UMBRIA JAZZ WINTER #14 Dal 28 dicembre al 1° gennaio, cinque giorni di musica di qualità con il valore aggiunto di una ambientazione unica: il centro storico di Orvieto una delle più belle e suggestive città umbre, dove convivono arte e tradizioni di buona cucina e dove anche l’ospitalità costituisce un tratto distintivo dell’identità degli orvietani. La formula del festival invernale risale già alla prima edizione e si è consolidata, con sostanziale conferma e progressivi aggiustamenti, nel corso delle tredici edizioni passate. Orvieto in questi cinque giorni propone musica ad ogni ora del giorno fino a tarda notte, ed il centro storico si anima di un pubblico festoso e appassionato. Del resto è il connubio virtuoso tra cultura e turismo che caratterizza Umbria Jazz e ne fa un esempio praticamente unico nel pur affollato scenario delle grandi manifestazioni italiane. La peculiarità dell’edizione invernale sta in due appuntamenti centrali del programma: i cenoni di fine anno per salutare l’addio al 2006 e l’arrivo del 2007 (con concerto in piazza dopo la mezzanotte) ed il concerto della pace con i cantanti di gospel nel celebre Duomo il pomeriggio di Capodanno. Il resto è da cercare nei concerti serali sul palcoscenico dello storico Teatro Mancinelli ed in quelli “round midnight”, nei jazz lunch e jazz dinner (la cucina e i vini di Orvieto a braccetto con la musica), negli appuntamenti pomeridiani nelle sale di Palazzo del Popolo, o la mattina, tra le opere del Museo dedicato a Emilio Greco. Molti i concerti gratuiti, con la formula della consumazione obbligatoria, tutti collocati nello spazio di Palazzo dei Sette che ospita anche il meeting point del Festival. Qui si suona non stop dalla tarda mattinata fino alle ore piccole (e anche oltre). E naturalmente, non manca la marching band che percorre in parata due volte al giorno le vie del centro storico. Artisticamente parlando, Umbria Jazz Winter , come ormai è noto, si fonda su scelte artistiche che, pur respingendo la tentazione dell’elitarismo per vocazione (non é questa Umbria Jazz!) strizzano comunque l’occhio ad un pubblico più esigente. Senza dimenticare però che il particolare periodo dell’anno in cui si svolge il Festival - cioè le feste di Natale e Capodanno - ha diritti da far valere. Accanto ai concerti per amanti della buona musica e conoscitori del jazz, quindi, sono in cartellone appuntamenti più “leggeri” e di più facile fruizione, dedicati anche a spettatori non particolarmente versati nel linguaggio della musica afro-americana. UMBRIA JAZZ WINTER#14 non fa eccezione, ed il programma allestito dal direttore artistico, Carlo Pagnotta, presenta un variegato scenario di generi ed espressioni musicali, con il solo comune denominatore della qualità.
Umbria Jazz Winter 2006: il jazz e la canzone d’autore, ma in cartellone anche soul, blues, funky, gospel, zydeco cambia la musica, non la qualità. · Il programma della 14^ edizione. · E’ tutto italiano il “Progetto per Sauro”, in memoria di Sauro Peducci. Il programma di Umbria Jazz Winter#14 si caratterizza per due proposte all’insegna dell’incontro tra jazz e canzone d’autore. Per decenni questa “commistione” ha espresso il meglio di sé nella tradizione americana, di cui gli standards, i temi sempreverdi che tutti, cantanti o solisti, hanno affrontato, sono la più tipica espressione. Da un po’ i musicisti jazz italiani hanno riscoperto l’enorme patrimonio nazionale, dall’opera lirica alle canzoni di De Andrè o Battisti, spesso con risultati artistici notevolissimi. A Orvieto è di scena, in due concerti, Sergio Cammariere, songwriter