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Per quanti anni sia stato deserto il masso orvietano dopo la distruzione (secolo III a.C.) non è certo, ma sicuramente i Romani avevano il bisogno d'impedire che nessun vestigio rimanesse dell'antico cuore d'Etruria. Nel I° secolo d.C invece il masso era nuovamente abitato; sulle rovine di alcuni templi etruschi erano sorti i templi romani, che poi si trasformarono in chiese cristiane, e nel luogo dell'antico foro etrusco c'era il fòro romano e la basilica, che poi divennero Piazza del Comune e Chiesa di Sant’Andrea.. Sono pochissime le tracce della civiltà romana, e si confondono con quelle della vita posteriore gotica e longobarda. Gli itinerari dell' epoca imperiale, restando Orvieto marginale rispetto le grandi vie dell' Impero, non la citano; la città restava così fuori dai movimenti politici ed economici Nel VI secolo quando Belisario e Narsete, generali degli Imperatori di Bisanzio, tentarono ed in parte ottennero la riconquista delle provincie italiche usurpate dai Goti, Procopio di Cesarea , storico di quell' impresa, chiama Orvieto Ourbìbentos. Così descrive Orvieto lo storico bizantino:
Dal suolo si eleva solitario un colle per di sopra spianato, unito, per di sotto a picco. Delle rupi eguali in altezza formano come una cerchia intorno al colle, non del tutto prossime, ma distanti circa un tiro di pietra. Su quella collina gli antichi costruirono la città, senza cingerla di mura nè fornirla di altra difesa, perché parve loro fosse quel luogo per sua natura inespugnabile. Infatti a quella mena una sola strada fra le rupi, la quale custodita che sia, non hanno gli abitanti da temere da altra parte assalto di nemici. Poiché all' infuori di quello spazio dove, come dicemmo, la natura stessa costruì un ingresso della città tutto, quanto trovasi fra la collina e le rupi testè rammentate, è occupato da un fiume grande e intransitabile; perciò quell' ingresso fu anticamente dai romani fornito di certo muro poco esteso, nel quale è una porta.
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