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Duomo

La fabbrica del Duomo



L'architettura del Duomo di Orvieto sfugge ad ogni definizione semplicistica - specialmente se ridotta alla sintetica aggettivazione di 'romanica' o 'gotica' e, anche affermazioni quali «il Duomo sorse secondo un piano nettamente romanico» o che «appare, sotto molteplici aspetti, l'antitesi del gotico” sarebbero in ogni caso fuorvianti.
La comprensione di un edificio con sette secoli di storia, perciò, non può prescindere dalla sua stessa storia.

Innanzi tutto il Duomo di Orvieto non nasce per miracolo, fosse anche quello di Bolsena, come troppo spesso si legge. D'altra parte l'insospettabile pronunciamento di Papi come Alessandro VII e Giovanni Paolo II riporta la questione nella sua dimensione razionale. Il primo infatti nel 1658 disse «non essere stato questo miracolo l'introduttione della festa del Corpus Dei come da molti ancora si crede, e non essere miracolo singolare che meritasse particolare veneratione...» e il secondo chiarirà, durante le celebrazioni del VII Centenario del Duomo, che «la sua costruzione non è collegata direttamente alla solennità del Corpus Domini istituita dal papa Urbano IV con la bolla Transiturus nel 1264, né al miracolo avvenuto a Bolsena l'anno precedente».

Si possono raggruppare gli eventi più significativi della costruzione del Duomo in fasi temporali e culturali.
Una fase iniziale  può essere collocata tra il 1284 - anno in cui compare il primo documento che si riferisce alla costruzione del duomo - ed il 1330 - anno 'della morte di Lorenzo Maitani.

La vecchia cattedrale di Orvieto, Santa Maria del Vescovado, nel XII secolo era malridotta, il tetto lasciava penetrare la pioggia, sul pavimento cresceva l'erba e le cerimonie più importanti dovevano essere tenute in altre chiese. La città viveva in quegli anni un momento di formidabile ascesa civile ed economica, la vita religiosa conosceva un periodo di grande fervore, al quale non erano estranei il miracolo di Bolsena e la Bolla Transiturus, che estendeva la festa del Corpus Domini a tutto il mondo cattolico. Era sentita da tutti la necessità di una nuova cattedrale, compito che Francesco Monaldeschi, vescovo di Orvieto dal 1279 al 1295, si assunse in prima persona; interpretando la volontà generale volle una chiesa bella e grandiosa, la cui costruzione prevedeva l'abbattimento della vecchia cattedrale e della chiesa parrocchiale di San Costanzo.
Le trattative con i canonici - che per la realizzazione del tempio e della piazza antistante vedevano l'abbattimento non solo della chiesa, ma anche del chiostro, di cinque botteghe, delle loro camere e di quelle dell' arciprete, di parte del cellaio e dell' orto di quest'ultimo, del cimitero e della sacrestia - furono lunghe e difficili e il progetto per la nuova chiesa, approvato nel 1285 , vide l'inizio della sua attuazione solo nel 1290.

Prima del Duomo esistevano infatti due chiese, la chiesa episcopale di S. Maria, piuttosto malridotta, e la chiesa parrocchiale di S. Costanzo, officiata dai canonici che possedevano case e botteghe contigue al chiostro annesso. Alcuni studiosi hanno fatto delle ipotesi per localizzare le due chiese: si può sostenere che la chiesa posizionata sotto la navata centrale dell'attuale Duomo (della quale esistono le fondamenta) sia stata quella di S. Costanzo; mentre della chiesa di S. Maria de episcopatu è invece plausibilmente riconoscibile il perimetro murario pressoché completo, cioè quello dell'attuale palazzo Soliano vicino al vescovato vecchio.
Date queste preesistenze, quando si decise di innalzare una sola cattedrale che sostituisse le chiese sorsero delle resistenze principalmente da parte dei canonici, e gli anni dal 1284 al 1290 furono spesi in trattative fra Comune, vescovo e capitolo, che ritardarono l'inizio dei lavori per realizzare un progetto già elaborato.
Il giorno della cerimonia ufficiale di posa della prima pietra - 13 novembre 1290, S. Brizio - il papa Nicolò IV con la corte scese nel profondo scavo delle fondamenta tra due ali di popolo e sotto gli occhi delle autorità cittadine e dei signori di tutto lo Stato, la cui presenza stava anche a testimoniare un impegno a trovare le ingenti risorse necessarie alla realizzazione dell' ambiziosa opera pubblica.
Se, infatti, il Comune non avesse garantito la copertura finanziaria della costruzione con
 un' adeguata politica fiscale - ciò che fece approntando subito il catasto generale della città e del contado (1292) e raccogliendo i tributi da tutti i castelli del territorio - e non avesse previsto un pubblico organismo di gestione dell'impresa creando l'Opera del Duomo, molto probabilmente il cantiere non si sarebbe nemmeno aperto o non avrebbe avuto lunga vita.
A queste condizioni, invece, prese avvio l'edificazione della grande Cattedrale e in meno di un ventennio le navate e il transetto furono innalzati sovrapponendo quei filari bianchi (di travertino) e neri (di macinegno, la pietra basaltica usata già dagli etruschi per scolpire le macine) , il tutto senza soluzione di continuità e secondo un progetto originale il cui grande architetto resta sconosciuto.
Certamente non sono mancate attribuzioni per questa opera eccezionale (nel senso che risulta anomala nel panorama dell'architettura occidentale) e la più insistente è quella che riconosce in Arnolfo il progettista o, almeno, l'ispiratore del progetto, data anche la sua frequentazione della corte papale presente a Orvieto in quegli anni, ma allo stato delle conoscenze attuali sembra proprio che il 'Maestro del duomo di Orvieto' non possa avere un nome.