espressivo e sofisticato e abilissimo pianista, che ha la mano felice nella composizione di temi dai forti aromi jazz. Con lui il trombettista Fabrizio Bosso, che a questo clima contribuisce con un suono lirico e swing, e, ospite d’onore, Alex Britti, uno dei personaggi più popolari delle ultime leve della canzone italiana, ma anche grande chitarrista. L’altra proposta si intitola “Uomini in frac” ed è ovviamente dedicata al songbook di Domenico Modugno, il primo vero “cantautore” italiano, al quale si devono motivi, tra cui quello che dà il titolo allo spettacolo, famosi in tutto il mondo. Le voci sono quelle di Peppe Servillo e Giovanni Lindo Ferretti, e tra i musicisti troviamo Danilo Rea al piano, Javier Girotto al sax e Gianluca Petrella al trombone. Omaggio di Umbria Jazz ad un musicista italiano di assoluta levatura internazionale. A Paolo Fresu Orvieto dedica un piccolo ma articolato progetto che permette di cogliere almeno alcuni dei tratti artistici di una identità complessa e sfaccettata. E’ una vetrina che in passato il Festival ha riservato solo ad artisti importanti. 2-3-4: Fresu viene presentato in tre formule diverse: il duo con il pianista americano Uri Caine (ascoltabile su Blue Note), il trio PAF (con Antonello Salis e il contrabbassista Furio di Castri), e il Devil Quartet, ironicamente successore dell’Angel Quartet di qualche anno fa. Come accade da qualche anno, è il jazz italiano, che vive un periodo di straordinaria creatività, a costituire il cuore del programma. Molti di questi musicisti sono ascoltabili più volte, magari in situazioni diverse. Sono di scena il trio “scandinavo” di Stefano Bollani, il musicista italiano che oggi gode di una meritatissima popolarità e che Umbria Jazz segue dagli inizi della carriera - di recente ha avuto l’onore di un disco di solo piano per la Ecm - ed il trio di Renato Sellani con ospite speciale il sax di Gianni Basso: in quest’ultimo caso, due veri “senatori” del jazz italiano, autentici pezzi di storia con alle spalle carriere pluridecennali. Italianissima è anche Roberta Gambarini, che però si è creata una reputazione di brillante cantante in America. La scorsa estate Umbria Jazz l’ha presentata al teatro Morlacchi addirittura come ospite del trio del veterano pianista Hank Jones. Tutto italiano è infine il “Progetto per Sauro”, che si svolge tutti i giorni al museo Emilio Greco in memoria di Sauro Peducci, uno dei membri dell’Associazione Umbria Jazz scomparso quest’anno: in diverse formule si potranno ascoltare Danilo Rea, Renato Sellani, Enzo Pietropaoli, Giovanni Tommaso, Daniele Scannapieco, Massimo Manzi. Il jazz internazionale nella sua più consolidata ortodossia in questa edizione invernale è rappresentato dalle band di due musicisti (entrambi “resident artists” ascoltabili tutti i giorni, entrambi trombettisti) tra i più amati dal pubblico, Lew Soloff e Roy Hargrove. che da qualche tempo si sta dividendo tra il progetto funky RH Factor e il più tradizionale quintetto acustico, sarà a Orvieto proprio con quest’ultima formula. Soloff, più volte presente a Umbria Jazz come colonna delle orchestre di Gil Evans e Carla Bley, sarà alla guida di un quartetto in cui spicca il vibrafonista Joe Locke, che a Orvieto, qualche edizione di Umbria Jazz Winter fa, fu protagonista di un insolito incontro con il guru del free jazz, Cecil Taylor. Il programma dedicato alla musica popolare Nera nelle sue più diverse espressioni, tutte comunque lontane dal purismo jazz, comprende soul, gospel, funky, zydeco. Esordisce al festival la bella voce di Toni Green accompagnata dalla