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Dal XIII sec. si delinea chiaramente la costituzione del Comune . Nell'anno 1157 abbiamo i nomi dei primi Consoli: Consulibus Wilelmo Joannis Lupi et Petro Alberici et nobilibus viris Wilelmo Beccario et Nero. I primi due nomi sembrano rappresentare il comune; gli altri due, quasi consules militum, una nobiltà ormai residuo di antiche memorie. Nel 1170 i consoli diventano cinque. Forse uno di essi era il Rettore del comune, poichè nel 1171 abbiamo appunto un Rettore çhe si divide il potere col popolo, tale Guglielmo è il primo rettore conosciuto con questo appellativo. Questa carica rammenta gli antichi Rettori papali, di cui la memoria doveva essere ancora fresca nelle città sotto il dominio pontificio per il trattato dell'anno 1111. L'organizzazione del potere Vengono approvate e determinate le attribuzioni delle autorità. I consoli e il podestà avevano la cura del governo, dovevano proteggere le chiese, guardare le strade, gli ospedali e i luoghi religiosi. Non amministravano il denaro che era tutto in mano del camarlingo, e non potevano nè vendere, nè permutare, nè donare, nè rilasciare niente che fosse del diritto pubblico se non tramite l'autorità del consiglio. Il consiglio era composto di cento boni homines, nobili e popolari. Vi era poi il consiglio generale di quattrocento, ricordato per la prima volta nel 1215. Il camarlingo amministrava il denaro pubblico. Gli era vietato di fare spese non consentite dallo statuto e senza l’ ordine dei consoli o del podestà e del giudice, per cifre superiori ai cinque soldi al mese e non ordinate per cose necessarie. Giurava inoltre di non lucrare sul denaro pubblico a favor suo o di altri.
Nel 1207 si hanno i primi nomi dei sei Anterioni ai quali spettava il compito di formare il consiglio del popolo (1295), come ai sedici Mediani spettava la nomina del consiglio generale e qualche volta dei consoli (1315). La principale e più importante trasformazione fu quella dei Consoli, il cui Priore si scambiava fra loro di mese in mese (1213), diventarono i quattro Rettori del popolo nel 1215, poi anziani delle arti con un Priore nel 1256, poi otto Rettori coi ventiquattro Consoli delle arti e delle compagnie (1266), infine si ridussero ad alternarsi sette per volta, assumendo il nome di Signori Sette Presidenti al Comune. Il potere si andava personificando nelle figure dei Podestà, dei Capitani del Popolo e dei Vescovi che trovano una stabile identificazione delle loro funzioni negli spazi e negli edifici deputati della città. Con il governo popolare e la creazione dell'ufficio dei Signori Sette - consoli rappresentanti delle Arti, cioè del potere economico - si completa l’assetto comunale ponendo al centro, sulla strada principale chiamata La Mercanzia, il Palazzo dei Sette. Il Capitano del Popolo Orvieto nel 1250 nominò il suo primo Capitano del Popolo, paragonato al tribuno della plebe dell'antica repubblica romana. Nella sua figura si riunivano: il comando delle milizie in tempo di guerra, il potere giudiziario, civile, criminale, militare e politico. Convocava il Consiglio dei Consoli delle arti e dei quaranta buoni uomini popolari per eleggere i Signori Sette e vigilava alla legalità della nomina. Il consiglio del popolo era composto dai sette consoli delle sette arti principali, dai consoli delle altre arti, dai loro consiglieri e dagli anterioni, i quali nel 1332 si radunavano nella chiesa di san Bernardo presso Piazza del Popolo. Questo Consiglio era diverso dal consiglio “de' dugento”, detto della “massa del popolo”, col quale formava quello che si diceva “consiglio generale”. Così, in brevi termini, risultava ordinato il popolo sotto la suprema autorità del capitano. Tutti, dalla città al contado, dovevano giurare obbedienza al Capitano. Era difensore del popolo contro nobili e ghibellini. Gli era proibito dare sentenze assolutorie un mese avanti la fine del suo ufficio. Otto giorni prima di lasciare la carica doveva consegnare al consiglio del popolo tutti i libri sigillati che, portati nella chiesa di san Giovanni, erano resi intatti al suo successore.
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