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Premio Giornalistico "Luigi Barzini"




   

Premio Barzini 2010 a Roberto Saviano 


Saviano, in un Palazzo del Popolo gremito all'inverosimile,

ha raccontato la sua esperienza civile e umana.

 

ROBERTO SAVIANO vincitore della XXI^ Edizione del Premio Luigi Barzini all’Inviato Speciale per “la forza di un lavoro di inviato nella verità, la dedizione comunitaria di un’esperienza, la coerenza sofferta e indomita di un’esperienza civilmente intellettuale e umana”.
• Roberto Saviano: “ci tengo a questo premio non solo per la Città di Orvieto, ma perché Barzini narratore e giornalista è stato presente nella mia formazione. Se io esisto è perché ci sono stati questi esempi. Dedico il premio ai miei nemici”.

Per il ventunesimo anno, si è rinnovato oggi al Palazzo del Popolo di Orvieto il Premio Giornalistico Luigi Barzini all’inviato Speciale, un appuntamento che da anni ormai richiama i nomi più prestigiosi del giornalismo, puntando l’attenzione su una professionalità storica in continuo divenire. Premiando Roberto Saviano, il Barzini si è spostato quest’anno sul valore della verità. Perché l’informazione è un diritto di tutti. Ma è anche il dovere che qualcuno sente di assumere nei confronti della collettività. L’impegno a guardare dove non si guarda, a dire quello che non si dice, ad alzare il velo che può nascondere l’ingiustizia, la violenza, le distorsioni privatistiche del pubblico, le trame occulte dei poteri, le connivenze impensabili.