Austin DeLone R&B band, una cantante che si iscrive nella migliore tradizione soul di Memphis (ha lavorato anche con Isaac Hayes e i Temptations), mentre è molto noto al pubblico umbro Dr. Charles G. Hayes, pastore e leader di uno dei cori più accreditati del movimento gospel di Chicago. All’esordio a Orvieto anche Dwayne Dopsie con gli Zydeco Hellraisers. Dwayne suona la fisarmonica e suona il genere più popolare del folk della Louisiana, nel solco di una vocazione familiare: tutti in Umbria conoscono Rockin’ Dopsie, Jr., suo fratello, ospite fisso del festival e anche lui maestro dello zydeco. Al funky latino di New York si rifanno Yerba Buena ed il violinista Alfredo de la Fè, virtuoso di uno strumento insolito per questo genere di musica ma che De la Fè riesce a “piegare” alle esigenze di uno scatenato mix di salsa e funky. Italianissimi sono invece i Good Fellas, una gigiona band (detta anche The Gangsters of Swing) che ricicla con umorismo swing e jive, buona per divertirsi e ballare. Come tradizione del Festival, anche Umbria Jazz Winter#14 comprende due quotidiane esibizioni della marching band per le vie del centro storico: questa volta, nessuna orchestra di New Orleans, ma i sempre più popolari Funk Off, che interpretano a modo loro questa formula della street band con grande senso dello spettacolo ed una originale evoluzione artistica che rivitalizza un genere vecchio di un secolo. Tutti i giorni, al Palazzo dei Sette MEETING POINT, Bar, Snacks, Enoteca, ma soprattutto musica, jazz e non solo con Ken Peplowski Sextet, K.J. Denhert, Chip Wilson, The Good Fellas, Joel Frahm quartet con Daniele Scannapieco e Max Ionata. La formula è quella dell’ingresso gratuito con consumazione obbligatoria. Ci sarà anche, alla Sala del Carmine, una mostra d’arte dal titolo “Into the Maelstrom Variazioni cromatiche”, di Franca Bernardi, Paolo Gobbi, Massimo Luccioli, Rita Mele, Teresa Pollidori, a cura di Loredana Rea per lo Studio Arte Fuori Centro. Infine, un progetto speciale dedicato ad un grandissimo personaggio della storia del jazz, fondamentale per la sua evoluzione, ma di cui oggi si parla poco, il pianista Lennie Tristano. “LENNIE TRISTANO GURU BIANCO DEL JAZZ” è il titolo di una conferenza/concerto di Franco Fayenz e Gerardo Iacoucci, in cui sarà presentato il libro dello stesso Fayenz e di Riccardo Brazzale “Lennie Tristano un mito, un maestro, quasi un santone”. A Tristano sarà poi dedicata “Suite for Lennie”, tutti i giorni concerto multimediale con Gerardo Iacoucci, pianoforte, e Stefano Cantarino, basso, con interventi visivi di Massimo Achilli. UMBRIA JAZZ WINTER 2006: i luoghi simbolo di Orvieto sono lo scenario di grande suggestione e della magia della musica jazz. UMBRIA JAZZ WINTER non sarebbe la stessa cosa se anche ad Orvieto, come a Perugia per l’edizione estiva, non si realizzasse quella miracolosa simbiosi fra la musica e la suggestione dei meravigliosi scenari storici, architettonici e ambientali di cui è ricca l’Umbria. Orvieto fu città etrusca di grande importanza, fu annientata dai Romani, fu libero e orgoglioso Comune nel Medio Evo. Fu sede papale, e ospitò permanentemente ben trentatré pontefici. Oggi, Orvieto conserva, come stratificate nel tempo e concentrate nel suo centro storico, le testimonianze di un passato illustre. Visitarla è un po’ come fare un piccolo viaggio a ritroso nella storia. · UMBRIA JAZZ WINTER può usare per i suoi spettacoli i seguenti spazi. Il DUOMO uno dei monumenti più importanti dell’arte italiana, la cui costruzione iniziò nel 1290 con Papà Nicolò IV e continuò nei secoli XIV e XV con