviati speciali che si riconobbe nell'esempio di Luigi Barzini, ha dimostrato eccezionali doti in ogni tappa della sua vita professionale - i reportages che scrisse, durante la guerra e dopo, sono rimasti memorabili, così come i ritratti e gli incontri dedicati a una folla di personaggi - fondatore e direttore del giornale, esempio di rettitudine e indipendenza ha combattuto ,pagando di persona, la violenza e il terrorismo degli anni bui - è stato inoltre, e continua ad essere, inviato speciale nella storia, con una collana di libri meritatamente famosa - maestro dell'articolo, lo è anche dell'epigramma, come attestano i suoi controcorrente - è il giornalista che tutti i giovani giornalisti sperano d'essere, un giorno. Orvieto - Sabato 6 Giugno 1992 ENZO BIAGI Per una carriera che ha esaltato un modello di informazione sempre rigoroso ed attento a dar voce ai protagonisti dei fatti - senza concessioni a mode equivoche e spettacolari, Enzo Biagi non ha mai derogato a un principio di coerenza personale e professionale, e continua a coniugare l'autorevolezza del giornalista con la curiosità che lo ha portato in tutto il mondo a registrare le opinioni e i sentimenti dell'umanità di ogni latitudine culturale e politica - con lui il premio Luigi Barzini all'inviato speciale celebra un impegno etico ininterrotto e sempre sensibile all'ironia e a una misura antica e, proprio per questo, ancora più giovane Orvieto - Sabato 26 Giugno 1993 BERNARDO VALLI Continua da protagonista la grande tradizione degli inviati speciali. Dal Vietnam al Medio Oriente , dalla Primavera di Praga all'attualità tremenda di Sarajevo, Valli non deflette dall'impegno di testimoniare e capire le crisi che hanno segnato l'approssimarsi del mondo alla fine del secolo. Con grande rigore e dedizione, dalle colonne de "Il Giorno" di Luigi Baldacci a quelle de "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, riprende e rinnova lo spirito di una professione che ha fatto il giornalismo. Orvieto - Sabato 21 Maggio 1994 ARRIGO LEVI Festeggiati da poco i cinquant'anni di giornalismo, Arrigo Levi continua a dar lustro al modello dell'inviato speciale impegnato sul fronte problematico di un mondo in grande trasformazione. Dalle pagine della Stampa a quelle del Corriere della Sera, non ha cessato di perseguire l'approfondimento oltre la superficie dei fatti e di dare voce ai protagonisti della politica mondiale , dell'economia e della scienza. Est e Ovest, il nucleare, la genetica, l'America e la Russia, gli scenari globali dei poteri e delle risorse: le sue corrispondenze penetranti , spesso riunite in libri tradotti in molti paesi stranieri, gli hanno conferito prestigio e credito internazionali. Testimone, instancabile commentatore acuto, Levi ha saputo trasferire la Sua esperienza anche davanti alle telecamere, dove la consueta autorevolezza si è unita a una naturale capacità di comunicare al grande pubblico della televisione. Orvieto - Sabato 27 Maggio 1995 BARBARA SPINELLI In una lunga e costante dedizione professionale , Barbara Spinelli continua ad offrire l'esempio di come il giornalismo possa essere un impareggiabile strumento di informazione e approfondimento dei problemi e delle situazioni che segnano lo sviluppo delle relazioni fra popoli e culture diverse. Dagli inizi al "Globo" fino all'attuale impegno su "La Stampa", Barbara Spinelli ha onorato il mestiere dell'inviato speciale e ha aggiunto un capitolo illustre a una grande tradizione giornalistica. Nei paesi dell'Est europeo come in Germania o nello scenario del medio Oriente, ha espresso quella universale vocazione alla conoscenza del mondo , che fa tutt'uno con la responsabilità del giornalista e il contributo che può offrire alla pacifica convivenza delle genti. Orvieto - Sabato 22 Giugno 1996 TIZIANO TERZANI Dalla fine degli anni sessanta Tiziano Terzani ha iniziato un viaggio al servizio dell'informazione. Con grande competenza e preparazione , ha rinnovato la tradizione dell'Inviato Speciale con la sua testimonianza diretta dai luoghi che hanno fatto la storia del mondo. Dalla guerra del Vietnam alla Cambogia, dalla Cina al fiume Amur, Terzani ha raccontato con coraggio le contraddizioni e i drammi di un continente spesso impenetrabile come l'Asia. E si è conquistato una stima internazionale che ha alimentato dalle colonne del Giorno, del Corriere della Sera e di Der Spiegel. Nelle sue corrispondenze, la capacità di osservazione si accompagna al respiro di una riflessione che si è naturalmente trasferita nelle pagine dei libri, in una costante ecoerente missione di verità. Orvieto - Sabato 31 Maggio 1997 ETTORE MO Dall'Afghanistan alla Cambogia, dal Libano all'Ex Jugoslavia, Ettore Mo, rinnova la grande tradizione dell'Inviato Speciale. Ritorna con Lui l'attenzione a quella che egli ha chiamato "l'altra faccia del pianeta, la più recondita e amara". Nei suoi reportage per il Corriere della Sera si ripropone la ostinata volontà di testimoniare personalmente dalle scene, spesso dimenticate, di eventi che dilaniano popoli e genti lontane dai clamori dell'informazione. Ettore Mo ha attraversato l'Africa nel tempo tremendo della carestia , è sceso nei tombini di Bucarest per dare voce ai bambini rumeni , si è immerso nell'inferno di guerre crudeli che continuano a lacerare la superficie di una presunta pace globale. A piedi e a dorso di mulo, in un'epoca che troppo spesso si compiace delle tecnologie globali, la penna di Ettore Mo scrive del dolore e del martirio di smarriti e altrimenti anonimi protagonisti della storia del mondo. Orvieto - Sabato 23 Maggio 1998 IGOR MAN Igor Man continua a portare nel mondo e sulle colonne dei giornali la sua curiosità, nutrita di estri russi e siciliani, e da più di quarant'anni resta fedele alla missione di inviato speciale. Dopo alcuni anni al Tempo, nel '63 viene chiamato alla Stampa da Giulio Benedetti, ma già dal '56 aveva inaugurato con un reportage sulla crisi di Suez la sua pregrinazione fra i conflitti e le contraddizioni drammatiche del nostro tempo. Igor Man ha raccontato l'invasione dell'Ungheria e l'indipendenza dell'Algeria, le guerre del Medio Oriente e il Vietnam degli ayatollan e il risveglio ilsamico. Ha intervistato i potenti e i testimoni della fede e dell'impegno, da Kruscev a Madre Teresa, da Kennedy a Che Guevara, da Gheddafi a Padre Pio. Con uno stile inconfondibile si è mosso tra il puntuale resoconto della cronaca e la riflessione volta a penetrare la profondità delle ragioni e delle culture. Ed ha creato un genere giornalistico, in cui il rigore della testimonianza si è costantemente unito all'intensità di una domanda radicale sulle cose e gli uomini... Ha sempre cercato di capire le diversità e di favorire il dialogo tra mondi troppo spesso distanti. E questa abitudine ha fatto tutt'uno con una vocazione alla scrittura, capace di passare dalle corrispondenze agli spazi personali della letteratura, dal flusso della quotidianità e degli eventi all'intervallo magico di un ricordo o di un incontro. Orvieto - Sabato 8 Maggio 1999 PAOLO RUMIZ Nato a Trieste, al confine tra mare e terra, tra l'occidente e l'oriente dell'Europa, Paolo Rumiz porta nella professione giornalistica lo spirito di una città aperta all'incontro fra popoli e cultura diverse, osservatorio e al tempo stesso laboratorio storico di un mondo attraversato da contraddizioni, segnato da ferite profonde e, tuttavia, teso al futuro e al cambiamento. Sulle colonne del Piccolo, prima, e di Repubblica, poi, da quasi venticinque anni continua a raccontare i