In una sala dei Quattrocento gremita fino all’inverosimile e soprattutto da tanti, tantissimi giovani,. la cerimonia si è aperta con l’Orazione Civile di Milena Gabanelli, vincitrice dell’edizione 2009 artefice lucida e determinata di “Report”. Un’orazione civile la sua, incentrata sulla ricerca della verità a costo di “rompere le scatole” e sullo stato dell’informazione oggi. 
Quindi, Lilli Gruber ha intervistato Roberto Saviano, inviato speciale nel grumo in espansione della organizzazione criminale e del consenso che produce e, insieme, la alimenta. Un lungo fluire di riflessioni sulle forti contraddizioni del sistema dell’informazione intorno al potere, in cui Saviano ha testimoniato la sua “ossessione” per la verità e il suo sogno di un Paese in cui le parti politiche possano essere sì lontane su tutto, ma unite nella verità. Saviano ha parlato delle accuse che fanno male e che tendono continuamente a delegittimare e ad impaurire. Ha parlato di Falcone e Borsellino, dell’attuale lotta alla mafia, del voto di scambio a cui si arriva perché la politica viene svuotata di valore e del clima che oggi vive l’Italia. Un clima come quello del 1992 in cui le Procure tornano a ricevere segnali chiari tipici del dialogo che le organizzazioni criminali hanno con le istituzioni. Ha parlato della cultura che muove le coscienze e quindi della speranza nelle “nuove generazioni affamate di profondità”.
Il Premio Barzini 2010 è stato dedicato, come ha dichiarato anche Ludina Barzini alla difesa della libertà di stampa e dell’informazione perché “siamo tutti testimoni dell’aspra battaglia sul diritto di informazione che passa sotto il nome di legge sulle intercettazioni, una legge bavaglio. Il Premio Barzini è una adesione a favore di una informazione libera perché i cittadini onesti hanno il diritto di sapere e i giornali il dovere di informare. Il Premio Barzini sta dalla parte di chi denuncia e smaschera la malavita della criminalità”.
E sul disegno di legge sulle intercettazioni Saviano ha detto che se dovesse passare sarebbe un favore alla criminalità. “Si sta perdendo una grande occasione perché le regole servono ma non devono essere calate dall’alto bensì essere il frutto di un lavoro propositivo degli operatori, dai magistrati alla forze dell’ordine. Questa legge prospetta la dilatazione dei tempi di pubblicazione. A questo regola disobbediremo perché è evidente che questa è una legge mediatica e che i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità non in un tempo differito rispetto ai processi”.
Un breve spazio Saviano lo ha concesso alla curiosità del suo pubblico anticipando che sta lavorando ad un nuovo racconto sulla criminalità internazionale che avrà l’Italia come punto secante.
La cerimonia si è conclusa con la consegna del Premio istituito nel 1990 e organizzato dal Comune di Orvieto e dal Corriere della Sera con il coordinamento di Ludina Barzini e Guido Barlozzetti. Premio che gode della Targa d’Argento del Presidente della Repubblica, del  patrocinio di Regione Umbria e Provincia di Terni e del sostegno di Terna, Fondazione Corriere della Sera e della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.
La Giuria composta da Giulio Anselmi, Rodolfo Brancoli, Mimmo Candito, Milena Gabanelli, Paolo Granzotto, Alberto La Volpe, Arrigo Levi, Miriam Mafai, Monica Maggioni, Stefano Malatesta, Ettore Mo, Piero Ostellino, Federico Rampini, Guido Rampoldi, Paolo Rumiz, Barbara Spinelli, Gian Antonio Stella, Ugo Tramballi, Bernardo Valli, Franco Venturini, Demetrio Volcic ha attribuito il riconoscimento a Roberto Saviano, per il suo impegno civile di documentata e personale testimonianza, in particolare sul fenomeno della camorra, raccontata nella sua complessità terribile, nella sua quotidianità e nell’intreccio perverso di economia e società.
Ecco la motivazione:
“La parola che continua a essere gridata contro il silenzio dietro al quale vorrebbero proteggersi il crimine, lo sfruttamento e la sopraffazione. La parola che, contro la paura, gli interessi e le convenienze, racconta della verità scomoda e inconfessabile delle cose. La parola che esce da sé si apre agli altri e cerca la condivisione e la consapevolezza che dovrebbero fondare il circuito democratico di una società.
Roberto Saviano continua a svolgere la missione di inviato speciale nel cuore del Sistema e alza il velo sull’organizzazione del malaffare, sui rituali efferati con cui prolifera e si riproduce, sull’immagine seducente e disumana che alimenta di sé, sui miti con cui si rappresenta e si propone a modello di vita, sul delitto come strumento di potere e di sopravvivenza e sulle complici trasversalità, sull’impero economico e il sogno di dominio. Usa se stesso, quello che ha conosciuto e vissuto, per rompere l’involucro delle connivenze, dell’indifferenza e dell’omertà, e per rovesciare sugli altri la verità di un’esperienza che si è fatta corpo, emozione, conoscenza. Da ‘Gomorra’ a ‘La bellezza e l’inferno’.
Saviano non cessa di raccontare e documentare, continua a intessere una storia che sposta subito la letteratura nell’inchiesta e fa percepire il bordo incandescente e inconciliato della realtà. E, intanto, cambia anche di livello. Non un semplice testimone, uno sguardo separato delle cose, un’analista freddo. Il coraggio che gli ha permesso un’esplorazione eccezionale lo fa assurgere a figura emblematica e riferimento collettivo non solo di una rivelazione, ma di una decisione che si assume il rischio di una scelta di campo e la costrizione a viverla nella sua irriducibile singolarità. In un sentiero stretto e pericoloso, fra i boss e le famiglie, sotto la lente potente e però anche ambigua dei media, con la solidarietà di tanti, il sospetto o addirittura l’accusa si promuovere il Sistema.
Conferendogli all’unanimità il Premio Luigi Barzini all’inviato speciale, la Giuria riconosce la forza di un lavoro di inviato nella verità, la dedizione comunitaria di un’esperienza, la coerenza sofferta e indomita di un’esperienza civilmente intellettuale e umana”.
Nel ricevere il Premio dal Sindaco Antonio Concina e dal rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto Francesco Della Ciana, Roberto Saviano ha detto: “ci tengo a questo premio non solo per la Città di Orvieto, ma perché Barzini narratore e giornalista è stato presente nella mia formazione. Se io esisto è perché ci sono stati questi esempi. Dedico il premio ai miei nemici”.

 


 


 








 
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