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All’interno della Tenuta di Corbara si estende una stretta lingua di terra posta alla confluenza fra il Tevere e il Paglia conosciuta come Pagliano, nota fin da epoca antica per aver restituito resti archeologici. Alla fine dell’800 la Banca Romana allora proprietaria del terreno finanziò un’operazione di scavo svoltosi tra il 1889 e il 1890 che portò all’individuazione di una serie di ambienti collegati tra loro di cui solo alcuni furono scavati e recuperati; fu riconosciuto il generale sistema costruttivo del complesso, formato da opera cementizia, in gran parte rivestita in “opus reticulatum ”.
Dopo il 1890 con il fallimento della Banca Romana gli scavi purtroppo vennero sospesi. Tra il 1925 e il 1926 la Soprintendenza di Firenze propose un’opera di pulitura delle strutture che andavano deteriorandosi, seguita dal 1930 da un progetto di recupero che però non ebbe seguito. Da allora non vi furono più interventi ma solo parziali lavori di ripulitura. Solo di recente grazie ad una serie di coincidenze è stato possibile recuperare la conoscenza e la disponibilità del sito archeologico: infatti una radicale opera di manutenzione delle sponde del Tevere praticata dall’ENEL, ha portato all’eliminazione della vegetazione che gravava sulle rive stesse, e quindi nell’area del porto romano. La Soprintendenza Archeologica per l’Umbria, grazie a finanziamenti ordinati del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha avviato in modo organico le ricerche partendo dalla zona meridionale dell’insediamento. Le operazioni iniziate nel 2000, hanno permesso di rimettere in luce un settore [ nella foto - Clicca per ingrandire ] probabilmente destinato ad usi utilitari, e una serie di apprestamenti di carattere idraulico, fra cui una vasca ancora protetta da una nicchia. Di pari passi alla ricerca è stata avviata un’opera di protezione e restauro delle strutture tuttora emergenti e di quelle che gradatamente riemergono dal terreno, opera fondamentale se si vogliono conservare integre le architetture, ormai indebolite dal tempo e dagli eventi naturali.
Il sito archeologico grazie a questi interventi è oggi agibile e grazie ai finanziamenti richiesti si spera di poter recuperare integralmente il complesso. Infatti la presenza di un impianto portuale di queste dimensioni assume grande importanza nel quadro delle relazioni commerciali ed economiche fra Roma e le zone dell’immediato retroterra.
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