grumi irrisolti, i conflitti laceranti e le radici dolorose di una storia che ci riguarda tutti. Inviato speciale nella crisi del mondo comunista, nella guerra nei Balcani, come fra le turbolenze del Nord Italia, Rumiz si è imposto all'attenzione non solo nazionale con un reportage sempre capace di far sentire nel presente stratificazioni antiche, e di restituire con forza aspirazioni, sentimenti e sofferenze di realtà diverse, ma accomunate tutte dalla perdita, spesso disperante, di un equilibrio. I suoi resoconti di viaggio hanno alimentato anche le pagine di libri acuti e preziosi per conoscere il nostro mondo. Nel nome dei Barzini, si premia con lui un colto e rigoroso penetrante testimone. Orvieto - Sabato 27 Maggio 2000 GIAN ANTONIO STELLA Dopo gli inizi al Corriere d'informazione, Gian Antonio Stella ha sempre lavorato al Corriere della Sera. E' qui che ha via via maturato un lavoro giornalistico che conferma e sposta il tradizionale profilo dell'inviato speciale. In un periodo di mutazioni profonde e radicali trasformazioni, Stella ha infatti scelto di esplorare il laboratorio dell'Italia. Dalla politica, all'economia e al costume, con ironica e spietata applicazione ha radiografato i vizi di un Paese troppo spesso inebriato dall'illusione del benessere. Con impegno feroce e, proprio per questo, eticamente esemplare, ha individuato e portato alla luce la presuntuosa fragilità dei miti e l'arrogante improvvisazione di valori, l'angustia egoistica degli orizzonti e la repulsione diffusa per le regole che fondano lo stare insieme in un collettività. Conferendogli il Premio all'unanimità, la Giuria sottolinea la coerenza professionale di un giornalista libero e di un inviato coraggioso nella quotidianità dei suoi lettori e concittadini. Orvieto - Sabato 26 Maggio 2001 MIMMO CANDITO Dopo una prima esperienza sulle pagine di spettacolo e cultura del Lavoro di Genova, Mimmo Candito arriva a La Stampa, che diventa il giornale della sua vita professionale. Inviato di politica internazionale, commentatore politico e corrispondente di guerra, ha raccontato praticamente tutto il mondo con inchieste monografiche dall'Europa all'America, dal Medio Oriente all'Africa, dall'Asia all'Australia. Ha seguito tutte le più importanti guerre e crisi politiche mondiali degli ultimi 25 anni. Mimmo Cándito esalta lo spirito di un'informazione che riesce ancora a non farsi risucchiare dall'occhio in tempo reale e ubiquo delle tecnologie della comunicazione. Così, arriva dove solo con il coraggio e la volontà di testimoniare si può arrivare, dal campo palestinese di Tall al-Zaatar a Kuwait City. E' a Baghdad per raccontare il primo bombardamento americano e sul primo convoglio di giornalisti che dal Pakistan entra in Afghanistan. Ovunque ha portato la forza di un impegno, la fede nella solidarietà e il sentire etico che impone di non sottrarsi alle sfide che danno senso a un lavoro. Conferendo a Mimmo Candito il "Premio Luigi Barzini all'inviato speciale", la Giuria ne riconosce il desiderio di non cedere ai pregiudizi e di raccontare senza veli i conflitti e le contraddizioni della realtà. E premia una passione per la libertà che onora il giornalismo Orvieto - 11 Maggio 2002 STEFANO MALATESTA Con coerenza e profonda partecipazione, da anni Stefano Malatesta continua a percorrere le strade e i sentieri del mondo per raccontare la vita degli uomini: il loro quotidiano confronto con l'ambiente, la sfida con la natura, la forza e a volte le contraddizioni delle culture e delle tradizioni, il dolore e la gioia, le speranze e la sofferenza. Un antico genere letterario come il racconto di viaggio incontra la forza dell'informazione e si distende sulla pagina del giornale senza le ansie dell'attualità a ogni costo o lo stress della