- Una curiosità singolare è ricordare che un certo Fra Benvegnate e poi tale maestro Giovanni “Uguiccionis” ,figure simili agli attuali direttori dei lavori, percepivano un salario pari a cinque soldi al giorno il primo e otto soldi al giorno il secondo -

All'innalzamento dell' edificio in filari di travertino e pietra basaltica, rispettivamente bianchi e neri, contribuirono maestranze romane, toscane, lombarde, francesi, tedesche e inglesi e in un tempo record per l'epoca, in 18 anni, le strutture dalle fondamenta giunsero al tetto nelle dimensioni attuali, ad eccezione dell' abside quadrata e delle due cappelle poste all'estremità dei lati corti del transetto. Era questo lo stadio di avanzamento dei lavori, quando nel 1310 ne assunse la direzione Lorenzo Maitani

Ad un certo momento, infatti, si verifica nel cantiere una situazione di stallo (1307), per supposte preoccupazioni di carattere statico, dovute piuttosto a una volontà di cambiamento di indirizzo, che diventerà esplicita con la nomina nel 1310 di Lorenzo Maitani ad universalis caput magister - qualcosa di più del capo mastro dovuta anche alla svolta programmatica che si attuò sotto la sua direzione.
Il Maitani costruì immediatamente tre coppie di possenti speroni con archi rampanti in corrispondenza del transetto, dando a intendere di aver risolto i problemi statici della parte posteriore dell' edificio (inesistenti e, se mai, aggravati da una valutazione errata delle spinte e controspinte che avrebbero dovute tenere in equilibrio il sistema delle volte e degli archi rampanti), ma ponendo invece le basi per una trasformazione radicale del progetto iniziale, resa ancora più evidente con l'edificazione della facciata secondo un nuovo progetto che l'architetto realizzò fino all' altezza del loggiato. Prima di morire egli avviò anche la costruzione della tribuna quadrata (al posto dell'abside semicilindrica, che poi sarà demolita) inglobando nei muri perimetrali due dei sei speroni e suggerendo così ciò che poi si verificherà con la stessa procedura nel ricavare le due grandi cappelle ai lati del transetto, che modificarono definitivamente la pura forma della basilica originaria.

L'intervento di Maitani segnava così l'ingresso del gotico nella costruzione e fu così determinante che il Duomo è rimasto legato al suo nome. Al suo progetto, che condusse fino alla balconata, lavorarono tutti gli artisti che dopo di lui si susseguirono nella direzione del cantiere.
Le cappelle laterali e la sacrestia sorsero dopo la morte dell' architetto, quella di sinistra, detta del Corporale per il fatto che vi è conservato il lino macchiato di sangue del miracolo del 135O, mentre nel 1409 fu realizzata quella di destra, detta Cappella Nuova perché fu l'ultima ad essere realizzata, chiamata anche di San Brizio in quanto sull' altare maggiore una Madonna col Bambino (arte bizantina, XII secolo) veniva esposta il giorno di San Brizio, ricorrenza della posa della prima pietra.








 
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