l’opera di grandi artisti: dalla facciata del Maitani agli affreschi del Beato Angelico, del Signorelli, del Pinturicchio e di Gentile da Fabriano all’interno. Il TEATRO MANCINELLI che fu inaugurato nel 1886 e costruito su progetto dell’architetto Virginio Fracassini e Pietro Angelini. Del Fracassini è anche il sipario, che rappresenta Belisario che libera Orvieto dai Goti. L’intero complesso teatrale è di grande interesse artistico e architettonico. Del PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO non si conosce bene la data di fondazione, né il nome del progettista che lo disegnò. Si sa invece che l’istituzione del Capitano del Popolo risale al 1250 e che il Comune orvietano fu tra i primi ad affiancarne la figura a quella del Podestà. I primi rappresentanti del Popolo vi tennero la prima riunione del 1284. Il PALAZZO DEI SETTE fu costruito nel XIII secolo. Appartenne in origine ad alcune famiglie patrizie, per poi passare al Comune che ne fece la sede dei Signori Sette, una delle magistrature più importanti della città. Fu poi dimora della Santa Sede, per ritornare al Comune come residenza dei Governatori. Fu sede dei delegati Apostolici. Al Palazzo dei Sette si affianca la pregevolissima Torre del Papa o Torre Civica, oggi Torre del Moro. Il MUSEO EMILIO GRECO, inaugurato dieci anni fa, è situato al piano terreno del Palazzo Soliano. Il museo ospita le opere che l’artista ha donato alla Città di Orvieto e una biblioteca d’arte. La costruzione del Palazzo fu probabilmente iniziata da Papa Urbano IV durante il suo breve pontificato, verso la metà del Duecento, e fu proseguita da Martino IV. Con il trasferimento dei Papi ad Avignone, l’edificio, dalla bella e monumentale architettura gotica, rimase incompiuto. Il RISTORANTE AL SAN FRANCESCO è situato in un complesso che ospitò un convento francescano del 1200. Qui si svolgono i concerti di mezzanotte e i Jazz lunch e dinner. Nella parte estrema del quartiere medievale, nel cuore dell’omonima piazza, Il RISTORANTE AL SAN GIOVENALE si presenta agli occhi del visitatore come struttura unica al mondo. L’architettura contemporanea del corpo centrale è in netto contrasto con le pareti di tufo risalenti al XIII secolo. Il non colore lascia spazio all’immaginazione e la purezza delle linee rilassa lo sguardo. La verticalità dei tre piani open space regala una splendida visione d’insieme e un’imponente vetrata fonde armonicamente interno ed esterno. La SALA DEL CARMINE é una ex chiesa del 1300 facente parte del più vasto complesso del Carmine che comprendeva anche un convento, la chiesa, ubicata nel centro storico di Orvieto e di proprietà comunale, è stata ristrutturata diversi anni fa dalla Soprintendenza ai Beni Monumentali dell’Umbria ed è diventata spazio polifunzionale per Teatro, Danza, Musica, Arti Multimediali e Visive. E’ anche la sede operativa del Laboratorio Teatro Orvieto. Umbria Jazz Winter 2006: workshop con Stefano Bollani. Per il secondo anno consecutivo e dopo il successo dell’esperienza del 2005, durante lo svolgimento di Umbria Jazz Winter, si terrà un workshop a cura di Orvieto Centro Musica in collaborazione con l’Associazione Musicale Luigi Mancinelli e Umbria Jazz Clinics che si terrà il 30 dicembre alle ore 16,00 presso il Museo Emilio Greco con il musicista Stefano Bollani. Orvieto Centro Musica si occupa della diffusione della cultura musicale tra i giovani e non solo attraverso la promozione integrale della persona. Per informazioni: 0763 393127 www.orvietocentromusica.it vedi anche www.umbriajazz.com
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