notizia. Questo peregrinare si alimenta di una tensione umanamente etica: quella che ha spinto Malatesta ad abbandonare gli assurdi teatri di guerra per guardare all'epica della vita che ogni giorno si rinnova. Proprio come la missione di darne testimonianza con le parole di un reportage che raccontano dello sguardo partecipe di un inviato. Conferendo a Stefano Malatesta il Premio Barzini, vogliamo riconoscere l'ostinazione di un impegno e di una ricerca che, interpretando in modo così intenso e disincantato le cose del mondo e gli uomini, onorano la professionalità del giornalista. Orvieto - 17 Maggio 2003 MONICA MAGGIONI Monica Maggioni milanese (1964) è laureata in lingue moderne con la specializzazione in critica letteraria francese. Dopo l’università ha iniziato a collaborare con giornali e tv locali ed ha partecipato al maser in giornalismo radiotelevisivo organizzato dalla RAI in collaborazione con l’Università di Perugia. Nel 1994 si è trasferita a Lione (Francia) dove ha lavorato presso Euronews, canale televisivo satellitare, dove si è occupata dapprima del telegiornale poi degli approfondimenti. Ha realizzato una serie di documentari sull’Europa e, nel ’95, un reportage dalla Cina. Nel ’96 è tornata in Italia dove ha collaborato con TV7, settimanale di approfondimento del TG1 realizzando una serie di servizi dall’estero; nel ’98 approda alla conduzione televisiva di RaiUno per il programma uno mattina e nel ’99 passa alla conduzione del TG del mattino e alla realizzazione di reportage dall’estero. Nel settembre del 2000 inizia a seguire, in Medio Oriente, le vicende legate allo scoppio della seconda intifada, mentre nell’autunno dello stesso anno segue le elezioni residenziali americane. Nel 2001 conduce il TV7 del TG1, realizza un documentario in Itan e, dopo l’11 settembre, realizza reportage dapprima in Medio Oriente e successivamente in USA, sull’eversione interna americana, la mitraccia dell’anthraz, il dopo attentati. Realizza poi un documentario con i guerriglieri Keren sul confine tra Birmania e Thailandia e nella primavera del 2002 in Israele e nei Territori palestinese nel momento più drammatico del conflitto tra i due popoli realizzando una serie di reportage. Nel 2003 segue dagli USA le diverse fasi di preparazione della guerra in Iraq e subito dopo parte per il conflitto al seguito delle truppe americane come reporter “embedded”; dopo la dichiarazione della fine ufficiale del conflitto rimane in Iraq a documentare le difficili fasi del dopoguerra. Da tre anni insegna all’Università cattolica di Milano, Teoria e tecnica del linguaggio televisivo. Orvieto, 24 aprile 2004 FEDERICO RAMPINI “Da anni Federico Rampini racconta i grandi processi che muovono il cammino degli uomini. Prima e accanto a quei fatti che catturano ormai in tempo reale l’informazione, prima di quegli eventi che in un circolo vizioso con i media diventano notizia, scorrono meno visibili, ma ben più potenti, le correnti che modificano panorami apparentemente immutabili e aprono nuovi, imprevedibili, scenari. Federico Rampini continua a spedirci su ‘Repubblica’ le sue note da un mondo che cambia, da inesausto inviato-viaggiatore che nella comunicazione globale avverte il bisogno di essere lì, dove si annunciano i sommovimenti profondi della vita e della storia”. Ha raccontato il farsi dell’Unione Europea e l’avvento della moneta unica. Si è spostato sulla West Coast degli Stati Uniti per ascoltare il battito della nascente civiltà telematica e le onde del mare del web. Ed è saltato sull’altra costa di un oceano lontano, per seguire la metamorfosi della Cina, di un paese immenso che traghetta verso il mercato e i consumi una tradizione complessa e antichissima. Giorno dopo giorno, per conto di un lettore lontano, Rampini