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Epoca Medievale

Guelfi e Ghibellini, Monaldeschi e Filippeschi



Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!
(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI)

Come nascono le due fazioni politiche che segnarono tanta parte di storia?

Siamo tra il XII ed il XIII secolo nel pieno delle lotte tra Impero e Papato.
In quel periodo in Germania si contrapposero i Duchi di Baviera della famiglia dei Welfen contro i sostenitori del Casato di Svevia della famiglia degli Hohenstaufen.
Alla morte del Enrico VI di Svevia e del successivo assassinio del fratello Filippo, si scatenò una furiosa lotta per la successione. Il Papa Innocenzo III proclamò prima nuovo Imperatore Ottone IV di Baviera e poi, il figlio di Enrico VI, Federico II.
Due Imperatori e quindi due fazioni: chi era per Ottone IV divenne Guelfo e chi per Federico II divenne Ghibellino.
I guelfi diventarono il partito che sosteneva il papato, opponendosi all'autorità degli imperatori del Sacro romano impero in Italia, mentre i ghibellini appoggiarono politicamente l'imperatore. Il partito guelfo finì tuttavia col diventare un movimento italiano, perché si schierò a favore dei principati e delle repubbliche cittadine che reclamavano per sé i diritti e le libertà municipali.

Ghibellini e Patarini
Dal campo della politica si passa facilmente al campo religioso e i guelfi che vedono nei ghibellini il principio antipapale dello stato soggetto alla chiesa, li sospettano eretici, li vogliono patarini[1]; i ghibellini che vogliono una nuova chiesa democratica fraternizzano con i patarini vagheggiatori di un ideale spirituale, che condanna la corruzione della chiesa. Da qui la confusione di ghibellino con patarino e una persecuzione sola indifferentemente per l'uno e per l'altro.

Anche ad Orvieto, dove la setta patarina è presente dalla fine del XII secolo, i ghibellini più o meno partecipi ne vennero pienamente coinvolti.
Intanto la politica espansionistica di Orvieto era causa di gravi attriti con il Papa (questione di Acquapendente).
Per ristabilire l’armonia tra Orvieto ed il Papa, il Comune fece ricorso al popolo romano, per chiedere un uomo gradito al Pontefice.
Il giovane Pietro de' Parenzi, di nobile famiglia romana, parve l'uomo adatto alla difficile impresa, e fu destinato a reggere come podestà per un anno con incarico, quasi, di legato del Papa stesso (Innocenzo III), la città di Orvieto ( febbraio 1199 ).
Tuttavia il rimedio peggiorò la situazione. In breve venne ordita ed eseguita una congiura. Pietro Parenzi è brutalmente assassinato (21 Maggio 1199). Luca Signorelli ritrasse il cruento episodio sotto l’arco destro della meravigliosa Cappella Nuova del Duomo. I Ghibellini fautori del complotto furono perseguitati e si rifugiarono a Viterbo.
Il Papa ribenedisse il Comune.

La vittoria dei Guelfi
La vittoria del 1313 assicurò il trionfo del guelfismo.
Già nel 1252 i Guelfi di Orvieto condotti dal capitano Monaldo Monaldeschi avevano difeso vittoriosi Montalcino, superando i ghibellini senesi, aretini e pisani.
Dopo la grande battaglia fra Guelfi e Ghibellini del 1313 fu ordinato che si demolissero tutti i palazzi e le case dei ghibellini. Fu una data di devastamenti memorabili.

Furono anche anni di lotte intestine ad Orvieto tra due famiglie patrizie: la guelfa Monaldeschi e la ghibellina Filippeschi, inoltre si aggiunsero lotte religiose tra i Malcorini filoimperiali ed i Muffati papalini.

Nell' XI e XII secolo, durante la formazione del comune, due corti poste nella piazza centrale cominciarono a disputarsi il predominio.
Nella Piazza già Vittorio Emanuele dove sorge il palazzo municipale, era la corte di quella famiglia che poi prese il nome di Monaldeschi; e di fronte era la corte dell'altra famiglia che poi fu detta dei Filippeschi.
Queste due casate di origine mercantile e cittadina si disputavano il primato, mentre si veniva consolidando il Comune.

Orvieto ,dopo anni di lotte intestine, ormai indebolita, fu conquistata nel 1354 dal Cardinale Egidio Albornoz, giunto da Avignone per ordine del Papa per ristabilire l’autorità della Chiesa. Dopo Albornoz Orvieto venne sottomessa da varie Signorie per ritornare nel 1450 a far parte dello Stato della Chiesa.


[1] - La Pataria, il movimento dei patarini, ha origine dalla reazione del clero di base e della borghesia, ma anche dei ceti più umili di Milano nei confronti di una alta casta ecclesiastica corrotta e simoniaca. Si diffuse in varie zone della Penisola e in Orvieto l'eresia patarina (Dichiarata tale da Papa Lucio III e di conseguenza perseguitata) allignò durante il vescovato di Rustico (1170-1182) e trovava ampi consensi nella parte rurale della Parrocchia di San Giovenale, nella zona che ancora oggi conserva il nome di "Patarina".







 
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