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Duomo

La Piazza del Duomo



Girato l'angolo di palazzo Soliano si giunge alla piazza del Duomo, trovandosi davanti il fianco sud della cattedrale.
Da questo accesso secondario alla piazza, il duomo non è annunciato come dagli altri due principali accessi (quello dalla tortuosa via del Duomo e quello dalla via diritta posta sul prolungamento dell'asse della cattedrale), ma da qualsiasi parte si arrivi, l'isolamento del Duomo nella piazza che quasi lo circonda è evidente.

Ad accrescere la monumentalità del Duomo - e, con essa, anche quella della piazza - concorrono da un lato le casette dei canonici e dall' altro la grande mole del palazzo Soliano (col palazzo vescovile sul fondo) .
In parte preesistente ed in parte coevo al Duomo è il complesso dei palazzi vescovili e papali. Un vescovado vecchio esistente dal XII secolo, rinnovato alla fine del secolo e agli inizi del successivo dai vescovi, fu notevolmente ampliato per impulso di alcuni papi che risiedettero temporaneamente a Orvieto dal 1262 al 1284, cioè Urbano IV, Gregorio X e Martino IV.
Per un compromissorio accordo di pace del 1297 tra Bonifacio VIII e il Comune fu, invece, eretto il palazzo Soliano e i lavori proseguiranno con qualche interruzione per oltre mezzo secolo, cioè contemporaneamente a quelli del duomo.
Tutti questi palazzi subirono pesanti interventi di ristrutturazione interna visibili anche all' esterno specialmente nel Cinquecento e solo nell'ultimo secolo sono stati, come si dice, 'ripristinati' nelle presumibili forme originarie.

Dalla parte opposta della piazza la pseudo schiera delle casette dei canonici si conclude sull' angolo di via del Duomo con la torre dell' orologio sulla quale fu installato nel 1349 - forse primo esempio di regolamentazione dei tempi di lavoro in un cantiere - l'automa di bronzo che sarà chiamato familiarmente 'Maurizio', per l'assonanza con l'orologio del muriccio, cioè della fabbrica del duomo.
Sul lato della piazza davanti al duomo, anch'esso rettificato ma leggermente obliquo rispetto alla facciata, si trovano tre palazzi.
Il palazzo dell'Opera del duomo che, dopo una sistemazione seicentesca della prima sede (1359), fu ampliato su progetto di Virginio Vespignani (1857) e portato a termine agli inizi del Novecento: nel palazzo è conservato gelosamente l'archivio della fabbrica del duomo.
A fianco un palazzo privato di impronta scalziana e, oltre la via, il palazzo (già Monaldeschi) che i conti Faina rinnovarono completamente alla metà dell'Ottocento, facendo anche decorare il piano nobile da una schiera di pittori, tra i quali quasi sicuramente v'era Annibale Angelini. Il palazzo è dal 1957 sede della fondazione per il Museo C. Faina e, recentemente restaurato, ospita le collezioni archeologiche e numismatiche della famiglia e i reperti etruschi orvietani.

A chiudere la piazza sul lato meridionale la chiesa di S. Giacomo Maggiore e l'ospedale, edifici preesistenti al Duomo ma del tutto rifatti: la prima in forme neoclassiche è attribuita al Valadier (1835) e il secondo, di cui si intravedono gli archi di ingresso, progettato da Paolo Zampi negli ultimi anni dell'Ottocento, conferma l'eclettismo dominante nell'architettura di quell' epoca.








 
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