ha osservato e parlato, incontrato e scandagliato, come un inviato-formica che accumula ininterrottamente e via via disegna la carta di un cambiamento. Pronta a distendersi anche nella riflessione di libri acuti e sorprendenti”. “Conferendogli il Premio all’unanimità, la Giuria riconosce la coerenza professionale di un impegno alimentato da inesauribile curiosità umana e culturale e dalla sensibilità di chi nel fluire del quotidiano sa ascoltare il rumore di quello che verrà”. Orvieto, 30 aprile 2005 FRANCO VENTURINI La motivazione del Premio Luigi Barzini all’inviato speciale edizione 2006 a Franco Venturini Nato a Venezia, Franco Venturini continua a orientare il suo lungo viaggio nel giornalismo sullo spirito di una città aperta al mondo e all’umanità. Con curiosità e capacità di approfondimento, ha sempre sentito il bisogno di essere là dove gli eventi accadono e dove il cambiamento preme per modificare ordini costituiti, spesso violenti e repressivi del nuovo. Dopo i primi passi nella redazione romana del “Gazzettino”, inaugura la carriera di inviato speciale al “Tempo”. E’ testimone in scenari che, in situazioni storiche diverse, manifestano una comune tensione democratica contro la chiusura di regimi ormai anacronistici. Così, racconta, in Grecia, la caduta del regime dei colonnelli, in Portogallo, la Rivoluzione dei garofani e, in Polonia, la protesta del sindacato libero Solidarnosc, fino all’ ”autogolpe” del generale Jaruzelski. Chiamato al “Corriere della Sera”, Franco Venturini si sposta nell’Unione Sovietica negli anni della perestrojka di Gorbaciov. Rientrato in Italia, indirizza il suo lavoro verso il commento e la riflessione da editorialista. Ed è sempre il respiro della politica internazionale ad attrarre la sua attenzione. Ma, l’anima di inviato torna spesso a riemergere e lo porta a seguire la grande diplomazia multilaterale dei vertici e a mantenere un contatto regolare con la realtà russa. E, tuttavia, negli anni manifesta una sensibilità particolare verso il nuovo, storico e strategico, orizzonte in cui vanno a ridefinirsi le vicende dei popoli e delle nazioni di un continente che va dall’Atlantico agli Urali e oltre. Diventa questa la naturale dimensione della sua tensione di inviato, l’Europa. E cioè il difficile e, tuttavia, progrediente processo di integrazione che ne segna il destino. Conferendogli il Premio, la Giuria, all’unanimità, riconosce la lungimiranza del cammino giornalistico di Franco Venturini e il suo quotidiano, acuto, esercizio di osservatore e interprete di un progetto. E, cioè, della complessa e irreversibilmente nuova realtà in cui viviamo.
Orvieto, 20 maggio 2006
GUIDO RAMPOLDI La motivazione del Premio Luigi Barzini a Guido Rampolli: Guido Rampolli coniuga esemplarmente il rigore dell’osservazione sul campo alla lucidità di un’analisi, la forza di una testimonianza diretta all’esercizio di una riflessione. Non si limita a registrare e descrivere, ma esprime per conto del lettore il bisogno di capire e di orientarsi tra gli elementi, spesso contraddittori, che si mescolano nella complessità di un evento, di una crisi o di un passaggio politico. E, quasi a riprendere il filo strutturalista dei suoi studi filosofici, sottopone a un continuo lavoro di scomposizione la realtà estrema che si trova di fronte, nella speranza mai dismessa di individuare il filo di un’interpretazione e un punto da cui leggere nel caos di una guerra o nella deriva di un integralismo. Nel solco della tradizione dell’inviato speciale e con la coscienza della complessità problematica del mondo, Guido Rampoldi varca la linea d’ombra e non cessa di esercitare un’intelligenza etica sugli uomini e le cose. Orvieto, 19 maggio 2007
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