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La forza del governo popolare stava tutta racchiusa nelle corporazioni delle arti. I quattro rettori del popolo nominati in una pergamena del 1245 indicano già una trasformazione di governo tendente ad una forma democratica, e gli anziani delle arti col loro priore del 1256, poi gli otto rettori (nobili) coi ventiquattro consoli delle arti e delle compagnie nominati nel 1266 rivelano una costituzione mista. . Le corporazioni erano classificate in numero di venticinque, distribuite per regioni. Ogni regione di artieri aveva il suo vessillifero o gonfaloniere, guelfo di origine pura, eletto dai sette consoli delle arti e da alcuni savi a ciò deputati. Le regioni erano quattro e quattro perciò i gonfalonieri del popolo o anche vessilliferi di giustizia, di età non minore dei venticinque anni. Il loro gonfalone portava l'arma del popolo, cioè il giglio e il rastrello. Eletti dal capitano e dai sette, duravano in carica sei mesi e comandati da quelli, dovevano accorrere ai palazzi del popolo e dei sette ad ogni chiamata. Le arti maggiori e le arti minori Le arti si dividevano in maggiori e minori. Le maggiori erano sette, e cioè “de' mercanti, lanaioli, merciai, pellicciai, procaccianti, calzolai e fabri”. Le sette maggiori, alle quali doveva unirsi quella “de' giudici”, formavano un consiglio che aggiunto all'altro “de' sedici savi del popolo” reggeva il comune intervenendo anche in questioni di finanza. Le venticinque arti erano le seguenti: giudici, medici e notari; mercanti, lanaioli; calzolai, aromatari, macellai, fabri, pellicciai, sarti, bifolchi, orefici, pizzicagnoli, carpentieri, mugnai, tavernieri, funai, osti, ortolani, barbieri, vasai, tegolai, petraioli, macellai, mulattieri. I loro emblemi sono tuttora impressi nella campana del popolo (anno 1316). Le arti, affermando il loro governo assoluto, per tenere a freno i nobili, contro di questi bandirono leggi e ordinamenti severissimi. Il nobile o qualunque suo familiare, che offendesse un artista o popolare guelfo, era punito del quadruplo della pena comune. I nobili dovevano giurare davanti al capitano e ai priori sopra “gli evangeli” “lo stato e la magnificenza del popolo e favorire il mantenimento di detto stato in parole e in fatto con gli opportuni suffragi”. Coll'andare dei tempi, nonostante la lega e il giuramento rinnovato ogni venti anni, per mantenere le loro società e i loro diritti; le arti perdettero ogni forza e cessarono dal governo.
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